Inquinamento, bomba ecologica nel nord-est

Inquinamento
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L’inquinamento non conosce confini visto che tra le regioni maggiormente colpite troviamo la Lombardia e il Veneto. In questi territori ci sono delle vere e proprie bombe ecologiche composte da rifiuti radioattivi smistati in modo criminale. È il cuore evoluto e produttivo del Paese a correre il maggiore rischio radioattivo. Nella zona del bresciano e nel Veneto sono state fuse in fonderie e acciaierie fonti di Cesio 137, Radio 226, Cobalto 60 che arrivano il più delle volte dall’Est Europa, fatte arrivare in Italia nascosti in involucri di piombo dentro a camion di rottami. Una volta finiti nei forni hanno contaminato gli impianti di abbattimento fumi, le polveri, i lingotti di acciaio e di alluminio. L’ultimo allarme inquinamento in ordine di tempo è avvenuto all’inizio del mese di Agosto presso le acciaierie Iro di Odolo in Valsabbia.

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Sono più di 86mila tonnellate quelle presenti nel territorio bresciano, in aziende o discariche realizzate senza nessun controllo, non a caso i veleni hanno contaminato la falda sottostante come è avvenuto nel caso della discarica Metalli Capra di Capriano del Colle. Questa è la più grande discarica radioattiva italiana con 82.500 tonnellate di scorie al Cesio 137 che si trovano all’interno di un parco agricolo regionale dove ci sono anche dei vigneti. Un’altra discarica la si può trovare nei pressi di Brescia e sempre all’interno di un parco urbano, l’ex Cagimetal con 1800 tonnellate di scorie sempre contenenti Cesio 137.

Inquinamento e misure inadeguate

Per cercare di mettere una pezza, la prefettura di Brescia ha costruito dei bunker in cemento armato dove stoccare polveri e tondini per i prossimi due secoli che è il tempo di decadimento del Cesio 137. I bunker sono stati realizzati presso l’Alfa Acciai di Brescia dove nel 1997 venne fuso del rottame proveniente dalla Cecoslovacchia, contenente Cobalto 60 e Cesio 137. All’interno di questo bunker si trovano più di 500 tonnellate di materiale contaminato alla quale si sono aggiunte le scorie di un altro incidente che accadde nel 2011. Il secondo bunker è stato realizzato nel 2013 a Lumezzane, alla ex Rivadossi Metalli, dove si può trovare un bunker di 800mq che contiene sei container con 140 sacchi di materiale radioattivo fuso in un incidente avvenuto nel 2008.

Un altro bunker si può trovare in Valtrompia, datato 2016, nelle Acciaierie Venete di Sarezzo dove sono stati fusi e rottamati prodotti arrivati dal Mar Caspio e dall’Ucraina. L’allarme lo diede la popolazione, anzi a dirla tutta fu una ditta di Ponte Nossa nella bergamasca che aveva ritirato le polveri di abbattimento fumi. I primi controlli fecero suonare gli impianti radiometrici all’impazzata tanto da mettere il carico sottosequestro per poi rispedirlo in Valtrompia.

All’acciaieria Iro di Dolo è avvenuto un altro incidente all’inizio di Agosto. Nel forno è finita una fonte di Cesio 137 avvolta nel piombo, procedura che impedisce ai rilevatori radiometrici di individuare una fonte radioattiva. Sono ancora 370 le tonnellate di scorie radioattive che devono essere messe in sicurezza e che si trovano dentro la fonderia Premoli a Rovello Porro nella zona di Como, si trovano lì dagli anni ’90 quando venne fusa una parte del rottame proveniente dall’Est Europa. Ciò avvenne con l’avallo delle amministrazioni locali che per anni si sono limitate a rassicurare la popolazione dicendo che non era il caso di far scattare un allarme inquinamento e che una contaminazione sarebbe stata difficile. L’Arpa Lombardia invece parla di cumuli velenosi conservati in pessimo stato, vicini alle abitazioni e al torrente Lura che in caso di un’esondazione darebbe luogo ad una catastrofe inimmaginabile.

Eppure gli italiani pagano la messa in sicurezza delle scorie radioattive con accise presenti nella bolletta della luce. Lo Stato sino ad oggi ha riservato 3,7 miliardi di euro alla gestione e allo smaltimento delle quattro ex centrali nucleari, dei cinque reattori di ricerca e dei quattro impianti sperimentali che hanno un potere radioattivo 40mila volte superiore ai siti di bassa radioattività. Dopo quasi vent’anni lo smantellamento non è arrivato nemmeno a metà e in giro per il nord produttivo si possono trovare delle autentiche bombe ecologiche.

di Sebastiano Lo Monaco

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