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Inquinamento in Italia: 30mila morti l’anno

Redazione on 3 aprile 2018 - 05:56 in Europa, Primo Piano

Le nostre città per le fasce più deboli della popolazione (bambini, asmatici e anziani) si stanno trasformando sempre più in trappole mortali a causa di inquinamento. A confermare il pessimo stato di salute dell’aria in Italia ci pensa il Ministero della Salute che rende noti i dati del progetto CCM VIIAS (Valutazione Integrata dell’Impatto dell’Inquinamento atmosferico sull’Ambiente e sulla Salute), finanziato dal Centro Controllo Malattie (CCM) del Ministero della Salute e coordinato dal Dipartimento di Epidemiologia del Servizio Sanitario Regionale del Lazio, con la collaborazione di università e centri di ricerca.

Allarmanti le cifre che vengono fuori dallo studio: l’inquinamento dell’aria miete trentamila vittime l’anno, il 7% delle mortalità totale. Ad essere più colpito è il Nord (per il 65% del totale). Alla Lombardia spetta la maglia nera con il più alto tasso di mortalità attribuita al Pm2,5 ben 164 decessi ogni 100mila residenti. Il tasso è destinato a salire se si considera solo la provincia di Milano, 268 con 5.687 decessi. Seguono L’Emilia Romagna e Il Veneto. Se poi allarghiamo l’orizzonte e andiamo a vedere i numeri a livello mondiale, quest’ultimi sono ancora più impressionanti: 3,7 milioni i decessi imputabili all’esposizione all’inquinamento dell’aria. Secondo l’Oms, l’inquinamento dell’aria “costituisce, a livello mondiale, il rischio più grave in materia di salubrità dell’ambiente”.

Quei numeri che fanno paura

Ma i numeri che sorprendono non sono finiti, infatti lo studio italiano mette in evidenza come l’inquinamento accorci la vita di ciascun italiano di 10 mesi: 14 per chi vive al Nord, 6,6 per chi abita al Centro e 5,7 per chi vive al Sud e nelle isole. I centri urbani congestionati dal traffico e le aree industriali restano le zone più colpite. Ne emerge che il 29% della popolazione italiana vive in luoghi dove la concentrazione degli inquinanti è costantemente sopra la soglia di legge. Lo studio non si limita a fotografare lo stato di salute delle nostre città in termini di qualità dell’aria, ma pone l’accento sulla necessità di cambiare verso, con politiche mirate a ridurre il più possibile l’emissione in atmosfera di sostanze inquinanti, per cercare di  limitare i danni agli uomini e all’ambiente. Eppure, come lo stesso documento afferma, basterebbe rispettare i limiti di legge in materia di inquinamento e avremmo un risparmio di 11mila morti l’anno. Insomma, un guadagno in termini di vite umane non indifferente. Il progetto VIIAS ha infine delineato da qui al 2020 due possibili scenari:

– il primo ipotizza la completa adesione in tutta Italia ai limiti previsti dalla normativa  nazionale e europea;

– il secondo prevede una riduzione complessiva del 20% delle concentrazioni di inquinanti su tutto il territorio.

Qualora si realizzasse anche solo uno dei due scenari, non è difficile immaginare che avremmo raggiunto un ottimo risultato. Va infatti ricordato come purtroppo in materia di ambiente gli Stati spesso abbiano firmato accordi per la riduzione dell’inquinamento poi rimasti tali solo sulla carta senza mai tradursi in azioni concrete. Tra l’altro da qualche giorno è stata varata dal Governo la legge sugli ecoreati, quella che ha introdotto la fattispecie di “inquinamento ambientale” e “disastro ambientale” nel nostro codice penale. Una legge che ha sollevato molte perplessità fra magistrati che si occupano di questi temi, una parte del mondo ambientalista e il partito dei Verdi italiani. Un intervento legislativo da tempo atteso, ma che lascia l’amaro in bocca a quanti auspicavano evidentemente leggi più chiare e severe. E’ indubbio, che una maggiore sensibilità da parte dei Governi permetterebbe di salvare molte vite e ridurre drasticamente i danni.

di Adelaide Conti

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