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Caso Cucchi: crolla muro di omertà, carabiniere ammette pestaggio

Redazione on 12 ottobre 2018 - 02:34 in Attualità, Primo Piano

Il Caso Cucchi subisce una svolta improvvisa e la data dell’11 Ottobre 2018 sarà ricordata come quella che cambia il corso della triste storia di Stefano Cucchi. Uno dei cinque carabinieri imputati ammette al processo che quella notte vi fu pestaggio e a compierlo furono due dei suoi colleghi anch’essi imputati nel processo.

caso cucchi

Il Colpo di scena avviene all’inizio dell’udienza che vede imputati cinque carabinieri che quella notte ebbero nelle loro mani Stefano Cucchi; Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, si lascia andare ad un’affermazione che segna la giornata: “Crolla il muro di omertà” e saranno in tanti a dover chiedere scusa alla famiglia Cucchi, in primis i politicanti che su questa vicenda hanno aperto bocca senza sapere mai con certezza come fossero andate le cose.

E’ il carabiniere Francesco Tedesco ad accusare i suoi colleghi Raffaele D’Alessandro e Alessio Di Bernardo come gli autori del pestaggio ai danni di Stefano Cucchi; certo c’è da chiedersi come mai Tedesco trovi solo adesso il coraggio di denunciare quanto accadde quella infausta notte; c’è da chiedersi se sia stato il film “Sulla mia Pelle” a smuovere la coscienza del militare e se anche lui, come Casamassima abbia subito minacce degne di un’associazione mafiosa che lo abbiano fatto desistere dal raccontare come sono andate le cose. Dalle dichiarazioni appare chiaro l’intento intimidatorio del maresciallo Mandolini: “Prima di essere sentito dal Pm, il maresciallo Mandolini aveva un modo di fare che non mi lasciava per nulla tranquillo, anche se non arrivò alla minaccia esplicita capii che non potevo dire la verità e fu lo stesso Mandolini a dirmi di non preoccuparmi e che avrebbe pensato a tutto lui”.

Il Pm Musarò ha presentato una nota integrativa di indagine dopo che Francesco Tedesco in una denuncia ha ricostruito quanto accadde quella notte, chiamando in causa due dei cinque militari imputati per il pestaggio ai danni di Stefano Cucchi, ma ad incrementare il mistero vi è anche la vicenda dell’annotazione di servizio in cui Tedesco riferiva quanto accaduto, ma di questa nota non vi è più traccia a dimostrazione del muro di omertà che è stato costruito sulla morte del geometra romano.

Caso Cucchi: i militari sotto processo

Sotto processo si trovano i seguenti militari dell’arma: Alessio Di Bernardo, Raffaele D’Alessandro, Francesco Tedesco tutti imputati di omicidio preterintenzionale e abuso d’autorità; Roberto Mandolini accusato di calunnia e falso e Vincenzo Nicolardi di calunnia.

Tedesco ha ricostruito i fatti di quella notte chiamando in causa gli altri carabinieri imputati: Mandolini che fu informato dallo stesso Tedesco, D’Alessandro e Di Bernardo come gli autori materiali del pestaggio; “Fu un’azione combinata, racconta il carabiniere, Cucchi prima iniziò a perdere l’equilibrio per il calcio di D’Alessandro poi ci fu la violenta spinta di Di Bernardo che gli fece perdere l’equilibrio provocandone una violenta caduta sul bacino. Anche la successiva botta alla testa fu violenta, ricordo di avere sentito il rumore”. Il pestaggio sarebbe avvenuto nei locali della compagnia Roma Casilina: “Cucchi e Di Bernardo ricominciarono a discutere e iniziarono a insultarsi, per cui Di Bernardo si voltò e colpì Cucchi con un schiaffo violento in pieno volto. Allora D’Alessandro diede un forte calcio a Cucchi con la punta del piede all’altezza dell’ano”. Poi la deposizione di Tedesco prosegue: “Nel frattempo io mi ero alzato e avevo detto: “Basta, finitela, che c.. fate, non vi permettete”.

Di Bernardo proseguì nell’azione spingendo con violenza Cucchi e provocandone una caduta in terra sul bacino, poi sbatté anche la testa. Fu un’azione combinata”. La testimonianza del carabiniere è ricca di dettagli: “Cucchi prima iniziò a perdere l’equilibrio per il calcio di D’Alessandro, poi ci fu la violenta spinta di Di Bernardo, in senso contrario, che gli fece perdere l’equilibrio provocando una violenta caduta sul bacino. Nel frattempo mi alzai, spinsi Di Bernardo ma prima che potessi intervenire, D’Alessandro colpì con un calcio in faccia Cucchi mentre era sdraiato in terra. Mi avvicinai a Stefano, lo aiutai ad alzarsi e gli chiesi come stesse, lui mi rispose ‘sto bene, io sono un pugile’ ma si vedeva che era stordito”. E ancora, prosegue la deposizione a verbale: “Dopo aver nuovamente diffidato Di Bernardo e D’Alessandro, dicendo loro di stare lontani da Cucchi, con il mio cellulare chiamai il maresciallo Mandolini e gli raccontai quello che era successo”.

“Durante il viaggio di ritorno in caserma io e Cucchi eravamo seduti nuovamente dietro – ha proseguito Tedesco – mi sembrava che gli animi si fossero calmati, Cucchi non diceva una parola e in quella occasione mi resi conto che era molto provato e sotto choc: aveva indossato il cappuccio, teneva il capo abbassato e non diceva una parola”.

Per il difensore di Tedesco, l’avvocato Pini, la giornata in cui il suo assistito ha testimoniato segna uno spartiacque non solo per l’indagine ma anche per l’arma dei carabinieri. Secondo l’avvocato negli atti dibattimentali si individua che il comportamento di Tedesco è stato improntato alla difesa dell’inerme Cucchi che è stato soccorso dallo stesso Tedesco, da segnalare anche la denuncia diretta al comandante della caserma scrivendo quella nota di servizio poi sparita.

Di importanza fondamentale è lo squarcio che si è aperto sull’omertà di stampo mafioso che ha contraddistinto il caso Cucchi. In ogni caso, che sia stato il film o un’improvvisa presa di coscienza oppure mero calcolo pensato dall’avvocato difensore di Tedesco, oggi si è avuta un’inattesa svolta su una delle tante morti misteriose per mano dello Stato.

di Sebastiano Lo Monaco

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