Alvin, un angelo nell’inferno di Al-Hol

Alvin
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Il servizio de “Le Iene” andato in onda giovedì sera sul piccolo Alvin ha scosso le coscienze di tanti. Alvin è un bimbo albanese di 11 anni, nato e cresciuto in Italia, portato via dalla madre (“affascinata” dall’Isis) in Siria all’età di sei anni senza il consenso del papà. Oggi si trova a vivere, o meglio, a sopravvivere, nel campo di prigionia di Al-Hol, nel nord della Siria (Kurdistan siriano). In questa prigione a cielo aperto gestita dalle milizie curde sono rinchiuse le donne dell’Isis, o presunte tali, e i rispettivi figli. Questo campo ha una popolazione di circa 70mila unità, la maggior parte sono bambini.

Grazie all’intervento de Le Iene e all’interessamento del Comitato internazionale della Croce Rossa, il padre di Alvin ha potuto rintracciare e riabbracciare il figlio. Una scena straziante, un mix tremendo tra gioia e dolore. Il piccolo angelo zoppica vistosamente a causa di una brutta ferita al piede provocata durante il bombardamento in cui è morta la madre. Oggi, la vita del piccolo Alvin si trova in serio pericolo. Infatti, nelle ultime settimane ha avuto inizio l’aggressione militare turca contro la regione settentrionale a maggioranza curda.

Purtroppo, nonostante le pressioni e l’interessamento de Le Iene, le false promesse del governo albanese hanno reso tutto vano. Infatti, Alvin non ha potuto seguire il padre in Italia. Il piccolo, avendo solo la cittadinanza albanese, senza un delegato del governo di Tirana non può lasciare la prigione a cielo aperto. Una storia atroce, una delle tante in Siria, dove l’umana pietà è stata calpestata dalle bande terroristiche sostenute dall’Occidente e dai loro alleati regionali. Non possiamo che sperare in un gesto di umanità da parte del governo albanese e dei nostri politici, con in testa il nostro ministro degli Esteri, Luigi Di Maio.

Sosteniamo la petizione per riportare a casa Alvin

Firma anche tu la petizione per riportare a casa il piccolo Alvin. Clicca qui.

di Giovanni Sorbello

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