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Soros fuori anche dalla Turchia

Redazione on 30 novembre 2018 - 01:56 in Attualità, Primo Piano

L’Open Society Foundation di George Soros dichiara che cesserà le operazioni in Turchia, pochi giorni dopo che il presidente Recep Tayyip Erdogan ha accusato il filantropo miliardario di cercare di dividere e distruggere le nazioni. La fondazione del filantropo criminalizzata anche in Russia e in Ungheria.

SorosL’organizzazione ha affermato che non è più possibile lavorare in Turchia dopo essere diventata l’obiettivo di “affermazioni infondate” nei media e di una rinnovata indagine da parte delle autorità turche sulle proteste di massa contro il governo di Erdogan cinque anni fa, “il ministero dell’Interno turco sta rinnovando i tentativi di dimostrare che la fondazione Soros era dietro le proteste del Gezi Park del 2013, una delle più grandi sfide politiche al governo di Erdogan da 15 anni”. La fondazione ha negato qualsiasi collegamento alle proteste.

La scorsa settimana Erdogan, parlando della detenzione di 13 attivisti e accademici accusati di sostenere i tentativi da parte dell’uomo d’affari e difensore dei diritti dei detenuti, ha denunciato Soros di far rivivere le proteste del Gezi Park. “La persona (Kavala) che ha finanziato i terroristi durante gli incidenti di Gezi è già in prigione”, ha dichiarato Erdogan a una riunione degli amministratori locali mercoledì scorso, affermando anche che dietro Osman Kavala c’è il famoso ebreo ungherese Soros, un uomo che assegna alle persone il compito di dividere le nazioni e frantumarle, investendo montagne di soldi.

Una delle 13 persone detenute il 16 novembre è Hakin Altinay, che ha contribuito a fondare l’Open Society Foundation in Turchia. Altri erano membri dello staff del centro di Anadolu Kultur di Kavala, che fa campagne per i diritti umani e la diversità culturale. Tutti i detenuti tranne uno sono stati successivamente rilasciati, ma non prima che l’Unione europea e gli Stati Uniti esprimessero preoccupazione per i loro casi. Gli alleati occidentali di Ankara hanno ripetutamente criticato l’arresto di decine di migliaia di persone dopo un fallito colpo di stato militare in Turchia nel luglio 2016.

Trasferimenti di denaro

Kavala, in detenzione da più di un anno, ha affermato lunedì in una dichiarazione pubblicata sul suo sito Web che sta ancora aspettando un’accusa precisa per poter provare che erano infondate le accuse secondo cui avrebbe diretto e finanziato le proteste di Gezi per rovesciare il governo.

Il giornale filo-governativo Sabah, citando i rapporti degli investigatori sulla criminalità finanziaria, ha riportato che l’Open Society Foundation ha effettuato trasferimenti finanziari all’organizzazione di Kavala per sostenere la diffusione delle proteste di Gezi a livello nazionale, parlando di trasferimento di quasi due milioni di lire tra agosto 2011 e aprile 2017. La fondazione, sostenendo di avere informato ogni anno le autorità turche  sulle istituzioni e sui progetti finanziati e autorizzati, ritiene che le nuove indagini rappresentino uno sforzo per collegare l’Open Society Foundation agli incidenti di Gezi nel 2013, sforzi non nuovi e al di fuori della realtà. La fondazione ha affermato che avrebbe richiesto la liquidazione legale e la liquidazione delle operazioni della società il prima possibile. “L’aumento delle affermazioni infondate e la speculazione sproporzionata nei media negli ultimi giorni ha reso impossibile per la fondazione continuare le sue operazioni”.

Soros, il finanziere e filantropo con sede negli Stati Uniti, e la sua Open Society Foundation sono stati presi di mira anche in Russia e in Ungheria. Il primo ministro ungherese Viktor Orban accusa Soros e le cause liberali che sostiene di cercare di minare la cultura cristiana dell’Europa promuovendo le migrazioni di massa, un’accusa che il finanziere nega. In Russia, la Duma ha messo al bando la fondazione di Soros accusata di ingerenze negli affari interni del Paese. Una volta che il divieto diverrà operativo, il personale delle Ong e delle associazione indesiderate dovrà lasciare il territorio russo, pena la condanna a mesi di reclusione.

di Cristina Amoroso

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