Palestina, l’Apartheid che la storia ignora

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In relazione alla situazione in Palestina o, più specificamente, ai rapporti tra palestinesi ed israeliani non è azzardato parlare di Apartheid. Negli anni Israele è riuscita a costruire un regime di segregazione razziale molto simile a quello sudafricano. Questo attraverso una serie di barriere tra le quali anche una fisica, tra la Cisgiordania e Israele, per isolare e discriminare i palestinesi nei territori occupati. Queste barriere discriminano la popolazione palestinese per quanto riguarda le tutele legali, la libertà di movimento, l’accesso al lavoro e alle risorse. Oggi i palestinesi non solo devono sopportare il peso di essere stati cacciati dalla propria terra, devono anche continuare a vivere come profughi, accontentarsi di vivere a Gaza in costante stato di guerra e assedio. Devono accettare l’erezione di un muro di discriminazione dove dall’altra parte vi sono i “più civili”, i “più democratici” israeliani.

Ogni giorno vengo arrestate decine e decine di giovani, adulti e bambini in Palestina, spesso senza nemmeno una precisa accusa. Molti di questi purtroppo sono minori che vengono arrestati nel bel mezzo della notte generalmente con l’accusa di lanciare pietre verso i militari israeliani presso gli insediamenti dei coloni. Così sempre più spesso i bambini palestinesi detenuti dall’esercito sionista sono soggetti a maltrattamenti sistematici che violano il diritto internazionale. A questi minori vengono bendati gli occhi e legate le mani con fascette di plastica, subiscono abusi fisici e verbali, e nei loro confronti vengono usati sistemi di detenzione dolorosi. Gli interrogatori si svolgono in assenza di un avvocato o di un familiare e avvengono sotto condizioni che costringono i minori alla confessione.

La prova principale per la condanna alla detenzione è spesso la sola confessione, cui segue la firma di documenti in lingua ebraica di difficile comprensione. La pena viene usualmente scontata fuori dalla Cisgiordania, con il trasferimento forzato dentro le prigioni in Israele. L’ultimo rapporto dell’Unicef stima che negli ultimi 10 anni oltre 7mila bambini di età compresa tra i 12 e i 17 anni sono stati arrestati e interrogati dall’esercito e dalla polizia israeliani in Cisgiordania. Ma non solo, ai palestinesi viene tolta l’acqua deliberatamente dagli israeliani. Nella zona di Gaza e in Cisgiordania è in corso da parte delle autorità israeliane e della società idrica statale israeliana Mekorot una sistematica e vergognosa discriminazione nell’accesso alle risorse idriche, tutto ciò unito ad un imponente furto di risorse. Così Israele oggi non solo occupa l’80% del territorio della Palestina storica, ma attraverso la Mekorot prende anche l’80% delle risorse idriche da quel 20% di terra rimasta ai Palestinesi.

Grazie a numerose proteste globali la società idrica israeliana ha perso possibili collaborazioni per esempio con Portogallo, Grecia, Argentina e Uruguay. Il successo delle campagne contro la Mekorot ha portato sempre più autorità pubbliche e società a rifiutare di collaborare e finanziare l’apartheid israeliano. Ma la realtà di apartheid non si limita solo a questo. Sui territori “conquistati” militarmente dagli israeliani dopo il 1967, vengono incentivati gli insediamenti dei coloni israeliani. Con questa politica israeliana i gruppi sionisti ed estremisti si installano nei punti più strategici del territorio palestinese, dove vi sono maggiori risorse. Alle proteste dei proprietari palestinesi i coloni rispondono con violenze o chiamano l’esercito. Così i coloni si insediano sulle terre palestinesi con il permesso del governo israeliano e crescono ad un ritmo altissimo.

Nei territori palestinesi occupati Israele ha anche installato alcune basi militari circondate da grandi misure di sicurezza. Le violenze, le discriminazioni e le estorsioni che è costretta a subire la popolazione palestinese, sono tutte testimonianze di una politica di apartheid, di discriminazione da parte di Israele che mira ad una sistematica pulizia etnica. Oggi se possono ancora esserci soluzioni, l’idea è quella di far conoscere meglio questa realtà di apartheid e di violenza e magari puntare ad applicare verso Israele le stesse logiche che costrinsero il Sud Africa ad abbandonare lo status di apartheid. La storica Palestina apparteneva ed appartiene ai Palestinesi siano essi musulmani, cristiani, drusi o altri, e Israele continua nel suo tentativo di voler cancellare questa verità, lo fa attraverso la colonizzazione, l’occupazione e la pulizia etnica.

Il popolo palestinese rimarrà sopraffatto e vittima di ingiustizie fino a quando non ci sarà una politica israeliana chiara e trasparente, fino a quando ci saranno migliaia e migliaia di palestinesi nelle prigioni israeliane. Tutto questo inferno finirà solo quando il governo israeliano darà ai palestinesi tutti i loro diritti, quando finiranno le violenze, le sopraffazioni verso la popolazione palestinese, quando finiranno le continue provocazioni verso i vicini arabi. Quando il governo israeliano ammetterà di essere un Paese membro della comunità internazionale e non un magazzino o un armeria per le armi nucleari, quando accetterà il limite massimo di armi nucleari.

Chi ha letto la storia sa bene che i popoli non muoiono non si estinguono definitivamente, è vero subiscono violenze, ingiustizie e sofferenze di ogni tipo ma non si estinguono. La loro è una lotta per la giustizia e per una vita dignitosa nella loro terra. Israele invece è uno “Stato” che deride ogni trattato di pace, ogni risoluzione dell’Onu, che vive nell’illegalità, che opera terrorismo, che ammazza, che sevizia, che riduce alla fame e alla disperazione centinaia di migliaia di persone.

di Amani Sadat

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