Governo italiano e imprinting dei Gesuiti

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Nel giorno in cui Giuseppe Conte riceve l’incarico di formare un nuovo Governo, muore in Vaticano il cardinale Achille Silvestrini, che molto manovrò perché i Gesuiti arrivassero al potere con Bergoglio.

Chi è il nostro leader del Governo? 

Il professore tanto carino, amico del ministro della Giustizia Bonafede? Il Signor Nessuno di cui tutti ora parlano bene a livello internazionale? Naturalmente, l’uomo della fase nuova del Governo è lo stesso che aveva dato le garanzie per il governo giallo-verde. Serviva Conte per portare l’opinione pubblica che era contro il Pd esattamente nelle mani dei fantasmi del passato. Il filo-gesuita presidente Mattarella non aveva problemi in questo senso, nemmeno il filo-gesuita Renzi che faceva gli esercizi spirituali tutti gli anni dai gesuiti e che volle Mattarella come presidente della Repubblica. Nemmeno il filo-gesuita Conte, l’Homo novus del potere che ha avuto la delega al potere dal suo mentore: il cardinale Achille Silvestrini. Il Premier ha partecipato alle esequie del cardinale e con l’occasione ha incontrato pure il Santo Padre gesuita e con lui ha ricordato con affetto la sua figura.

Ma chi era Achille Silvestrini?

Un gigante della diplomazia Vaticana, soprattutto della Ostpolitik. Era il poteredella curia romana dietro ad Andreotti. Da chi prendeva ordini, Andreotti? Dal cardinale Silvestrini, uno dei capi della curia romana. Era il discepolo, il successore del potentissimo cardinal Casaroli. Silvestrini è stato anche quello che ha manovrato perché i Gesuiti arrivassero al potere, con l’elezione di Bergoglio. In questa fase Silvestrini è stato un uomo potentissimo. Era anziano, certo, ma restano i suoi, tra cui faceva uno di loro, il direttore sempre nel Collegio Nazareth dove studiava il buon Conte.  Monsignor Pietro Parolin, che oggi è l’uomo più potente della Chiesa dopo Bergoglio, in questo momento è il segretario di Stato del Vaticano.

Cardinale Achille Silvestrini, mentore di Giuseppe Conte 

Il cardinale Silvestrini è stato il mentore di Conte dagli anni in cui frequentava il Collegio di Villa Nazareth, il prelato a cui più di tutti il premier incaricato deve le sue entrature ecclesiastiche. Fu infatti Silvestrini – cardinale romagnolo di orientamento progressista – a rilanciare Villa Nazareth come collegio universitario. Alcune decine di studenti (prevalentemente non abbienti, soprattutto provenienti dal Sud) furono scelti e sostenuti su basi di merito. Conte non ebbe una borsa di studio, proveniente da un piccolo comune pugliese (Volturara Appula) è stato in stretti rapporti da universitario con l’Istituzione. È rimasto fedele a Silvestrini e alla sua creatura Villa Nazareth, che ha aiutato in alcuni rapporti con gli Stati Uniti. Sicuramente fino all’inizio del suo primo Governo faceva ancora parte del Comitato Scientifico di Villa Nazareth (un compendio con residenze che si trova a due passi dal Policlinico Gemelli).

Giuseppe Conti al Governo con le stesso potere di Andreotti

Gli esperti di Vaticano sanno (e qualcuno l’ha anche scritto) che Conte, probabilmente, in Italia è il professore più introdotto e più appoggiato dal Vaticano. Non stiamo parlando, quindi, dell’amico di Bonafede: stiamo parlando di uno che ha dietro lo stesso, identico potere che aveva Andreotti. E tutti sanno quale enorme potere esercitava Andreotti. In una fase così delicata, serviva uno come lui per tenere sotto controllo il governo gialloverde, e poi per trasformarlo in un governo giallorosso.

Chiudo il pezzo invitando a leggere un nostro articolo del 9 febbraio 2015, “Dirigenza italiana e imprinting gesuita” in occasione della fulminea elezione di Sergio Mattarella voluta da Renzi. Allora la sobrietà di un vecchio democristiano placò gli animi contro la casta, rese vincente un primo ministro mettendo d’accordo le correnti litigiose del Pd e tenne a bada una destra ricattata e indebolita. La stessa sobrietà di Vincenzo Monti, festeggiato all’inizio da quanti godevano per la dipartita di Berlusconi, senza accorgersi che stavamo cadendo dalla padella alla brace. 

di Cristina Amoroso

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