Amazzonia brucia, Bolsonaro sotto accusa

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Il numero di incendi boschivi in Brasile ha superato il numero impressionante di 74mila, con un aumento dell’83% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Incendi di proporzioni immani con colonne di fume che sono visibili dallo spazio. I leader mondiali sono sempre più preoccupati della situazione, poiché l’Amazzonia, definita il polmone verde del mondo, è un assorbitore vitale di anidride carbonica dall’atmosfera. Il presidente francese, Emmanuel Macron, ha dichiarato che gli incendi si possono definire “crisi internazionale”, aggiungendo che “la nostra casa sta bruciando”.

La foresta pluviale amazzonica, polmone che produce il 20% dell’ossigeno del nostro pianeta è in fiamme, ma il presidente brasiliano, Jair Bolsonaro, ha reagito in modo sprezzante affermando quanto segue: “Mi dispiace che Macron cerchi di ottenere guadagni politici personali in una questione interna per il Brasile e altri Paesi amazzonici. Il tono sensazionalisto che ha usato non fa nulla per risolvere il problema”. Bolsonaro ha anche affermato che le testate giornalistiche avevano sfruttato gli incendi per minare il suo governo: “La maggior parte dei media vuole che il Brasile finisca come il Venezuela”.

Kumi Naidoo, segretario generale di Amnesty International, ha dichiarato: “Invece di diffondere menzogne oltraggiose o negare l’entità della deforestazione in atto, esortiamo il presidente Bolsonaro a prendere provvedimenti immediati per fermare il progresso di questi incendi”. La Conferenza episcopale per l’America Latina ha descritto gli incendi come una “tragedia”: “Esortiamo i governi dei Paesi amazzonici, in particolare Brasile e Bolivia, le Nazioni Unite e la comunità internazionale a prendere serie misure per salvare i polmoni del mondo”. Filipe Martins, un consigliere di Bolsonaro, ha affermato che l’Amazzonia sarà salvata dal Brasile e non “dalla retorica vuota, isterica e fuorviante dei media mainstream, dei burocrati transnazionali e delle Ong”.

Gli incendi nella foresta pluviale in questo periodo dell’anno non sono insoliti, ma gli ambientalisti danno la colpa all’aumento degli agricoltori che deliberatamente accendono fuochi per liberare la terra per l’agricoltura. Giovedì Bolsonaro ha ammesso che potrebbe essere questo il caso, il giorno dopo ha incolpato i gruppi ambientalisti di aver dato fuoco. A soli otto mesi dalla sua presidenza, il presidente di destra ha chiarito che vuole aprire l’Amazzonia alle esigenze delle compagnie minerarie, agricole e forestali. I pubblici ministeri federali stanno indagando su un annuncio di giornale brasiliano che invita gli agricoltori a partecipare alla Giornata del fuoco e a bruciare parti della foresta per mostrare al presidente “la loro disponibilità a lavorare”.

Questo mese, la Norvegia e la Germania hanno smesso di finanziare progetti anti-deforestazione nel Brasile, preoccupati dalle modifiche al modo in cui i progetti venivano scelti dal governo Bolsonaro.

di Sebastiano Lo Monaco

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