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Yemen, il sostegno americano all’aggressione saudita

Redazione on 6 dicembre 2018 - 06:42 in Medio Oriente, Primo Piano

La guerra in Yemen ha provocato danni devastanti a 26 milioni di yemeniti, che faticano a sopravvivere in un Paese già di per sé povero.

Circa 170mila persone hanno abbandonato lo Yemen finora, dirette soprattutto verso Gibuti, Etiopia, Somalia e Sudan. La maggior parte di loro non sono yemeniti ma profughi di ritorno e altri cittadini stranieri. Le Nazioni Unite prevedono che altre 167 mila persone lasceranno il Paese entro l’anno. Stime prudenti delle Nazioni Unite parlano di circa novemila persone uccise, in maggioranza civili, e di quattro quinti degli yemeniti che necessitano di aiuti dall’esterno. Gli sfollati sono oltre 2,4 milioni. Le prove dell’impoverimento sono evidenti, molte persone chiedono la carità, cibo o denaro. Alcune sono persone istruite che hanno perso il lavoro e non riescono a dar da mangiare ai propri figli.

L’Onu ha riferito che quasi 14 milioni di persone, circa metà della popolazione dello Yemen, stanno affrontando una gravissima emergenza alimentare. Gli sforzi compiuti dalle Nazioni Unite per alleviare la fame nello Yemen raggiungono appena 3,5 milioni di yemeniti, ed anche questo progetto è terribilmente sottofinanziato. Oltre ai problemi della fame, sono stati condotti attacchi aerei sauditi che hanno distrutto le risorse per il soccorso umanitario in Yemen.

La complicità americana in Yemen

Gli Stati Uniti sono complici di tutto questo. L’America ha fornito l’aiuto strategico, ha permesso l’azione dei droni, ed ha anche forze speciali sul terreno in Yemen. Una delle bombe a grappolo utilizzate in Yemen è la Cbu-105 Sfw, un’arma prodotta dall’azienda del Massachuetts Textron Systems Corporation. Un ordigno che da marzo 2015 è stato usato in diversi attacchi causando morti e feriti. Le bombe o munizioni a grappolo sono state vietate da 108 Paesi per il danno riportato sui civili, ma la Cbu-105 Sfw presenta degli aspetti ancor più inquietanti, soprattutto per il gigante americano. La legge “a stelle e strisce” infatti vieta l’uso di queste armi in aree densamente popolate. Inoltre, sempre stando alle norme, è possibile esportare solo bombe a grappolo con un tasso di fallimento inferiore allo 0,1%.

Secondo le prove raccolte da Hrw, entrambi i paramentri sono puntualmente disattesi. Ignorato da molti e lontano dai riflettori mediatici, il conflitto che da oltre un anno sta insanguinando lo Yemen può avere gravi ripercussioni sugli equilibri di una delle zone più calde e instabili del pianeta. Da un lato l’accordo sul nucleare tra l’Iran e gli Stati Uniti che hanno pagato questo “avvicinamento” con il raffreddamento dei rapporti con lo storico alleato saudita. La potenza americana è dunque di fronte a un rebus diplomatico. La maggior parte dell’opinione pubblica americana non vede di buon grado l’alleanza degli Usa con l’Arabia Saudita.

Dopo l’11 settembre, i conservatori che sono stati chiamati dall’America a porre fine al regno dei “signori del terrore”, hanno incluso Riyadh nelle loro liste. I liberali detestano anche il regime, come un nemico dei diritti umani e promotore della maggior parte dei movimenti terroristici nel mondo. Perché questa missione è così preziosa per gli Stati Uniti? Che tipo di relazione perversa lega gli Usa ai sauditi? Le cose da dover spiegare al popolo americano sono tante, e la guerra in Yemen è solo una delle tante.

di Cinzia Palmacci

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