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Yemen: Mansur Hadi bloccato a Riyadh

Salvo Ardizzone on 9 novembre 2017 - 11:43 in Medio Oriente, Primo Piano

I sauditi impediscono da mesi all’ex presidente Mansur Hadi di tornare in Yemen, lo hanno rivelato fonti locali sabato scorso. The Associated Press, che ha raccolto le indiscrezioni, afferma che il divieto è motivato della crescente ostilità fra Hadi e gli Emirati Arabi Uniti (Eau), alleato chiave dell’Arabia Saudita nella sua aggressione allo Yemen.

È dal marzo del 2015 che una coalizione messa in piedi da Riyadh attacca il più povero Paese della Penisola Arabica, nel tentativo di schiacciare l’Ansarullah e rimettere al potere Hadi, un fantoccio dei sauditi. Da allora sono stati uccisi migliaia di civili e distrutte le infrastrutture del Paese, incluse scuole, ospedali e insediamenti produttivi.

Per la maggior parte di questi due anni e mezzo, Hadi e i membri del suo Governo sono stati a Riyadh, tuttavia, dal febbraio scorso ha inviato diverse richieste al re saudita Salman perché gli sia permesso di rientrare in Yemen, senza ottenere alcuna risposta.

In agosto, l’ex Presidente si sarebbe recato all’aeroporto per rientrare ad Aden, ma è stato bloccato; da allora i sauditi lo tengono in una sorta di arresti domiciliari con il pretesto che esistono pericoli per la sua vita, d’altronde Hadi è riluttante a sfidare apertamente l’Arabia Saudita perché sa bene che è da lei che dipende.

Un funzionario della sicurezza yemenita ha confidato che i passaporti sono stati sequestrati al seguito presidenziale e, anche se successivamente sono stati restituiti, i suoi componenti non possono lasciare il Paese né muoversi liberamente al suo interno.

Secondo gli analisti, la posizione di Hadi si sta indebolendo rapidamente perché sta venendo meno la sua iniziale funzione; secondo i programmi, dopo una breve campagna militare che avrebbe messo in rotta gli Houthi, l’ex Presidente doveva essere reinsediato con il suo Governo fantoccio, assicurando a Riyadh il pieno controllo del Paese. I fallimentari esiti della guerra, che ormai si protrae da due anni e mezzo, hanno fatto saltare gli obiettivi dei sauditi che ormai vogliono solo eliminare l’Ansarullah, divenuto un pericolo per lo stesso regno; d’altro canto, nel sud dello Yemen sta crescendo il potere degli Eau, che intendono espandere su di esso la propria egemonia.

Vaste parti del Paese sono tenute sotto il controllo di milizie addestrate, finanziate ed equipaggiate da Abu Dhabi, che tengono il territorio sotto occupazione, istituendo prigioni ed apparati repressivi che soppiantano quelli del Governo di Hadi, ed esercitano di fatto la piena autorità. Una precedente indagine dell’Associated Press svolta in estate, ha documentato nel sud Yemen almeno 18 prigioni gestite dagli Emirati e dai suoi alleati, dove si pratica ordinariamente la tortura.

Gli Eau respingono le accuse, ma secondo diverse fonti diplomatiche essi non hanno alcuna fiducia in Hadi e lo accusano di corruzione e inconcludenza, oltre ad essere di ostacolo a una loro intesa con Islah, un ramo yemenita della Fratellanza Musulmana. Nei fatti l’ex Presidente è divenuto un peso; fallito il tentativo di una rapida occupazione dello Yemen con un suo reinsediamento a garantire la “legittimità” dell’invasione, è divenuto inutile, peggio, un problema per le mire egemoniche degli Eau sul meridione del Paese, mire che Riyadh al momento non vuole né può contrastare, perché ha il disperato bisogno dell’appoggio emiratino.

Il 2 novembre Hadi ha tenuto una riunione per riorganizzare il suo Governo, nel tentativo di ottenere il sostegno degli Eau, ma non ha ottenuto alcun risultato. Nei fatti, l’ex Presidente è ormai una zavorra di cui il Golfo si sbarazzerà alla prima occasione.

di Salvo Ardizzone

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