Yasser Arafat è stato assassinato, da chi?

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di Manuela Comito

“Yasser Arafat è stato il capitolo più lungo della nostra vita. Il suo nome era il nome della nuova Palestina, era il nome che emergeva dalle ceneri della Nakba, dall’eroica resistenza, dall’idea di Stato e dal tumultuoso processo della sua fondazione”. Queste le parole con le quali il grande poeta palestinese Mahmoud Darwish commemorava la figura del leader palestinese Yasser Arafat.

Proprio in questi giorni, esattamente l’11 novembre, ricorre il nono anniversario della scomparsa del Padre della Patria Palestinese. Arafat si spense in Francia l’11 novembre del 2004, a 75 anni, ma i medici non furono in grado di specificare la causa della morte. Per questo motivo fin da subito circolarono voci e sospetti su un suo presunto assassinio.

Ma all’epoca non venne condotta alcuna autopsia. Questi sospetti trovano oggi riscontro da quanto scoperto lo scorso novembre da tre squadre di inquirenti: svizzeri, francesi e russi, che hanno riesumato i resti del leader palestinese e hanno effettuato prelievi. Secondo quanto emerso dalle indagini, sono stati scoperti livelli inaspettatamente alti di polonio 210 nei frammenti di tessuto osseo di Arafat. David Barklay, un medico legale che ha studiato la relazione svizzera, ha evidenziato come i livelli di polonio nelle costole e nel bacino di Arafat fossero per ben 18 volte superiori alla norma; stessi livelli presenti anche nel terreno che aveva assorbito i fluidi del corpo. Barklay ha definito questo una “prova evidente”.

E’ importante sottolineare che già a metà ottobre gli esperti avevano anticipato che tracce del potente veleno erano state rinvenute su diversi oggetti e capi d’abbigliamento del leader. Pur tenendo conto del tempo trascorso dal decesso, nel rapporto svizzero si afferma che i risultati emersi dalle analisi “avvalorano moderatamente l’asserzione che la morte sia stata una conseguenza di avvelenamento da polonio 210”. Suha, la vedova di Arafat, ha rilasciato delle dichiarazioni immediatamente dopo la diffusione dei risultati delle ricerche. “Stiamo rivelando un vero crimine, un assassinio politico… Questi risultati confermano i nostri dubbi. E’ scientificamente provato che la morte di Arafat non fu dovuta a cause naturali e abbiamo le prove scientifiche che fu ucciso”.

Intanto, dopo la pubblicazione del rapporto scientifico, Wassel Abu Youssef, dirigente dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, ha chiesto l’istituzione di una commissione d’inchiesta internazionale. Abu Zuhri, portavoce di Hamas, ha invitato l’Autorità Palestinese a sospendere i negoziati di pace con Israele e avviare nuove indagini sulla morte di Arafat alla luce delle nuove scoperte. Il governo israeliano, infine, dopo aver cercato di sminuire e, a tratti, vanificare e ridicolizzare i risultati dell’indagine scientifica sui resti del leader palestinese, si dichiara estraneo ad ogni coinvolgimento nella morte di Arafat.

Accertato che Arafat è stato assassinato, resta ancora da scoprire chi sia stato realmente ad ucciderlo. Se la pista israeliana è quella più accreditata, non bisogna sottovalutare il ruolo spesso ambiguo dei tanti nemici interni del leader palestinese, sempre più desiderosi di eliminare l’oramai ingombrante Presidente ed accaparrarsi il suo tesoretto, e perchè no, fare anche un favore agli “amici” israeliani.

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