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Volo inaugurale per il nuovo bombardiere russo Tupolev

Salvo Ardizzone on 8 febbraio 2018 - 05:11 in Attualità, Primo Piano

Il nuovo bombardiere strategico russo Tupolev Tu-160 M2 ha compiuto il volo inaugurale presso gli stabilimenti di Kazan. Ultimata la fase sperimentale con il rollout del novembre scorso, la United Aircraft Corporation (il gruppo industriale russo a partecipazione statale che comprende circa 30 aziende dell’aerospazio) potrebbe iniziare la produzione di preserie già nel 2020 ed avviare quella di serie nel 2023, fino al completamento dell’ordine di 50 esemplari deciso nel 2015.

Il Tu-160 M2 è l’evoluzione del celeberrimo Tupolev Tu-160, di cui condivide circa il 60% della componentistica. Il pragmatismo dell’approccio industriale russo ha concentrato le notevoli migliorie soprattutto su propulsione e avionica, per permettere d’impiegare al meglio i nuovi armamenti messi a punto dalle industrie russe.

I motori, 4 Nk-32 serie 2, garantiscono una spinta da 55mila libbre ciascuno con postcombustione, permettendo al nuovo Tupolev una maggiore autonomia rispetto a quella del precedente modello (12mila Km), una velocità massima di 2.0 Mach e di volare al di sopra dei 18mila metri.

Ma è l’avionica l’aspetto più interessante del nuovo velivolo; il restyling ha compreso un cockpit digitale, i sistemi di navigazione inerziale, un autopilota specificamente progettato e un radar del tipo “phased array” Novella Nv1-70; una dotazione che conferisce al nuovo bombardiere strategico un’estrema efficacia operativa unita a flessibilità d’impiego.

Proprio queste caratteristiche garantiscono al nuovo Tupolev l’uso di una vasta gamma di armamenti fino a una portata totale massima pari a 40 tonnellate; fra di essi il missile da crociera Kh-101 (già impiegato con successo in Siria) e il Kh-201 (che può essere dotato di testata nucleare da 250 kt), il cruise di nuova generazione Kh-555 e il missile aria-superficie per soppressione di radiazioni Kh-15P oltre a bombe di vario tipo e genere.

L’affidabilità di cui hanno dato prova i prodotti dell’industria militare russa, testati in severe condizioni operative nel corso della guerra in Siria, è ormai acclarata e ha permesso sia una crescente serie di successi commerciali che un’espansione dell’influenza geopolitica di Mosca attraverso di essi.

L’ultima conferma del trend sarebbe la vendita di una prima tranche (a cui ne seguirà almeno un’altra) di 6 caccia multiruolo super manovrabili Su-30 Flanker alla Birmania, sulla base di un accordo raggiunto il 21 gennaio nel corso della visita compiuta dal Ministro della Difesa russo, generale Shoigu, nel Paese asiatico. La notizia è stata data dal vice-ministro della Difesa russo, generale Fomin.

L’accordo, oltre alla vendita dei Su-30, prevede il rinnovo e il rafforzamento della partnership fra i due Paesi, con i militari birmani formati presso le strutture russe e un accesso semplificato delle navi da guerra russe presso i porti birmani. Per Mosca un nuovo passo verso la riacquisizione del ruolo di top player globale, anche in quadranti (il sud-est asiatico e l’Estremo Oriente) considerati appannaggio di Washington e Pechino.

Ultima notazione: fa pensare lo stridente contrasto fra l’apparato militare-industriale Usa e quello russo; quest’ultimo, dinanzi al requisito di disporre di un bombardiere strategico credibile e all’altezza della situazione, con un approccio realistico e un ottimo rapporto costi/benefici, ha tirato fuori in poco tempo il Tupolev Tu-160 M2, facendo tesoro dell’esperienza e di quanto disponibile per fare fronte alle esigenze dello strumento militare del proprio Paese.

Negli Usa la faccenda è rovesciata; con le specifiche tecniche volutamente esasperate si giustificano programmi interminabili quanto costosi, facendo la felicità di industrie e lobby.

Per rimanere al campo dei bombardieri, basti citare la vicenda del Northrop GrummanB-2 Spirit, il fantascientifico velivolo prodotto in soli 21 esemplari al costo attualizzato stratosferico di 1 Miliardo di dollari ciascuno, mentre il fulcro della linea aerea strategica dell’Usaf rimane il preistorico B-52 della guerra del Vietnam.

di Salvo Ardizzone

 

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