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La vittoria della Resistenza stravolge le alleanze in M.O.

Salvo Ardizzone on 5 dicembre 2017 - 05:20 in Asse della Resistenza, Primo Piano

La vittoria dell’Asse della Resistenza ha dato il via ad un precipitoso riposizionamento delle alleanze; chi aveva puntato sullo smembramento di Siria ed Iraq o scommesso sul contenimento dell’Iran quale potenza regionale emergente sta correndo a riallinearsi. È un complesso lavorio diplomatico che investe tutta la regione, e che sta determinando repentini cambiamenti di fronte o tentativi di contatti sotterranei per attenuare una sconfitta che s’annuncia disastrosa.

Rimanendo agli elementi salienti di un ribollire di iniziative, Erdogan ha ricevuto il Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate iraniane, generale Mohammed Hossein Baqeri, per l’approvazione di un accordo militare. I due Paesi partecipano ai colloqui di Astana, che hanno avviato a soluzione la crisi siriana, e malgrado Erdogan abbia fatto di tutto per smembrare la Siria, si è reso conto che la vittoria della Resistenza è ormai certa (ed imminente) e che gli Usa continuano a puntare sui curdi come proprio strumento di influenza nell’area, malgrado ciò collida frontalmente con gli interessi turchi.

Il quadro che si prospettava per Ankara era la totale sconfitta, con un Asse della Resistenza vittorioso ai suoi confini, e i curdi protetti dagli Usa più che mai pericolosi per la sua stabilità politica. Di qui il pronunciamento comune con Teheran contro il referendum per l’indipendenza del Kurdistan iracheno, dietro cui c’è l’ambizione del clan Barzani (sinora alleato/complice di Erdogan) di continuare a mantenere la Presidenza (la detiene da 12 anni) malgrado l’opposizione degli altri partiti e la carica sia scaduta da anni.

Di qui l’interruzione del sostegno finanziario ai “ribelli” siriani, come pubblicato con dovizia di particolari da Al-Ray al-Youm; di qui l’accordo strategico sottoscritto con l’Iran (con la benedizione della Russia); di qui la possibilità di un viaggio di Erdogan a Damasco, come sempre su Al-Ray al-Youm ha scritto Abdel Bari Atwan. Anche se recentemente al-Assad si è espresso duramente nei confronti del Presidente turco (e con buona ragione), l’Asse della Resistenza ha tutto da guadagnare nel portare Ankara nel proprio campo, e la mediazione russa ed iraniana renderebbe possibile un’operazione dettata dalla coincidenza d’interessi, ma di grande portata.

D’altronde, la stessa Arabia Saudita ha cercato più volte mediazioni (tramite il Kuwait e più recentemente l’Iraq) per tentare di smorzare la contrapposizione con l’Iran, ed avere un aiuto per districarsi dallo Yemen. La sciagurata avventura in cui si è impantanata la sta dissanguando, e sta distruggendo la credibilità politica e militare di Riyadh, tanto da spingere gli Emirati Arabi Uniti (Eau) ad insidiarne la leadership nel Golfo.

Le irresponsabili scelte del principe ereditario Mohammed bin Salman, che al momento concentra su di sé il potere saudita, hanno portato al punto di rottura il Consiglio di Cooperazione del Golfo (Ccg), non solo aumentando lo storico distacco dell’Oman, ma causando la crisi aperta con il Qatar, che adesso si sta riavvicinando a Teheran.

Proprio questo sviluppo sta causando notevoli conseguenze nello Yemen: dopo due anni e mezzo di selvaggia aggressione i sauditi hanno distrutto ed affamato il Paese, ma continuano ad incassare sconfitte sempre più disastrose dalla Resistenza Ansarullah. Le manovre degli Eau, che hanno mire precise su Aden e il sud dello Yemen, stanno cercando di portare l’ex presidente Saleh, fino ad oggi alleato degli Houthi, nel proprio campo.

Ma a compensare un’eventuale defezione, se e quando avverrà, in questi giorni in Movimento separatista Isla, che afferisce alla Fratellanza Musulmana, si è avvicinato alla Resistenza. Il motivo è il fortissimo legame con il Qatar che, dopo la crisi con Riyadh, è già uscito dalla coalizione ed ha lanciato messaggi distensivi ad Ansarullah, subito accolti. Sarebbe un enorme ribaltamento di alleanze che darebbe alla Resistenza una solida e numerosa base nel sud del Paese.

Le avvisaglie di una crisi che, con la vittoria della Resistenza, minaccia di far collassare l’intero vecchio sistema di alleanze mediorientali, ha spinto il Segretario alla Difesa Usa, James Mattis, prima in Iraq, dove Washington è preoccupata dal crescente sviluppo politico e militare della Resistenza, poi nel Kurdistan di Barzani (di cui incoraggia l’ospitalità e l’appoggio dato ai gruppi terroristici che agiscono sul confine iraniano) e infine in Turchia, dove s’incontrerà con Erdogan tre giorni dopo il summit con il Capo di Stato Maggiore iraniano Baqeri, e prima della visita ad Ankara del Capo di Stato Maggiore russo Valery Gerasimov, programmata a breve.

Mattis vorrebbe rinsaldare i legami che tengono la Turchia nel campo degli Usa, ma la politica di Washington nella regione (essenzialmente appaltata al Pentagono) e soprattutto nei confronti dei curdi, è un ostacolo assai difficile da superare per chi ha poche carte nel proprio mazzo.

Sia come sia, in Medio Oriente la situazione sta evolvendo sempre più rapida, collassando i vecchi equilibri e facendone emergere di nuovi determinati dalla vittoria dell’Asse della Resistenza.

di Salvo Ardizzone

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