Venezuela, Maduro chiede elezioni anticipate

L’autoproclamazione del leader dell’opposizione Juan Guaidò a presidente del Venezuela, risultato perdente alle ultime tornate elettorali, ma prontamente riconosciuto dagli Stati Uniti, ha provocato in Europa e nel mondo notevoli ripercussioni.

VenezuelaLa neutralità di alcuni Paesi dell’America Latina, asiatici ed europei alle scelte illegali della Bank of England e della dirigenza Usa di isolare economicamente e politicamente il Venezuela, hanno indotto molte nazioni ad opporsi apertamente alle ingerenze degli States. Vi sono, come nel caso italiano, anche esempi di neutralità e non nette prese di posizione, come il caso del presidente francese Emmanuel Macron dove, nonostante i violenti sommovimenti nella capitale parigina, ha inviato un ultimatum a Maduro per conto e nome dell’Europa.

La guerra psicologica

L’odierna situazione politica ed economica del Venezuela è caratterizzata da un’indefinibile instabilità. Economicamente, il Venezuela ha da poco lanciato sul mercato un’innovativa tipologia di moneta, il ”petro”, che, basando sulle riserve auree e petrolifere della Stato, ha permesso un alleggerimento della pressione derivante dall’embargo imposto dagli Stati Uniti e dai Paesi dell’Alleanza Atlantica. L’adozione della nuova moneta è stata salutata positivamente dal blocco dei Paesi multipolari, quali Russia, Cina, India e dalle nuove economie emergenti, che prontamente l’hanno adottato per i propri negozi.

Politicamente, il governo di Caracas gode dell’appoggio della maggioranza attiva degli elettori nonostante il letale embargo che, da tempo, ne segna terribilmente l’economia. La carenza di medicine, cibo e l’aumento della criminalità, unito all’esodo del popolo venezuelano, rappresentano, tuttora, la naturale ripercussione dei diktat imposti dagli Usa (che violano ogni convenzioni in maniera di diritti umani e di rispetto delle sovranità).

Militarmente, il Venezuela si è da tempo preparato ad un’invasione del territorio nazionale, stipulando alleanze con Russia e Cina, sia in materia bellica che di forniture di materie prime. Le ultime notizie che giungono dai media venezuelani, parlano di un piano di Colombia e Brasile mascherato da missione di pace dell’Onu per imporre una destabilizzazione ed infiltrare mercenari, atti a provocare violenze e ad assassinare Maduro.

L’emergenza

Ad aumentare le tensioni internazionali si registra, nell’ultima settimana, l’arrivo in Brasile di un contingente di truppe israeliane e di non ben definiti gruppi mercenari. Il tutto, unito alla mobilitazione congiunta, sempre ai confini tra Venezuela e Colombia, di alcune forze scelte appartenenti agli eserciti statunitensi e colombiani. Al d’uopo, è da precisare come John Bolton, consigliere della National security adviser, si sia, guarda caso, lasciato fotografare con una cartellina sottobraccio contenente un appunto non troppo insolito: ”5000 troops to Colombia’‘.

Mentre gli Usa tentano di ”trattare” per un ritiro delle truppe dal Medio Oriente e dall’Asia, oramai entrambe sotto il controllo strategico della Russia, dall’altro lato sembrerebbe che la dirigenza dello zio Sam organizzi in tutta fretta una stretta nel ”giardino di casa”, ovvero nei Paesi latino americani da sempre visti come preziose miniere ricche di metalli, petrolio e forniture alimentari.

Il Venezuela in Europa

Per quanto riguarda il caso italiano, Juan Guaidò ha lanciato un inequivocabile messaggio rivolto al governo gialloverde, intimando i dirigenti ad assumere una netta posizione di condanna nei confronti del legittimo presidente Nicolas Maduro. Stando al leader dell’opposizione Guaidò, l’Italia dovrebbe quanto prima ”riconoscere il cambiamento” per il bene della nazione. Non si è fatta attendere la risposta di Luigi di Maio, il quale afferma: ”Il cambiamento lo decidono i venezuelani (…). Visto che siamo già stati scottati dalle ingerenze di altri Stati, non vogliamo arrivare al punto di riconoscere soggetti che non sono stati votati. Per questo non riconosciamo neppure Maduro”.

Il governo italiano, in bilico tra una morsa interna sionista ed europeista ed un gioco volto ad espandere il divenire degli equilibri multipolari, non si espone certamente ad avventurismi dati gli ultimi successi in materia di politica estera.

L’attuale posizione di governo è stata lodata addirittura dall’ambasciatore in Roma, Isais Rodriguez Diaz, che l’ha definita ”intelligente” e ”piena di buon senso”. L’analisi di Rodriguez prosegue soffermandosi sulle necessità di una mediazione utile ad evitare la nascita di frizioni e conflitti che, in materia di relazioni internazionali, non hanno mai portato, in passato, a nulla di buono, come dimostrano i casi di Iraq, Libia, Georgia, Ucraina e Siria.

Le ultime ufficiali posizioni del governo Venezuelano rimangono ferme in tali direzioni, forti anche dell’appoggio interno della Guardia Armata Bolivariana, dei generali dell’esercito e della maggioranza della popolazione politicamente attiva. Una mediazione con il colosso a stelle e strisce non viene esclusa dalla Presidenza Venezuelana, consapevole, materialmente, di un’inevitabile carenza derivante dall’inferiorità militare, sostenuto non a caso dall’aviazione Russa e, all’occorrenza, da aiuti economici cinesi. Il Venezuela si proclama, quindi, pronto ad ogni eventuale invasione, anche se parallelamente denuncia più lo stato psicologico della guerra che quello reale di attacco.

di Chris Barlati

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