Usa, Rapporto Feinstein: crimini e torture dietro la maschera ipocrita del regime “democratico”

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di Cristina Amoroso

Non si è ancora spento l’eco delle proteste contro la violenza delle forze di polizia sugli afroamericani che ha mostrato al mondo la discriminazione razziale all’interno di una “società democratica”, che un nuovo rapporto rivela la brutalità depravata della Cia nelle sue “tecniche di interrogatorio avanzato”, i cui responsabili non sarebbero perseguibili secondo il Dipartimento di Giustizia come non sono incriminate le forze di polizia che hanno assassinato a sangue freddo cittadini di colore disarmati, portando a gravi critiche sulla persistente impunità per coloro che sono accusati di tortura o di omicidio.

Il Comitato di Intelligence del Senato ha trascorso cinque anni a leggere e analizzare oltre 6,3 milioni di pagine di documenti della Cia per valutare l’uso delle “tecniche di interrogatorio avanzato” nell’era dopo l’11 settembre 2001. Tale revisione ha prodotto un commento di più di 6mila pagine, condensate in una sintesi di 525 pagine che la commissione, presieduta dalla senatrice Dianne Feinstein ha pubblicato martedì 9 dicembre.   

Queste le rivelazioni del rapporto Feinstein in sintesi:

1. L’interrogatorio avanzato include la tortura. Scrive la senatrice: “Le condizioni di reclusione e l’uso di tecniche di interrogatorio e di condizionamento autorizzate e non autorizzate erano crudeli, disumane e degradanti, la cui prova  è travolgente e incontrovertibile”.

2. La tortura non è un mezzo efficace per ottenere informazioni accurate. Il rapporto sfata gli esempi portati dalla Cia per difendere il programma, dimostrando che con la tortura si sono ottenute false confessioni o informazioni fabbricate.

3. La tortura non ha aiutato la Cia a trovare Osama bin Laden. Contro la Cia che continua a sostenere che gli interrogatori coercitivi sono stati cruciali per catturare Osama bin-Laden, il rapporto del Senato conclude che “La precisa informazione che ha portato alla presunta cattura di Bin Laden è venuta da un detenuto prima che lo stesso venisse torturato. Il rapporto del Senato insiste sul fatto che Bin Laden avrebbe potuto essere catturato senza la tortura di eventuali detenuti.

4. Un detenuto è morto, apparentemente di ipotermia, dopo essere stato incatenato, quasi nudo sul pavimento di cemento. Altre tecniche in dettaglio: privazione del sonno fino a 180 ore, prolungati incatenamenti in posizione eretta fino a 17 giorni di fila, alimentazione e reidratazione per via rettale, “waterboarding“, una simulazione di annegamento che prevede il versamento di acqua gelata su un asciugamano appoggiato sulla faccia del detenuto.            

5. La Cia ha fuorviato la Casa Bianca, il Congresso e altre agenzie. Il report rivela che il ritardo dei resoconti degli interrogatori (non prima del 2006) e la mancanza di documentazione della Cia significano che oltre i 38 detenuti interrogati con procedure coercitive, molti più detenuti potrebbero essere stati torturati solo in quel periodo. Il rapporto del Senato conclude che la Cia “ha fornito ampie quantità di informazioni imprecise e incomplete” alla Casa Bianca e al personale della sicurezza nazionale.

6. C’era poca supervisione di ufficiali subalterni posti a capo delle carceri. Giovani ufficiali avevano il compito di supervisione delle strutture di detenzione e gli ufficiali della Cia hanno interrogato detenuti privi di personale di sorveglianza. Al centro di detenzione della Cia denominato Cobalt è stato messo a capo “un giovane ufficiale al suo primo incarico all’estero senza alcuna esperienza o formazione nella gestione di prigionieri”. Durante il suo mandato, un detenuto è morto di sospetta ipotermia nel 2002.

7. Interrogatori senza tortura sono superiori come risultati al waterboarding. Khalid Sheikh Mohammed, il sospetto terrorista accusato di essere la mente dietro gli attacchi terroristici del 9 settembre, sottoposto a waterboarding almeno 183 volte, ha risposto meglio agli interrogatori non violenti. Il rapporto ha anche dimostrato che molti detenuti rilasciavano informazioni false che poi ritrattavano per interrompere la tortura.                                                                            

8. Due psicologi del governo hanno avviato una società che ha incassato 81 milioni dollari sugli interrogatori. Due psicologi che hanno contribuito a sviluppare procedure di interrogatorio della Cia hanno fondato una società nel 2005 per aiutare a gestire il programma interrogatori della Cia. Tra il 2005 e il 2009, l’azienda ha tirato su 81 milioni dollari da parte del governo. Gli psicologi non avevano “conoscenza specializzata di al-Qaeda, competenze in antiterrorismo, o in qualsiasi esperienza culturale o linguistica rilevante”, secondo la relazione della commissione. Prima di fondare la società, uno degli psicologi aveva raccomandato l’uso di interrogatori coercitivi nel caso di Gul Rahman, poi trovato morto di sospetta ipotermia nel 2002.

Dal rapporto risulta che almeno 119 detenuti sono stati sottoposti a tortura umiliante e brutale a partire dal 2001 fino al 2009, in prigioni segrete in Paesi alleati o presso il centro di detenzione statunitense di Guantanamo Bay, a Cuba.  Secondo la pubblicazione del quotidiano israeliano Haaretz, gli avvocati della Cia avevano utilizzato le sentenze della Corte Suprema di Israele per costruire un caso legale che giustificasse la tortura nelle cosiddette situazioni di “bomba a orologeria”.

Il Dipartimento di Giustizia non ha intenzione di riaprire un’indagine penale su un’inchiesta chiusa nel 2012 senza accuse penali, inchiesta, che ha limitato a due casi di prigionieri morti in custodia della Cia. Se c’è chi considera “assolutamente, totalmente giustificato” il programma della Cia sostenendo che le azioni compiute erano legalmente autorizzate dal Dipartimento di Giustizia dell’era Bush e dalla Casa Bianca, altri come Anthony Romero, direttore esecutivo della American Civil Liberties Union (Aclu), ritiene che “La nostra risposta alle prove schiaccianti di questo rapporto ci definisce come nazione”, perché “Illeciti della Cia hanno violato i diritti umani fondamentali, sono serviti come un enorme strumento di reclutamento per i nostri nemici, e ci hanno alienato gli alleati  in tutto il mondo”, “O si persegue coloro che hanno commesso torture o si concede la grazia, non si può far finta che la gente che ha violato la legge non sia criminale”.

Quanto alla reazione dei Paesi esteri, la Germania mercoledì scorso ha parlato delle torture Cia come di “una grave violazione dei nostri valori democratici e liberali”, che non deve mai più accadere, mentre Ben Emmerson, il Relatore speciale delle Nazioni Unite sulla lotta al terrorismo e dei diritti umani, ha dichiarato in un comunicato che i responsabili devono affrontare sanzioni penali proporzionate alla gravità dei loro crimini, tanto più perché sono state autorizzate ad alto livello all’interno del governo americano. Molto forte la critica della Corea del Nord che ha esortato il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite a censurare gli Stati Uniti per l’uso di metodi di “tortura disumana”, altrimenti confermerebbe  “miserabile la posizione” del Consiglio di Sicurezza come “strumento per le pratiche arbitrarie degli Stati Uniti”.

Anche il nuovo presidente dell’Afghanistan, Ashraf Ghani, oltre a parlare di “violazione di tutti i principi accettati dei diritti umani”, ha affermato che uno dei “siti neri” menzionati nella relazione, in cui si effettuavano pratiche brutali come “l’alimentazione per via rettale” e il sospendere i detenuti per i polsi, era una struttura nota come “Salt Pit”, situata al di fuori della Base aerea di Bagram in Afghanistan. Il che dimostra che “i nostri connazionali afghani sono stati sottoposti a tortura e i loro diritti violati”, ha aggiunto Ghani. “Ancora più doloroso è che alcune di queste persone vittime di tortura erano completamente innocenti e ciò è stato successivamente dimostrato”, conclude il presidente afghano.

Infine l’aumento di attacchi “terroristici” in questi ultimi anni solleva questioni circa l’efficacia della “guerra al terrore” degli Stati Uniti lanciata dall’amministrazione Bush dopo gli attacchi dell’11 settembre, che comprendeva le invasioni guidate dagli Usa in Iraq e in Afghanistan, attacchi aerei in Pakistan e Yemen e in altri Paesi “nemici”. I critici hanno sottolineato che “il terrorismo” è un termine politicamente caricato, utilizzato spesso dai governi per delegittimare gli avversari o giustificare le violazioni dei loro diritti.

Un recente rapporto dell’Istituto per l’Economia e la Pace (Iep) ha dimostrato che la campagna americana non è riuscita a eliminare o ridurre il “terrorismo”, mostra invece un aumento costante del numero delle vittime negli ultimi 14 anni, dai 3.361 nel 2000 agli 11.133 nel 2012 per finire ai 17.958 nel 2013. Le cifre potrebbero aumentare drammaticamente nel 2014 a causa dell’escalation di violenza in Medio Oriente e in Nigeria.

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