Usa. Politici e accademici subiscono attacchi terroristici dalla Lobby israeliana statunitense

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di Cristina Amoroso

Con tattiche palesi o segrete la lobby israeliana degli Stati Uniti effettua un vero e proprio terrorismo verso politici e accademici statunitensi, nel tentativo di cooptarli a sostegno della causa d’Israele, lo riferisce Press Tv in un articolo di Jim W. Dean.

A livello politico, i lobbisti israeliani all’interno del Congresso degli Stati Uniti tengono un registro aggiornato di tutti i membri del Congresso e pianificano di opporsi a quanti non votano a favore di Israele nelle successive elezioni.

“Gli americano si rendono conto che il Congresso umilia il nostro Paese allorché la lobby sionista effettua ogni anno il monitoraggio sulla fedeltà dei membri del Congresso attraverso una serie di risoluzioni pro-Israele”, ha affermato Dean nel suo articolo.

I lobbisti israeliani “usano i voti per contare quanti rimangono nella lista di finanziamenti e quanti sono orientati verso l’opposizione alle prossime elezioni”. “Ho visto membri del Congresso letteralmente impallidire quando è stata fatta loro una domanda inquietante circa il gruppo che rappresenta Israele”, ha aggiunto.

Nello stesso articolo Dean sottolinea anche l’infiltrazione nelle migliori istituzioni accademiche degli Stati Uniti di agenti israeliani con tattiche più occulte di quanto avviene in campo politico, dove è palese l’intimidazione israeliana in azione. Nel mondo accademico l’infiltrazione e la cooptazione della lobby sionista è stata sempre segretamente rivolta verso i vertici, verso i migliori che una volta controllati, rappresentano gli strumenti necessari per diminuire le probabilità di qualsiasi contraccolpo dal basso dalla maggioranza di base, ricattandoli con la permanenza negata o con il licenziamento a tenere la bocca chiusa.

A livello universitario a novembre di quest’anno è avvenuto un fatto storico con una ricaduta sulle lobby israeliane: l’American Studies Association (Asa), un’associazione di 5mila accademici è diventata la più grande organizzazione di studiosi statunitensi che abbia mai aderito al boicottaggio delle istituzioni accademiche israeliane.

L’Asa che si autodefinisce “la più antica e più vasta associazione della nazione dedita allo studio interdisciplinare della cultura e della storia americana”, ha annunciato che i suoi membri hanno approvato una risoluzione che stabilisce che l’organizzazione “sottoscrive e onorerà l’appello della società civile palestinese a un boicottaggio delle istituzioni accademiche israeliane”. La risoluzione, che era stata proposta l’anno scorso ed è stata approvata all’unanimità dal consiglio nazionale dell’Asa il 4 novembre, ha attirato un numero di votanti senza precedenti, con il 66,05% a favore della risoluzione, il 30,5% contrario e il 3,43% astenuto, secondo la dichiarazione dell’Asa.

L’Asa ha affrontato una bufera di critiche e attacchi da parte delle forze filoisraeliane, tra cui appelli dell’ex rettore di Harvard e attualmente dirigente dell’amministrazione Obama, Larry Summers, a boicottare l’Asa sulla base della tesi che la risoluzione viola la libertà accademica e perpetua l’antisemitismo.

Di conseguenza i pezzi grossi della  lobby israeliana hanno deciso di prendere provvedimenti contro la mossa dell’Asa, compilando un grande elenco di teste universitarie ad opporsi. La Conferenza dei presidenti delle maggiori organizzazioni ebraiche americane (Cop), comunemente Conferenza dei presidenti, è stata scelta dalla lobby israeliana a guidare il contrattacco contro la risoluzione storica dell’Asa.

La mossa, però, ha messo a nudo le identità accademiche che sostengono Israele negli Stati Uniti, ha riferito Dean, aggiungendo: “Per questo vantarsi da parte del Consiglio dei Presidenti sulla loro lista attuale dei principali sostenitori accademici per proteggere i continui crimini di Israele contro l’umanità, non possiamo ringraziarli abbastanza”.
“Abbiamo già avuto liste per il Congresso, la magistratura, e anche le forze dell’ordine e il Pentagono, ma non è una buona per il mondo accademico”, ha concluso Dean.

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