Usa: il Senato approva legge sull’11 settembre

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di Salvo Ardizzone

Martedì il Senato Usa ha approvato all’unanimità una legge che permette ai familiari delle vittime dell’11 Settembre di intentare una causa al Governo saudita per le sue responsabilità negli attentati. È dal 2009 che l’Associazione dei familiari delle vittime muove l’accusa sempre più circostanziata che Riyadh sia dietro quegli attacchi; accusa che ha trovato sempre maggiori conferme dai documenti via via declassificati, da ultima una relazione dell’Fbi che dimostra i numerosi contatti fra gli attentatori (su 19, 15 erano sauditi) e le istituzioni di Riyadh.

Di quel documento si conoscono 47 pagine, le 28 restanti, le più scottanti, in cui sarebbero dettagliate le implicazioni dei sauditi negli attentati, rimangono ancora secretate malgrado le forti pressioni esercitate sull’Amministrazione dai congressisti in piena campagna elettorale.

Qualora la legge fosse approvata anche dal Congresso, cosa scontata in tempi elettorali sotto la spinta dell’opinione pubblica, Obama ha già dichiarato che porrà il suo veto presidenziale, preoccupato di non peggiorare ulteriormente le relazioni con l’Arabia Saudita, attualmente al minimo storico per le posizioni assunte dagli Usa con la parziale apertura verso l’Iran, nel dossier siriano e nelle altre crisi mediorientali.

Riyadh ha sempre smentito il suo coinvolgimento nell’11 Settembre, senza però confutare in alcun modo le prove evidenti e i tanti indizi emersi negli anni e adottando un atteggiamento sprezzante. Nel recente viaggio a Washington, il ministro degli esteri saudita, Adel Jubeir, ha minacciato apertamente il Congresso, dicendo che, nel caso la legge fosse passata, ci sarebbero state pesanti ripercussioni politiche ed economiche, asserendo che per cominciare Riyadh avrebbe svenduto gran parte dei titoli del Tesoro americano in suo possesso.

Gli analisti sono concordi nel ritenere questa minaccia un bluff, perché se è vero che una simile misura danneggerebbe l’economia Usa, affosserebbe quella saudita che versa attualmente in gravi difficoltà. E comunque sono stati in diversi che hanno risposto a Jubeir che se Riyadh non è coinvolta negli attacchi come sostiene, non ha nulla da temere da un processo.

Queste schermaglie sono l’ennesima dimostrazione di come i rapporti fra i due Paesi non siano mai stati peggiori: non trovandolo più conveniente, Washington ha rinunciato a sposare a prescindere quelli che Riyadh ritiene i suoi interessi e i sauditi si sentono traditi. Su tutti i dossier aperti nella regione (e sono tanti) fra Amministrazione Usa e casa reale wahabita è ormai un ipocrita dialogo fra sordi che trova solo momentanee convergenze d’interessi che mascherano agende divenute assai diverse.

Riyadh ha rinunciato a qualunque dialogo con l’Amministrazione Obama, attendendo ormai il nuovo Presidente, ma stando alle posizioni dei candidati rimasti in lizza e, cosa assai più importante, dei gruppi di potere che li sostengono, è estremamente improbabile che Washington torni a impegnarsi in Medio Oriente come nell’era Bush: tutto tende a focalizzarla sull’Oriente Estremo e sul Pacifico.

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