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Gli Usa spingono i curdi verso Deir Ezzor

Salvo Ardizzone on 12 settembre 2017 - 05:12 in Medio Oriente, Primo Piano

L’improvvisa offensiva dei curdi verso Deir Ezzor obbedisce all’interesse Usa di ostacolare la completa liberazione della Siria orientale, inserendo le proprie pedine in quell’area di estremo valore strategico sia perché racchiude le maggiori risorse energetiche del Paese, sia, e soprattutto, perché naturale via di passaggio fra Siria ed Iraq, e da lì fino all’Iran.

La ragione della fretta, che ha fatto bruciare i tempi a curdi e americani, sta nella fulminea avanzata della Resistenza: il 5 settembre è stato rotto l’assedio di Deir Ezzor col ricongiungimento con i difensori della 137^ Brigata; mentre il perimetro veniva allargato e messo in sicurezza, il 7 sono giunti in città pontoni e imbarcazioni del 5° Corpo dell’Esercito siriano, per un rapido attraversamento dell’Eufrate e la prosecuzione dell’offensiva verso il confine iracheno e lo snodo essenziale di Abu Kamal, la cui liberazione chiuderebbe la partita.

L’8 settembre, le forze di Damasco, con l’aiuto dei russi, di Hezbollah e dei palestinesi di Liwa al-Quds, hanno rotto l’accerchiamento dell’aeroporto, base d’incalcolabile valore per il controllo dell’area e la prosecuzione delle operazioni a est. Nel frattempo, per assicurare il flusso di rifornimenti e rinforzi, era stata messa in sicurezza l’autostrada Palmyra – Sukhna – Deir Ezzor, il più importante asse di comunicazione della regione.

In una settimana la Resistenza ha sbaragliato l’Isis, sia nella Badyah, dove sta dilagando mettendo in sicurezza i confini siriani, sia verso est, ponendo i presupposti per una rapida liberazione dell’intero Paese. Un blitz, perché ormai di questo si parla, che sta cogliendo i risultati di una strategia coerente, che ha dato prima la precedenza alla Siria Occidentale (Damasco – Aleppo), seguita dalle aree ove sono allocate le risorse energetiche del Paese e i confini che possono assicurare i liberi collegamenti fra Siria ed Iraq (Badiyah e Deir Ezzor).

Gli Usa sono rimasti spiazzati dalla travolgente avanzata della Resistenza, che minaccia di chiudere la partita in poco tempo, materializzando l’incubo (soprattutto per Israele) di una continuità territoriale dall’Iran al Mediterraneo e condannando Washington all’irrilevanza. Per questo l’8 settembre i curdi hanno fatto partire l’operazione “Tempesta della Jazira”, confezionando su due piedi un “Consiglio militare di Deir Ezzor”, un sedicente gruppo di facciata di elementi arabi messo in piedi per giustificare l’occupazione di territori che nulla hanno a che vedere con i curdi, come già fatto a Manbji o Raqqa, dietro cui c’è solo l’ala siriana del Pkk.

I daesh hanno concentrato le loro forze su Deir Ezzor, per contrastare la Resistenza, e l’avanzata curda ha proceduto senza intoppi fino ad Al-Sanayeh, ad una decina di chilometri dalle linee avanzate governative e nei pressi dei sobborghi settentrionali della città.

In realtà, i curdi non sono molto felici di quest’operazione, le loro forze si erano adagiate da mesi nell’assedio di Raqqa e lungo l’alto corso dell’Eufrate, malgrado le forti pressioni Usa per un loro maggiore attivismo, per tre ottime ragioni: la prima è che, eliminato l’Isis, dovranno reinventarsi un ruolo, cosa tutt’altro che facile con la Resistenza vittoriosa; la seconda è che, dopo aver inglobato vasti territori da sempre arabi nel loro Rojava, sanno bene che è assai probabile che sia loro concesso di trattenerne altri, e dunque non intendevano impegnarsi in conquiste che avrebbero dovuto poi abbandonare.

La terza ragione è che la loro avanzata verso Deir Ezzor li pone in attrito con l’Asse della Resistenza e sanno bene che con esso dovranno trovare un accordo, pena un confronto per essi disastroso. A fronte di ciò, le motivazioni che li hanno smossi sono state le ovvie e furiose pressioni americane, l’idea che l’avanzata su Deir Ezzor avrebbe dato loro ulteriore potere negoziale nelle prossime trattative con Damasco e il fatto che l’offensiva contro linee sguarnite e il Daesh ormai messo alle corde dalla Resistenza avrebbe avuto un costo trascurabile.

In realtà l’offensiva era in programma da tempo, ma i curdi l’avevano sempre rinviata a dopo la caduta di Raqqa (che, come detto, non hanno alcuna fretta di conquistare, perché con la sua presa verrebbe meno buona parte del loro ruolo agli occhi degli Usa); adesso, rotti gli indugi, le Sdf, appoggiate dai bombardamenti Usa, che detto per inciso stanno facendo stragi di civili, si troveranno faccia a faccia con la Resistenza, in quella che è una pesante provocazione, e con la reale possibilità che l’ennesimo attacco aereo Usa sulle truppe di Damasco faccia da detonatore a una nuova crisi, nel tentativo di rimescolare le carte di una partita ormai decisa.

Sia come sia, mercoledì, ad Astana, si terrà il sesto summit sulla guerra in Siria, dove l’Asse della Resistenza non mancherà di far pesare la posizione sempre più forte che avrà acquisito, e le manovre Usa tenteranno il tutto per tutto per contrastarla; francamente, per come è ormai la situazione sul campo, è assai improbabile che ciò possa accadere.

di Salvo Ardizzone

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