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Un Medio Oriente verso la resa dei conti

Redazione on 16 maggio 2019 - 08:09 in Medio Oriente, Primo Piano

Medio Oriente – La recrudescenza delle guerre che insanguinano più che mai Siria, Iraq e Yemen sotto lo sguardo distratto della comunità internazionale, non è frutto di una coincidenza: è il risultato di un preciso coordinamento di chi sa d’essere giunto alla resa dei conti, e gioca tutte le carte per ribaltare una situazione che ha visto frustrati tutti i suoi piani. Lo svolgersi degli eventi vede più che mai uniti i registi che hanno dato il via e sostenuto quelle orribili mattanze con fiumi di denaro, armi e aiuti d’ogni genere: Arabia Saudita, Qatar, Turchia, Eau dinanzi alla prospettiva d’una sconfitta bruciante e definitiva, hanno superato antiche rivalità e gelosie unendo i loro sforzi; anche gli Usa, da tempo riluttanti ad impegnarsi a fondo in quei pantani, stanno coordinando come non mai la loro azione con gli altri. E lo stesso attori come la Francia, comprata dai petrodollari sauditi continua a rifornire di armi i vari “ribelli”.

medio-orienteL’Isis, rimpinzato di denaro e armi all’inverosimile, e divenuto un brand di sicura presa internazionale grazie a media che ne hanno gonfiato in tutti i modi le vecchie imprese, il “califfo” ha pensato di poter giocare in proprio, sottraendosi alla tutela di Riyadh e Washington forte degli enormi introiti provenienti da traffici d’ogni genere, taglieggiamenti e, soprattutto, dal contrabbando di petrolio e gas dei campi occupati.

Un battitore libero in una partita divenuta delicatissima, non può essere accettato dai Sauditi e dagli Usa; distruggerlo è impensabile, è troppo prezioso, occorre ricondurlo all’obbedienza tagliandogli le principali fonti di denaro. Di qui le ridicole operazioni aeree della possente coalizione internazionale, attentissima solo a punzecchiare un figliol prodigo che si vuole ricondurre all’ovile. Solo su un aspetto hanno picchiato, quello economico, attaccando pozzi e raffinerie in mano ai tagliagole, e facendo terra bruciata attorno a quei traffici.

D’altronde, oltre che in Siria, dove ha contro Governo siriano, i pur sporadici raid Usa (che non a caso si guardano bene dal toccare gli alleati qaedisti) e gli altri “ribelli” che lo vedono come un concorrente, l’Isis è impegnato anche in Iraq, dove ha trovato una resistenza senza precedenti delle milizie sciite di Hashd Shaabi.

La tragedia yemenita

In Yemen va in scena un altro atto della tragedia che i Sauditi stanno imponendo alla regione nel tentativo di mantenere il loro potere. Quando il movimento Ansarullah ha spazzato via i fantocci attraverso cui controllavano il Paese, hanno perso la testa scatenando un’offensiva aerea terroristica per punire una Nazione che non voleva farsi assoggettare.

Da allora, nel consueto disinteresse di media e comunità internazionale, pronti a sollevarsi al cenno dei potenti ma esitanti dinanzi a chi detta legge dall’alto di una montagna di petrodollari, un Popolo sta pagando un prezzo di sangue e di sofferenze altissimo per affermare la propria indipendenza.

Il risultato, a parte le migliaia di morti e le infinite distruzioni, è stato di compattare la popolazione nella Resistenza ad una aggressione feroce ma senza sbocchi. Anche qui procede la “pulizia” delle bande terroriste e dei fantocci al soldo di Riyadh, quando sarà finita, e ormai non manca molto, i Sauditi dovranno affrontare l’offensiva degli Houthi e delle Tribù che vorranno vendicare i propri morti.

In tutta l’area è in atto la resa dei conti che, con ogni probabilità, a breve vedrà coinvolto l’ultimo (e primo) fattore di oppressione e destabilizzazione: Israele. Dallo scontro, purtroppo ancora lungo e sanguinoso, emergerà un Medio Oriente diverso. Finalmente.

di Salvo Ardizzone

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