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Trump nel caos, emergono militari e Goldman Sachs

Salvo Ardizzone on 31 luglio 2017 - 04:46 in America, Primo Piano

L’Amministrazione Trump nel caos più completo è ciò che emerge dalle ultime vicende; il Presidente ha appena liquidato il capo dello staff Reince Priebus sostituendolo con l’ex generale dei Marines John Kelly, che lascia il Ministero della Sicurezza Interna. È l’ennesimo licenziamento in un’Amministrazione sempre più chiusa ed autoreferenziale, condotta da Trump con stile da autocrate con l’unico risultato di ottenere il caos.

Su Priebus sono state scaricate le responsabilità delle fughe di notizie sul Russiagate e soprattutto l’incapacità di gestire il Congresso, che ha detto no alla liquidazione dell’Obamacare (la riforma sanitaria di Obama), uno dei cardini della campagna elettorale di Trump.

In verità, il vero obiettivo sarebbe stato il Vicepresidente Mike Pence, sempre più tiepido nell’esporsi per il Tycoon, come ha dimostrato il suo scarso impegno di facciata nel sostenere la cancellazione dell’Obamacare; ma anche un autocrate come Trump, che gestisce la Casa Bianca come fosse “The Apprentice”, lo show che ha condotto per 11 anni e che gli ha dato una vasta popolarità, ha compreso che al momento sarebbe stato un passo troppo dirompente.

Dopo la lunghissima serie di licenziamenti in tronco (Sally Yates, Michael Flynn, James Comey, Sean Spicer ed ora Rience Priebus sono solo gli ultimi della lista), è un Trump nel caos più totale quello che sta asserragliato nello Studio Ovale. I vertici del Congresso lo stanno ormai ingabbiando; le sanzioni approvate in blocco contro Russia, Iran e Nord Corea riducono di molto i suoi spazi di manovra, e lo schiaffo con cui è stata affossata la cancellazione di Obamacare sta a dimostrare i veri rapporti di forza.

La debolezza di Trump nel caos in cui è/si è immerso, è accentuata (e sfruttata) da Pentagono, Dipartimento di Stato e soprattutto comunità di Intelligence, che lo stanno incalzando sempre più da vicino sul Russiagate, e su un versante potenzialmente assai più pericoloso per lui: gli affari di famiglia. Prendendo spunto dalla necessità d’indagare sui rapporti con la Russia, il procuratore speciale Robert Mueller sta puntando espressamente sugli affari di Trump e della sua cerchia ristretta (in primis del genero Jared Kushner) con banche e uomini d’affari legati al potere del Cremlino.

Una pista che potrebbe rivelarsi micidiale e che più d’ogni altra potrebbe mettere sotto scacco il Presidente, piegandolo agli interessi dello Stato Profondo Usa. In fondo, per il blocco di potere che da sempre dirige gli Stati Uniti, l’impeachment di Trump è solo la scelta secondaria, qualora il Presidente non accettasse d’essere controllato; la messa sotto accusa di Trump nel caos e la paralisi che ne seguirebbe per molto tempo è l’arma finale, a cui è di gran lunga preferito un Presidente sotto ricatto e ridotto all’obbedienza.

Al momento, a soli 6 mesi dall’insediamento di un’Amministrazione che non è mai decollata, alla Casa Bianca agiscono due gruppi di potere che hanno logiche e interessi propri: quello dei generali, con John Kelly, adesso capo dello staff presidenziale, il consigliere per la Sicurezza Nazionale McMaster ed il Segretario alla Difesa James Mattis; l’altro è quello proveniente da Goldman Sachs e Wall Street, con il neo capo della comunicazione Antony Scaramucci, il consigliere per l’Economia Gary Cohn, il ministro del Tesoro Steven Mnuchin e quello del Commercio Wilbur Ross. Squali per i quali un Trump nel caos più completo sta più che bene, perché liberi di portare avanti gli interessi di cui sono rappresentanti.

Fra i due gruppi restano due realtà: il clan familiare, rappresentato dalla figlia Ivanka e dall’onnipresente genero Kushner, blindatissimo e finora intoccabile, ma sempre più incalzato dalle inchieste che attraverso loro mirano al Presidente; dall’altro c’è il consigliere strategico Steve Bannon, fino a pochi mesi fa centrale, ma adesso in contrasto aperto con Kushner e sempre più isolato, in predicato ad essere il prossimo a perdere il posto.

Come titolato dal New York Times, l’Amministrazione degli Stati Uniti somiglia sempre più ad una giungla zeppa di naufraghi in lotta per una improbabile sopravvivenza. Alle spalle, e sopra un Trump nel caos più completo, lo Stato Profondo Usa continua le sue manovre, destinate a ingabbiare o liquidare un Presidente che s’illudeva di poter continuare i propri affari a prescindere dei poteri che da sempre imperano a Washington.

di Salvo Ardizzone

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