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Trump e Xi Jinping, tra portaerei e concessioni

Salvo Ardizzone on 11 aprile 2017 - 04:22 in America, Primo Piano

L’incontro fra Trump e Xi Jinping ha prodotto risultati controversi: subito dopo l’ostentato attacco missilistico sulla Siria, Trump ha ordinato al Carrier Battle Group della portaerei Carl Vinson d’interrompere la missione che stava per iniziare in Australia e spostarsi nelle acque coreane. Al suo seguito il 2° Stormo aereo imbarcato, i cacciatorpediniere di ultima generazione Mayer e Murphy e l’incrociatore antiaereo Lake Champlain oltre ad unità di appoggio.

Trump e Xi Jinping tra portaerei e concessioni

La prova “muscolare”, che segue di pochi giorni il lancio di Tomahawk sulla Siria per tentare di convincere i propri competitor che gli Usa fanno sul serio, è destinata sia a Pyongyang (che ha replicato a tono alle minacce di un’azione militare Usa) che a Pechino, perché aumenti la pressione sulla Corea del Nord per dissuaderla da provocazioni.

Il fatto è che Kim Jong-un è sempre più convinto che il possesso di ordigni nucleari e di missili per recapitarli addosso ai suoi nemici sia la migliore (e l’unica) assicurazione per il suo regime, ed è sempre più refrattario all’influenza cinese, come dimostrato sia dall’uccisione del fratellastro che dall’eliminazione di diversi quadri politici e militari perché ritenuti (a torto o a ragione poco importa) filocinesi.

In questo scenario, l’eventualità che Trump, seguendo un ottuso approccio da business-man che fa la voce grossa con un concorrente, scateni un attacco dimostrativo contro il programma nucleare e missilistico nord-coreano (il consigliere alla Sicurezza nazionale McMaster ha dichiarato che il Presidente Usa ha già chiesto una serie di opzioni contro quelle minacce), potrebbe sfociare in conseguenze disastrose quanto imprevedibili.

Nel frattempo, per stemperare la tensione che continua a salire (e che oltre a un certo livello non serve a nessuno dei due contendenti), nel summit avuto in Florida Donald Trump e Xi Jinping si sono fatti quelle reciproche concessioni sufficienti a permettere a entrambi di rivendicare un successo dinanzi alle rispettive opinioni pubbliche.

Il Presidente cinese ha offerto maggior libertà sui mercati finanziari ed ha aperto all’importazione di carne bovina Usa (di cui peraltro la classe media cinese ha un crescente bisogno), ma ha lasciata intatta la sua posizione di seconda potenza (in ascesa) dell’economia globalizzata. Trump potrà sbandierare la prosecuzione di negoziati, la fetta di export “conquistata” e la possibilità di un rientro in Usa di attività delocalizzate.

In entrambi i casi si tratta di spot propagandistici che non toccano, e neanche sfiorano, la sostanza del confronto fra i due Stati. Per Trump e Xi Jinping è un guadagnare tempo ma, intanto, malgrado nessuno lo voglia davvero, un errore di valutazione potrebbe innescare una crisi di portata spaventosa.

di Salvo Ardizzone

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