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Trump e la Nato: l’Alleanza non è più obsoleta

Salvo Ardizzone on 14 aprile 2017 - 04:27 in Attualità, Primo Piano

Trump e la Nato hanno avuto in passato un pessimo rapporto, che adesso, all’improvviso, è tornato sereno; dopo le memorabili tirate del Tycoon contro l’Alleanza definita obsoleta, che gettavano nella costernazione la lobby atlantista, al termine dell’incontro a Washington con il Segretario Generale Stoltenberg, il Presidente ha compiuto un’altra delle sue piroette dichiarando che la Nato non è più obsoleta.

Trump e la nato l'Alleanza non è più obsoleta

La capriola, che sovverte ancora un’altra delle posizioni tenute da Trump in campagna elettorale, è figlia dell’offensiva di Agenzie Federali e Congresso che ha impallinato il tentativo di “reset” con la Russia, e costretto il Presidente a lanciare l’attacco missilistico sulla Siria per dimostrare la sua indipendenza da Mosca, che le inchieste pilotate dal Fbi cominciavano a mettere pericolosamente in dubbio. È stata la vittoria completa degli apparati, che dopo aver avuto la testa di Michael Flynn e Steve Bannon, hanno riaffibbiato a Mosca il ruolo di eterno (quanto utile) nemico.

Malgrado i tentativi di chiarimento portati avanti da Tillerson con Lavrov e Putin (che alla fine ha accettato di incontrarlo), le relazioni fra Russia e Usa, stando all’evidenza e a quanto dichiarato dallo stesso Trump, sono vicine al minimo storico; ed è la stessa Mosca a confermare che la nuova Amministrazione di Washington ha peggiorato le già pessime relazioni fra i due Stati.

Al Consiglio di Sicurezza dell’Onu si è sfiorata la rissa fra il rappresentante russo e quello britannico ed il Cremlino ha posto il veto su una risoluzione di condanna che addossava ogni colpa della strage di Khan Shaykhun a Damasco, senza che ci sia stata la benché minima inchiesta indipendente.

In un simile scenario, Trump e la Nato non potevano che filare d’amore e d’accordo, con il Presidente (messo in riga da Pentagono, Intelligence, Dipartimento di Stato e sotto scopa dal Congresso) costretto a rimangiarsi quanto dichiarato in campagna elettorale, che ha dovuto rinunciare platealmente a tutti i tentativi di ridimensionare l’Alleanza.

Mentre Trump e la Nato definivano il loro “reset” dei rapporti, quest’ultima ha chiesto alla Romania di ospitare a Bucarest un centro di Intelligence a supporto delle operazioni dell’Alleanza nell’area del Mar Nero, rivolte contro la Russia e, senza confessarlo apertamente, contro la Turchia.

Il ruolo strategico della Romania all’interno della Nato è in crescita e, a meno di rivolgimenti imprevisti, lo sarà sempre di più: Bucarest è vitale sia per proiettare una minaccia verso Mosca che verso un’Ankara sempre più distaccata e ambigua. Presso la base di Develesu, è attivo dal maggio del 2016 il sistema antimissile Aegis Ashore Bdm, il cui potenziale doppio uso sottoporrebbe la Russia (e all’occorrenza la Turchia) alla possibile minaccia di testate nucleari tattiche e strategiche.

Presso la medesima base, o comunque nell’area, dovrebbero essere trasferiti gli ordigni finora ospitati nella base aerea Nato di Incirlik in Turchia, da mesi in fase di graduale smantellamento visto lo sfilacciarsi dei rapporti con Washington su molteplici dossier, Siria in testa.

Con la motivazione di mettere in sicurezza la base e le truppe provenienti da 11 Paesi che a giungo svolgeranno massicce esercitazioni, a maggio un’aliquota di caccia Eurofighter Typhoon della Raf verrà dispiegata presso il porto di Costanza. Nella realtà, quei caccia serviranno anche (diremmo soprattutto) a impedire l’attivazione di un ponte aereo fra la Russia e l’isolata Transnistria, l’enclave separatasi dalla Moldova e vicina alle posizioni di Mosca presidiata da un contingente russo.

Da parte del parlamento rumeno è prevista una rapida approvazione del nuovo centro di Intelligence dell’Alleanza; l’attuale orientamento di Governo e principali forze parlamentari risulta nettamente allineato con gli interessi d’oltre Atlantico. Alla luce della rinverdita funzione della Nato, e soprattutto del potere che può esercitare e gestire, si spiega ampiamente l’inedito feeling fra Trump e la Nato, ricondotto nell’alveo “tradizionale” dalle pesantissime pressioni (e intimidazioni, vedi le varie inchieste in corso sui rapporti con la Russia) degli apparati.

di Salvo Ardizzone

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