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Saleh ucciso, sventata trama saudita in Yemen

Salvo Ardizzone on 5 dicembre 2017 - 05:18 in Medio Oriente, Primo Piano

In Yemen Ansarullah ha sventato una trama dell’ex presidente Saleh sostenuta da Emirati e Arabia; negli scontri Saleh è stato ucciso.

Dal 29 novembre i sostenitori dell’ex Presidente hanno iniziato a scontrarsi con i militanti della Resistenza Ansarullah nella capitale Sana’a; sabato Ali Abdallah Saleh ha annunciato la fine dell’alleanza con gli Houthi e l’intenzione di riappacificarsi con gli Emirati e l’Arabia Saudita. Malgrado i numerosi raid condotti dall’aviazione della coalizione a guida saudita sulla Capitale (almeno 50) in appoggio dei miliziani fedeli all’ex Presidente, la Resistenza ha neutralizzato facilmente quella che ha definito una trama per colpire le forze popolari yemenite e spaccare il fronte contro l’aggressione condotta da Riyadh.

Fallito il suo colpo di mano e sbandatesi le sue milizie, disarmate o passate con Ansarullah, lunedì Saleh ha tentato di fuggite a Ma’rib, nella zona controllata dai mercenari degli Emirati Arabi Uniti su un blindato; in uno scontro con gli uomini della Resistenza è stato ucciso insieme al suo vicepresidente Aref Zoka e al segretario del Partito del Congresso Nazionale (la sua formazione politica) Yaser al-Awazi.

Dopo notizie contrastanti, il Ministero degli Interni dello Yemen ha diramato la conferma della morte dell’ex Presidente; nel comunicato il Ministero ha aggiunto che il movimento Ansarullah aveva preso il controllo di tutte le posizioni precedentemente tenute dalle milizie di Saleh a Sana’a.

In un’intervista alla Tv yemenita al-Masirah, il portavoce della Resistenza Houthi Ansarullah, Mohammed Abdulsalam, ha dichiarato che è stata sventata una trama contro il Paese e che i membri del partito di Saleh, tranne alcune eccezioni, stanno aiutando i Comitati Popolari nella difesa del Paese contro l’aggressione saudita.

Il leader di Ansarullah, Abdul Malik al Houthi, ha dichiarato che Saleh si era schierato dalla parte degli aggressori dello Yemen; dopo il suo improvviso voltafaccia, gli è stato chiesto di tornare indietro ma ha rifiutato continuando a sostenere la colazione a guida saudita e ad accendere scontri nella Capitale; a questo punto la sua trama è stata sconfitta rapidamente, malgrado il manifesto coordinamento delle milizie di Saleh con la coalizione saudita. Al Houthi ha continuato sottolineando che Ansarullah considera i membri del Partito del Congresso Nazionale come fratelli e che non ci saranno rappresaglie; la lotta contro l’Arabia Saudita e gli Emirati continua.

Saleh era stato presidente dello Yemen del Nord fra il 1978 e il 1990 e poi dello Yemen unificato fino al 20012; messo da parte dalle proteste popolari, aveva lasciato il posto al suo vice, Mansur Hadi, divenuto il fantoccio dei sauditi e poi dimessosi e fuggito a Riyadh dopo che la Resistenza Ansarullah ha rotto gli indugi per liberare il Paese dalle influenze esterne.

Saleh si era schierato con gli Houthi, che da presidente aveva represso ferocemente fra il 2004 ed il 2010, pensando di poter riacquistare il potere perduto; dopo oltre due anni e mezzo di guerra, ha ascoltato le sirene degli Emirati, dove aveva notevoli interessi economici, e di Riyadh, pronta a promettere di tutto per spezzare il fronte che la stava umiliando.

Dopo diverse frizioni, sabato la svolta definitiva pro saudita con l’annuncio televisivo, un annuncio chiaramente concordato con Riyadh e Abu Dhabi che hanno fatto annunciare ai propri fantocci insediati in Yemen un’amnistia per chiunque avesse rotto con gli Houthi, ed hanno intensificato i raid aerei per appoggiare i miliziani di Saleh. Tutto inutile: in poco tempo la Resistenza ha sbaragliato gli irriducibili fedeli all’ex Presidente, vanificando il colpo di mano ed assorbendo la maggior parte delle forze di Saleh.

Adesso per il Golfo le carte tornano a mescolarsi: fallito l’ennesimo piano saudita del giovane erede al trono Mohammed bin Salman per tirarsi fuori dal pantano che sta dissanguando Riyadh, l’Ansarullah rimane saldo nella sua lotta in una sintonia crescente con il movimento separatista del Sud Yemen, vicino alla Fratellanza Musulmana e ancor di più al Qatar che, messo sotto embargo dai sauditi, ora sta virando verso l’Iran. Al contempo, nei territori ufficialmente controllati dalla coalizione saudita, al-Qaeda si sta sviluppando indisturbata, anzi, spesso in collaborazione  con gli occupanti che la usano per i propri fini.

Di più: la lunga guerra sta divaricando gli interessi di Arabia Saudita ed Emirati e le frizioni sono crescenti, causando non pochi problemi soprattutto a Riyadh che della guerra ha il peso maggiore e più rischia dalla sconfitta rovinosa che si sta delineando. Sia come sia, la morte di Saleh è l’ennesima sconfitta dei sauditi; non indebolisce la Resistenza ma inchioda l’Arabia Saudita alla sua disastrosa avventura in Yemen.

di Salvo Ardizzone

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