Tradizione e sovranità. L’Ungheria di Orbán raccontata da un cittadino magiaro

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di Federico Cenci

Le sue lettere hanno fatto il giro di alcuni circuiti internet. Di quelli, per capirci, definiti di controinformazione, dove la difesa del governo ungherese è esercizio consueto. András Kovács si concede ora a Il Faro sul Mondo, per approfondire questioni relative al suo Paese e per smentire i luoghi comuni alimentati da quella stampa che, viceversa, fa dell’invettiva anti-Orbán una linea editoriale di politica estera. Trentacinquenne, sposato con una donna italiana e padre di tre figli, András Kovács vive in un piccolo centro vicino al lago Balaton e lavora nel corpo militare ungherese. Si definisce «una persona semplice», che ha a cuore la propria terra e perciò cerca, nel suo piccolo, di «far conoscere la verità sull’Ungheria». Cresciuto tra i racconti di quanti, più anziani di lui, hanno vissuto durante la «barbarie comunista», András Kovács ha ancora impresse negli occhi le immagini dei funerali di Stato che nel 1989, pochi mesi prima della caduta del muro di Berlino, vennero concessi ad alcuni martiri ungheresi della rivolta del 1956 tra cui Imre Nagy, ex primo ministro trucidato dai comunisti per via delle sue “aperture ad Ovest”. A prendere la parola, durante quella solenne cerimonia in piazza degli Eroi, a Budapest, un giovane universitario impegnato in politica di nome Viktor Orbán. Fu lui, insieme ad alcuni amici, a riesumare la salma di Imre Nagy. Un gesto che fu per l’Ungheria il preludio di una nuova epoca.

Gentile András Kovács, nelle sue lettere ribadisce costantemente che Viktor Orbán ha ereditato dai suoi predecessori di sinistra una situazione finanziaria e politica catastrofica. Può fornirci un quadro dell’Ungheria prima dell’avvento di Orbán?
Caduto il comunismo, in Ungheria abbiamo assistito a una svendita da parte dei governi di sinistra delle aziende di Stato che riguardano quasi tutti i beni primari: gas, luce, acqua, petrolio. Il risultato è stato un drastico aumento delle bollette, a tal punto da costringere molti cittadini a diventare insolventi. Come se non bastasse, i governi di sinistra hanno diminuito gli assegni familiari, le pensioni e le tredicesime. Nel contempo, però, sono stati foraggiati i ricorsi alle banche per chiedere prestiti in valuta straniera, che si sono trasformati in un inganno per via del pauroso aumento dei tassi d’interesse. Il debito dello Stato in quegli anni si è dilatato in modo esponenziale, ed è stato un modo per i socialisti di far sparire tanti soldi. A causa di ciò, oggi in tribunale c’è un processo in corso. Ma c’è una cosa importante che vorrei aggiungere…

Prego…
Il primo ministro di sinistra Gyurcsány Ferenc nel 2006 fu beccato da una registrazione nascosta mentre, durante una riunione di partito, svelava ai suoi compagni di essersi servito di mezzi “non puliti” per realizzare alcuni affari. La rivelazione causò un vero e proprio terremoto politico in Ungheria: pochi giorni dopo le strade di Budapest furono invase da migliaia di manifestanti sdegnati, che chiedevano le dimissioni di Gyurcsány Ferenc. Per tutta risposta, il governo diede ordine ai poliziotti di reprimere il dissenso, così che molte persone (anche anziane) vennero ferite dalle manganellate e dai proiettili di gomma sparati dalle forze dell’ordine. Nessuno pagò né chiese scusa per quello scempio, ma sono ancora reperibili filmati che dimostrano ciò che avvenne.

Quali le decisioni del governo Orbán che invece hanno portato giovamento alle tasche dei cittadini ungheresi?
C’è una peculiarità di Orbán che è molto apprezzata: prima di pronunciarsi in merito a questioni particolarmente delicate, non esita a chiedere consiglio e parere alla popolazione. È così che alla fine i risultati si sono dimostrati favorevoli per le nostre tasche. Le bollette di luce, acqua, gas si sono abbassate del 10% dal primo dell’anno e ancora di un altro 10% ultimamente. Nuovi sgravi si registrano sulle tasse sull’immondizia e sulla pulizia dei camini, senza dimenticare le misure in favore degli indigenti che sono costretti a riscaldarsi solo con la legna e/o il carbone: il governo ha abbassato il prezzo di queste materie prime combustibili. Sono state inoltre alzate le pensioni per le famiglie numerose e l’Iva può essere oggi, finalmente, scaricata. Orbán, ancora, aiuta chi ha contratto debiti in valuta estera; ha pagato al corpo dei pompieri tutti gli arretrati che avevano accumulato negli anni di governo di sinistra. E poi, ha alzato lo stipendio degli insegnanti, medici, infermieri, aiutando altresì le famiglie colpite dalle alluvioni con la costruzione in breve tempo di nuovi alloggi. Ma non finisce qui, Orbán ha rigettato “l’usurocrazia internazionale” tassando le multinazionali e in maniera esemplare le banche. Ha poi dimezzato i rappresentanti parlamentari e ha cominciato a riacquistare i grandi complessi aziendali che un tempo erano ungheresi ma che i socialisti hanno svenduto ai privati con subdole strategie.

Il prestito del Fondo Monetario Internazionale è ormai un ricordo?
Nel 2008 il governo di sinistra ha chiesto in prestito al Fmi 20 miliardi di euro sottoscrivendo  nel contratto (poiché sapevano che avrebbero perso le elezioni) che il debito sarebbe stato estinto non prima delle elezioni politiche. Senza dimenticare che una parte di questa grossa cifra é stata data alle banche per riprendersi dalla crisi. Sin dall’inizio, il governo di Orbán non é stato morbido con il Fmi e ha promesso che avrebbe estinto questo prestito. Promessa mantenuta. Per farlo ha attinto per una buona parte della somma dai risparmi della banca nazionale. Il debito é stato estinto anche perché così il Fmi non può più mettere becco nell’economia ungherese. Così sarà: l’ufficio a Budapest del Fmi é stato chiuso.

Di recente il parlamento ungherese ha approvato un regolamento che stabilisce che ogni comune avrà facoltà di decidere quali zone vietare ai senzatetto, pena persino l’arresto per chi violerà la decisione. Non ritiene si tratti di un provvedimento discriminatorio e penalizzante nei confronti di persone già emarginate?
Questa legge vieta ai senzatetto di vivere per strada o in altri posti pubblici, è vero. Allo stesso tempo, però, la legge obbliga il governo a dare a questa gente un posto dignitoso in cui vivere. E il governo la sta già attuando a Budapest, dove è stato da poco ripristinato un presidio sanitario che accoglie gli emarginati. Questa realtà fu creata dal primo governo Orbán ma fu soppressa successivamente dai socialisti, così molti poveri si ritrovarono per strada, senza cure né attenzioni da parte dello Stato.

Perché, a suo avviso, l’Unione europea e gran parte della stampa occidentale sono ostili a Viktor Orbán?
Penso che esiste molta ostilità da parte dei media e dell’Unione Europea verso Orbán per le sue scelte coraggiose, che hanno penalizzato le multinazionali straniere e le banche. L’Unione europea teme che Orbán possa diventare un esempio per altri Stati membri, così da creare scompiglio all’interno di una Comunità dove le politiche vengono imposte dall’alto e non esiste sovranità nazionale. Altro motivo di ostilità è la “legge fondamentale ungherese”, la quale è basata su radici fortemente cristiane e dove viene ribadito che la famiglia è composta da un uomo e da una donna. Non esistono discriminazioni verso gli omosessuali, viene però sancito in modo incontrovertibile che non c’è matrimonio al di fuori di quello tradizionale. Evidentemente un principio come questo è agli antipodi da ciò che credono a Bruxelles e sulle pagine di molti giornali stranieri.

Lei assicura che il governo gode di un ampio consenso da parte dei cittadini ungheresi. C’è dunque da aspettarsi che Fidesz vincerà le elezioni di nuovo in modo schiacciante? In realtà non mancano forti episodi di dissenso, non ultimo il corteo con la decapitazione del fantoccio di Viktor Orbán
Nulla è sicuro nella vita. Tuttavia credo che i cittadini possano e sappiano discernere tra gli anni di governo della sinistra e gli anni di governo Orbán. Spero che Dio ci assista in questo. In ogni caso è normale che una parte della popolazione non approvi il proprio capo di governo. Ma è anche vero che tanta gente di sinistra, pur “non amando” Viktor Orbán come persona, ammette che le sue politiche sono state positive. L’episodio della decapitazione del fantoccio é stato per la sinistra un coltello a doppia lama perché ha generato una disapprovazione trasversale. Penso che Orbán sia una persona propugnatrice di una politica nuova, moderna. Cerca di mettere davanti a tutto gli ungheresi, le famiglie. Questo costituisce un cambiamento radicale rispetto al passato. E qui in Ungheria, dove per tanti anni c’è stato il comunismo, è sempre difficile accettare i cambiamenti.

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