Tel Aviv pressa Roma per sanzioni su Iran

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Sconvolto dall’opposizione dell’Italia alle sanzioni iraniane, il regime israeliano sta esercitando pressioni su Roma per concordare l’imposizione di ulteriori divieti all’Iran per il suo programma missilistico e le attività regionali.

sanzioniAll’inizio di questo mese, Yuval Rotem, Direttore Generale del Ministero degli Esteri israeliano, ha convocato l’ambasciatore italiano in Israele, Gianluigi Benedetti, per esprimere la sua insoddisfazione per la mossa dell’Italia per impedire l’imposizione di ulteriori sanzioni contro l’Iran.

Secondo il canale 10 di Israele, la pressione arriva quando è richiesto il consenso di tutti i 28 Stati membri del blocco per approvare le nuove sanzioni sull’Iran e l’Italia è l’unico Paese contro le nuove sanzioni. Nell’incontro, Rotem ha dichiarato all’ambasciatore italiano che Israele si aspetta che l’Italia riconsideri la sua posizione.

Durante l’incontro, l’ambasciatore italiano ha chiarito che il suo Paese sta bloccando le sanzioni contro l’Iran perché ritiene che i tempi non sono adeguati. Nel frattempo, è stato concordato che una delegazione del ministero degli Esteri e rappresentanti dell’apparato di sicurezza israeliano facciano una visita a Roma per discutere le informazioni di Israele sulle attività dell’Iran nella regione e sul programma missilistico allo scopo di persuadere gli italiani a cambiare la loro posizione.

Le nuove sanzioni sono state introdotte da Gran Bretagna, Francia e Germania per fermare il programma missilistico iraniano e le attività in Siria, Libano, Iraq e Yemen. Secondo la versione inglese del Jerusalem Post, le sanzioni mirano a dimostrare all’amministrazione Trump che l’Ue è seria nella sua attività contro l’Iran e quindi persuadere Washington a non ritirarsi dall’accordo nucleare iraniano.

Un alto funzionario israeliano ha dichiarato al giornale che l’opposizione dell’Italia all’imposizione di nuove sanzioni sull’Iran deriva da una serie di contratti commerciali firmati da compagnie italiane in Iran. Questo si verifica quando la scadenza del 12 maggio per la revisione del Jcpoa da parte di Trump si sta avvicinando rapidamente. A gennaio, Trump ha dato agli europei 120 giorni per accettare le modifiche apportate all’accordo nucleare e ha minacciato che se le sue revisioni fossero state respinte, avrebbe cancellato l’accordo.

In risposta, i funzionari iraniani hanno minacciato che se il Jcpoa fosse stato scartato, l’Iran sarebbe stato in grado di ripristinare il suo processo di arricchimento dell’uranio entro pochi giorni e che l’Iran si sta effettivamente preparando per ogni potenziale scenario.

D’altra parte, il presidente francese Emmanuel Macron, in visita ufficiale negli Stati Uniti, ha dichiarato domenica scorsa che non c’è altra opzione se non quella di preservare l’accordo. Nel frattempo, l’Alto rappresentante delle Nazioni Unite per gli affari del disarmo, Izumi Nakamitsu, ha sollecitato tutte le parti dell’accordo sul nucleare a non abbandonarlo.

Il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, ha dichiarato giorni fa di aver concordato con il suo omologo cinese di bloccare qualsiasi tentativo degli Stati Uniti di sabotare l’accordo nucleare.

di Giovanni Sorbello

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