Suicidi, strage tra le Forze dell’ordine

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Sulle Forze dell’ordine pesa un fardello silente di cui se ne parla poco ma che stando ai numeri colpisce in modo spietato. Sono oltre 250 i suicidi dal 2010 sino ai primi mesi del 2019, con un calcolo stimato di un suicidio a settimana sino ad arrivare agli estremi in cui a morire insieme al suicida sono interi nuclei familiari come è successo a Nicola Cosentino, agente di polizia presso la Questura di Ragusa, che prima di togliersi la vita ha ammazzato la moglie. L’immagine da macho che spesso accompagna colui che indossa una divisa non consente debolezze, soprattutto tra i colleghi che sono, o dovrebbero essere, i primi ad accorgersi delle problematiche del collega. Considerato il malsano spirito di corpo si preferisce tacere e far finta di nulla, scaricando tutto il peso sulle famiglie.

Andare in “Articolo 48 è allora un marchio infamante, non sei affidabile per il collega con la quale ti trovi a lavorare. L’articolo 48 è lo spartiacque che segnala un agente sano da uno con delle problematiche da risolvere. Prevede la sospensione dell’attività lavorativa sino ad arrivare al ritiro del tesserino, della pistola e delle manette. L’articolo 48 prevede un colloquio svolto da un medico che appartiene alla gerarchia dei funzionari competenti nella gestione del personale e qualora un agente manifesti un disagio psicologico o una situazione di stress, con il colloquio si stabilisce l’entità del problema. L’entità dello stop può raggiungere anche anni di sospensione dal servizio, portando molti agenti a intraprendere un percorso terapeutico personale, pagato di tasca propria.

La maggiorparte delle problematiche riguardano dinamiche extra lavorative che vanno dai problemi di coppia a quelli familiari, anche se non mancano i casi di burnout, orari prolungati e pendolarismo. Il problema riguarda non solo venire a conoscenza della situazione, ma se ciò non viene comunicato è del tutto impossibile per la scala gerarchica venire a conoscenza di un possibile problema. Se ciò accade, le questure non sono attrezzate a fornite supporto psicologico, la maggior parte ha un medico che tratta le problematiche con strumenti non adatti.

Il 3 maggio scorso è stato pubblicato un concorso per l’assunzione di altri 19 psicologi con limite di 40 anni, pochi per sopperire alle carenze di organico. Anche la procedura di sostegno d’urgenza non è standardizzata con dinamiche definite. Serve un’attivazione automatica destinata a colleghi, amici e famigliari. Negli Stati Uniti i poliziotti vengono seguiti stabilmente mentre da noi si deve intervenire ogni volta che si verifica un episodio traumatico: un soccorso in un incidente stradale, una sparatoria, un suicidio sui binari.

Tra le ipotesi di modifica dell’articolo 48 c’è il mantenimento del tesserino e la ricollocazione del personale in esame, impiegandolo in incarichi non operativi ma di ufficio. I Carabinieri già da alcuni anni hanno un Tavolo interno che studia le concause del fenomeno suicidi. Rimane il numero di 250 suicidi tra le forze dell’ordine che dovrebbe attrarre l’attenzione della politica.

di Sebastiano Lo Monaco

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