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Stx Fincantieri: enormi interessi dietro un accordo ambiguo

Salvo Ardizzone on 29 settembre 2017 - 05:05 in Europa, Primo Piano

Lo scontro fra Italia e Francia sulla partita Stx Fincantieri s’è concluso con un accordo “creativo” che vela molte ambiguità e lascia parecchie zone d’ombra sulla questione vera: i termini di un eventuale accordo sulla cantieristica militare fra Naval Group e Fincantieri, con la partecipazione della francese Thales e di Leonardo (l’ex Finmeccanica).

Riassumendo per sommi capi la vicenda, Fincantieri, su sollecitazione francese, aveva acquistato Stx France – Chantiers de l’Atlantique all’asta indetta dal Tribunale di Seul a seguito del suo fallimento, un’asta a cui nessun altro aveva voluto partecipare. Ma una volta eletto, Macron aveva stracciato l’accordo sottoscritto da Hollande, rifiutando che Fincantieri avesse il controllo della società.

In realtà, dietro lo scontro Stx Fincantieri c’è assai più del controllo dei Chantiers de l’Atlantique: la cantieristica civile è certo interessante, e Fincantieri avrebbe avuto finalmente il più grande bacino europeo che le avrebbe permesso di fare il definitivo salto di qualità mettendola alla pari dei colossi coreani e nordamericani, mettendo di proprio un know-how di tutto rispetto; ma ciò che muove gli interessi veri è la cantieristica militare, e le opportunità che si sarebbero aperte per l’azienda italiana potendo disporre le infrastrutture dei Chantiers de l’Atlantique; opportunità che sarebbero venute meno a Naval Group, il polo francese delle costruzioni militari.

Inoltre, considerando la cantieristica militare, la vicenda non si limita più a Stx Fincantieri, ma coinvolge appieno sia la francese Thales che l’italiana Leonardo, ovvero chi fornisce attrezzature e sistemi d’arma alle navi da guerra, ovvero la parte più specialistica e lucrosa. Insomma, uno scontro frontale fra Italia e Francia che a aveva tirato in ballo altri incroci pesanti fra le due Nazioni, vedi la scalata della francese Vivendi a Telecom, e a cascata a Telecom Sparkle, la controllata che gestisce una delle più grandi reti di telecomunicazioni globali.

In ballo c’era troppo perché la vicenda Stx Fincantieri non trovasse un accomodamento che permettesse all’Italia di salvare la faccia rinviando le altre partite, e con una trovata al limite del surreale è stato trovato: Fincantieri avrà solo il 50% delle azioni di Stx, come i francesi, esattamente quello che il Governo italiano aveva sdegnosamente rifiutato, ma il Governo francese per la durata di 12 anni “presterà” all’Italia un 1% che le permetterà di avere il controllo dei Chantiers dell’Atlantique e di esprimere sia il Presidente che l’Amministratore Delegato. Peccato si tratti di un controllo di facciata.

Passeranno 12 anni prima che quell’1% divenga definitivamente italiano, nel frattempo l’accordo verrà sottoposto a revisione dopo 2, 5, 8, e 12 anni; in quel contesto la Francia valuterà l’occupazione, le commesse e ogni altro aspetto della convenienza per essa del patto; se non dovesse essere soddisfatta, potrà chiedere indietro in qualunque momento quell’1% riportando il gioco alla casella di partenza, ma dopo aver bloccato e controllato per anni pericolosi concorrenti.

Anche la facoltà di nomina del Presidente e Amministratore Delegato per Fincantieri non è affatto una certezza, perché i francesi hanno diritto di veto; già ieri sera, con l’inchiostro ancora fresco sui memorandum, l’Eliseo ha fatto trapelare a caldo che il futuro Presidente e Amministratore Delegato della società sarà francese, ovvero Laurent Castaing, attuale capo di Stx France. La replica piccata del Governo italiano in nulla cambia quel diritto di veto, che rende il controllo della società apparente.

Ma dietro la partita Stx Fincantieri c’è di più e di peggio: la road map prevista per giungere a un’alleanza tra Naval Group e Fincantieri sembra assai più un abbraccio mortale per soffocare una fastidiosa concorrenza. Naval Group è il secondo gruppo al mondo, e dietro di lei c’è Thales, un colosso che è concorrente diretto di Leonardo soprattutto sui sistemi elettronici (ovvero sulla parte più interessante delle commesse).

Negli ultimi anni Fincantieri è cresciuta notevolmente nel comparto militare, mettendo a segno alcuni contratti di notevole portata (a parte quelli nazionali della Legge Navale, valga per tutti quello per costruire una flotta chiavi in mano al Qatar) ed è in ottima posizione in alcune grandi competizioni internazionali come in Australia, dov’è in ballo una mega commessa da 30 Mld.

Con l’accordo Stx Fincantieri, il rischio concreto è quello che sia messo il guinzaglio alle aziende italiane, eliminando la loro crescente concorrenza e sfruttando le loro potenzialità a beneficio del duo Naval Group – Thales. D’altronde, a guardare i fatti, non c’è molto da sperare dal Governo italiano, che sia questo o uno successivo: hanno sempre spiccato per una totale mancanza di comprensione delle questioni e un’imbarazzante inconcludenza.

Sia come sia, adesso a Roma si festeggia, sia pur con qualche inquietudine; in realtà l’accordo su Stx Fincantieri è solo l’inizio di un percorso che rischia d’essere assai amaro per alcune delle più strategiche aziende italiane.

di Salvo Ardizzone

 

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