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Striscia di Gaza: Israele combatte il contrabbando

Irene Masala on 28 ottobre 2017 - 02:45 in Palestina, Primo Piano

Le autorità israeliane stanno portando avanti una serie di operazioni nella Striscia di Gaza per contrastare i tentativi di contrabbando di rifornimenti militari diretti ai militanti del movimento di Resistenza Hamas. Lo ha annunciato lunedì il ministero della Difesa israeliano insieme ai rappresentanti dell’Ufficio di coordinamento del distretto di Gaza (Dco) e all’Ufficio del coordinatore delle attività governative nei Territori palestinesi occupati (Cogat).

L’allarme è iniziato in seguito al sequestro di un camion da parte dello Shin Bet, l’agenzia che si occupa della sicurezza interna dello Stato ebraico. Secondo il comandante del Dco, il colonnello Fares Atilla, Hamas avrebbe più volte cercato di sfruttare la politica israeliana nei confronti dei residenti civili della Striscia di Gaza per incrementare i traffici con fini terroristici. Sarebbero infatti costanti, in base ai dati resi noti dal quotidiano israeliano “Jerusalem Post”, i tentativi di contrabbando di attrezzature e armamenti militari dalla Striscia di Gaza, considerati quasi un’attività quotidiana.

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Le autorità israeliane intercettano continuamente il trasporto di beni illeciti diretti ad Hamas nel tentativo di attraversare il valico di confine. Nel 2016 è stato sospeso l’ingresso di circa 226 marci, considerate come tentativi di contrabbando, segnando un incremento del 165 per cento rispetto all’anno precedente.

All’inizio di ottobre è stata bloccata la consegna di migliaia di scarponi militari catalogati come pantofole che secondo l’esercito israeliano erano destinati all’ala militare di Hamas. La maggior parte dei tentativi di contrabbando avviene attraverso il valico di frontiera di Kerem Shalom gestito dall’Autorità aeroportuale israeliana che monitora principalmente il contenuto dei camion che attraversano il confine tra Israele e la Striscia di Gaza.

Da ricordare che gli abitanti della Striscia di Gaza vivono sotto costante assedio da parte delle forze militari israeliane, il che implica scarsezza di beni primari e, negli ultimi mesi, anche mancanza di elettricità e di rifornimenti di acqua potabile.

di Irene Masala

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