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Il vocabolario italiano di pulizia etnica legato a Soros

Redazione on 3 marzo 2017 - 02:28 in Attualità, Primo Piano

Su input dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr), di cui era portavoce la presidente della Camera, Laura Boldrini, nasceva l’associazione Carta di Roma nel dicembre del 2011, per dare attuazione al protocollo deontologico per una informazione corretta sui temi dell’immigrazione, siglato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti (Cnog) e dalla Federazione Nazionale della Stampa italiana.

SorosLa Carta di Roma inizia il suo iter, richiamata su Facebook dalla Presidente della Camera che ne sottolinea l’importanza, per l’opinione pubblica che “forma le proprie convinzioni attraverso i media… perché il livello di coesione di una società dipende anche dall’uso corretto e responsabile delle parole.

Laura Boldrini e l’associazione Carta di Roma continuano a difendere una corretta informazione sui temi dell’immigrazione, proponendo in un glossario termini corretti da utilizzare, come “richiedente asilo”, “rifugiato”, “avente diritto alla protezione internazionale” e “migrante irregolare”.

Non è tanto importante che i nuovi termini proposti facciano sorridere chi si esprime comunemente con termini come vucumprà, clandestini, extracomunitari, terroristi islamici, oppure abbiano causato prese di posizione come quella di Matteo Salvini che in un post su Fb del 21 febbraio parla di associazione buonista, di boldriniana “pulizia etnica lessicale”, con una calata di tono seguita da un’altrettanta calata di tono del presidente dell’associazione Carta di Roma che esordisce nell’editoriale della prima pagina dell’Unità: “Il leader della Lega Nord, Matteo Salvini, è uno stronzo. E anche se, per questa affermazione ingiuriosa, un giudice dovesse condannarmi, mi sentirei in obbligo di ripeterla”.

Acquista maggior peso la home page dell’associazione Carta di Roma.org, che in alto a sinistra riporta il logo dell’Agenzia dei rifugiati delle Nazioni Unite (Unhcr) e in alto a destra il logo della Open Society Foundation, il cui fondatore e filantropo è George Soros.

Acquistano maggior peso pagine web di giornalisti stranieri che parlano della Carta di Roma come di un’associazione fondata con i soldi di Soros. Così l’articolo di Thomas Williams, attivo a Roma dal 2014 come l’uomo di Breitbart, la testata di estrema destra diretta dal consigliere politico di Donald Trump, Steve Bannon, discusso sito web che sta per aprire i battenti anche in Germania e in Francia. Il giornalista parla dell’associazione Carta di Roma, “an italian lobby group”, finanziata da Soros che sollecita i giornalisti ad un vocabolario di pulizia etnica.

Poco prima della presentazione del Quarto Rapporto della Carta di Roma alla Camera dei Deputati il 19 dicembre scorso, introdotta dal saluto di Laura Boldrini, Presidente della Camera dei deputati del Parlamento italiano, Putin ufficialmente dichiarava il miliardario George Soros uomo ricercato in Russia, citando lui e le sue organizzazioni come “una minaccia alla sicurezza nazionale, e l’Ungheria prevedeva di reprimere e spazzare via le organizzazioni non governative legate al miliardario Soros.

Dopo la Russia e l’Ungheria anche la Macedonia si appresta ora a vietare tutti gli Enti non governativi finanziati da George Soros e a tale proposito è stata lanciata l’operazione Sos, Stop Operation Soros, con la motivazione che le organizzazioni finanziate da Soros hanno monopolizzato la società civile in Macedonia e sopprimono tutte le notizia che il magnate ungherese ritiene scomode. Una pesante accusa è fornita dal capo editore dell’agenzia statale di notizie, Mia news, secondo cui la fondazione Open Society di Soros danneggia l’indipendenza della Macedonia.

Sta di fatto che Soros da tempo cerca di destabilizzare governi democraticamente eletti, finanziando proteste che portano a guerre civili come in Ucraina. L’Italia farebbe bene a tutelarsi da interferenze nefaste di organizzazioni che non solo operano apertamente alla luce del sole ma sono anche all’interno delle istituzioni.

di Cristina Amoroso

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