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Gli smartphone bruciano il cervello dei nostri ragazzi

Redazione on 10 settembre 2018 - 01:35 in Attualità, Primo Piano

Lo smarthphone prosciuga il cervello uccidendo gli adolescenti che non conoscono un mondo senza internet e sono schiavi della rete, soffrono di Nomofobia, di Vamping, di Fomo, la loro identità diventa digitale, rischiano l’isolamento sociale e suona il campanello d’allarme per il fenomeno Hikikomori nei Paesi europei, compresa l’Italia.

 smartphone L’avvento dello smartphone ha modificato ogni aspetto della vita dei teenager, e li sta uccidendo, nonostante la loro vita sia più sicura rispetto alle generazioni passate, eppure i tassi di depressione e di suicidio nei teenager si sono moltiplicati.

Sentito parlare di Nomofobia, Vamping e Fomo?

Forse non si conosce la parola, ma tutti coloro che hanno frequentazione di adolescenti – e non solo – hanno certamente assistito ad alcuni atteggiamenti nomofobici adolescenziali, la loro paura di non avere con sé il cellulare, di non poterlo controllare, le smanie di stare sempre connessi anche a tavola, tra invitati, di non partecipare a momenti di vita sociale se questi significano lasciare a casa lo smartphone, l’assillante richiesta di ricariche. La Nomofobia non è il solo fenomeno legato alle web convulsioni che tengono incollate le persone agli strumenti digitali. Dormire poi insieme ad un adolescente significa assistere al fenomeno di Vamping, l’improvviso risveglio di notte come i vampiri che dura senza interruzione anche fino alle 4 del mattino: bisogna tenersi aggiornati sulle storie di Instagram quelle dei following e le proprie, altrimenti si è tagliati fuori, è la Fomo, la paura di essere tagliati fuori, una forma di ansia sociale, caratterizzata da un desiderio di rimanere continuamente in contatto con ciò che fanno gli altri e la paura di essere esclusi da un evento o contesto sociale, è una preoccupazione compulsiva che si possa perdere un’opportunità di interazione sociale. Addio alle 8 benefiche ore di sonno! Addio al profitto scolastico, nelle prime ore gli alunni sembrano zombie, privi di attenzione e incapaci di concentrazione.

L’Identità diventa digitale

I giovani sono molto più impulsivi, hanno grande difficoltà a gestire la noia, e sono orientati al tutto e subito. Sono meno creativi, non sentono il bisogno di verificare le fonti da cui traggono notizie o a fare ricerche per controllare se quello che hanno letto è vero. Stiamo andando verso un’identità digitale e la costruzione della loro personalità avviene anche in base all’uso che fanno della rete. Le nuove tecnologie possano essere lontane dall’empatia, fino a far diventare indifferenti al dolore altrui, tutto quello che si fa lo si vuole condividere subito, senza pensare alle conseguenze che ricadranno su di sé né tantomeno sugli altri. La tecnologia ci permette di vivere tutto in modo mediato, anche la paura o un evento traumatico, e quindi di non viverlo sulla pelle, perché il corpo in questa dimensione non è presente. Non ci sono emozioni in quello spazio virtuale, e nulla è realmente condiviso. È mostrato, punto. Si è centrati sul bisogno immediato: voglio pubblicarlo, lo faccio, è un istinto che bisogna assecondare in modo immediato, senza pensare.

Fenomeno Hikikomori. Gli ultimi anni hanno visto una diffusione del fenomeno degli Hikikomori nei Paesi europei, compresa l’Italia. Anche se non ci sono dati certi sulla prevalenza del fenomeno nel nostro Paese, secondo alcune stime non ufficiali il numero di giovani coinvolti sarebbe compreso tra i 30mila e i 50mila. Gli Hikikomori sono ragazzi e giovani adulti, di età compresa tra i 13 e i 35 anni, che decidono volontariamente di vivere reclusi nelle proprie stanze, evitando qualsiasi tipo di contatto col mondo esterno, familiari inclusi. Si tratta di una sorta di auto-esclusione dalla società odierna, le cui pressioni e richieste vengono percepite come insostenibili.

Dire che gli smartphone abbiano distrutto una generazione è esagerato, ma le conseguenze dell’abuso sono inequivocabili. Grande preoccupazione è la distrazione. Il lobo frontale negli adolescenti non è ancora sviluppato, sono più impulsivi e meno coscienti del rischio. Le probabilità di un incidente stradale sono perciò 6-7 volte maggiori. E non solo tra i giovani.

di Cristina Amoroso

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