Siria, gli Usa massacrano forze di Damasco

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Oltre 100 combattenti vicini a Damasco sono stati uccisi dagli Usa e dalle Forze Democratiche Siriane (egemonizzate dalle Ypg curde) nella Siria Orientale; secondo le fonti, le forze lealiste avevano attraversato l’Eufrate e si stavano dirigendo a est, verso il pozzo petrolifero di Khusham, controllato dalle milizie curde. Fonti siriane parlano di decine di martiri e denunciano l’aggressione contro le forze popolari che combattono Daesh e Qasad (le forze curdo-siriane).

Stando alla ricostruzione dei fatti, le forze siriane, che avanzavano in un’area a oriente dell’Eufrate fino a poco tempo fa in mano all’Isis, sono state contrattaccate dai miliziani curdi con l’appoggio di pesanti strike dell’Aviazione e artiglieria Usa.

La notizia fa sorgere diverse domande; la prima riguarda il ruolo della Russia: Mosca sostiene Damasco, ma ha mostrato più volte di coordinarsi con Washington. È impensabile che i Russi non fossero al corrente del rischio che le forze governative stavano correndo attraversando l’Eufrate e inoltrandosi nella Siria Orientale verso l’area petrolifera di Khusham.

Altro interrogativo è se Mosca abbia informato Teheran del pericolo, soprattutto nella considerazione che in quella colonna c’erano verosimilmente elementi iraniani.

D’altronde non c’è di che stupirsi; come detto più volte, l’intervento russo in Siria è stato teso a capitalizzare un credito politico che Mosca, accettando ovvi compromessi, ha tutto l’interesse d’investire in altre aree per essa assai più importanti della Siria Orientale (Ucraina, Est Europa, Nord Africa, etc.).

In ogni caso, l’episodio, già grave di sé, è lo specchio dell’attuale divisione della regione, e degli interessi dei vari attori che vi operano, confermando l’Eufrate come demarcazione: la Turchia è intervenuta ad Afrin,nel nord della Siria, ma, al di là delle parole, non ha spinto la sua azione a ovest del fiume, lasciando (per ora?) l’est in mano ai curdi del Pkk/Ypg.

La valle dell’Eufrate è al momento spartita, con i Russi che sostengono i siriani a occidente, da Homs fino a Deyr Ezzor passando per Palmira, e gli Stati Uniti con i curdi che controllano dall’Eufrate fino al confine iracheno dell’Anbar. Una divisione di fatto, ma necessariamente momentanea, che verrà ribaltata dagli sviluppi militari e dal rapido mutare degli equilibri politici dell’area.

L’offensiva dei lealisti verso Khusham, nella Siria Orientale, è già un segnale: l’Asse della Resistenza non intende più avallare la divisione di aree d’influenza fra Usa e Russia rappresentata dall’Eufrate.

D’altronde, anche la brutale risposta degli Usa è un messaggio inequivocabile: nella Siria Orientale, a differenza di quanto accade ad Afrin, nel nord-ovest, Washington intende rimanerci.

Una presenza che non ha nulla da spartire con il sostegno a più o meno fondate aspirazioni d’indipendenza curda (i curdi sono laggiù solo su mandato Usa); piuttosto è dettata dalla volontà di controllare una delle aree ora più cruciali del Medio Oriente.

La vittoria dell’Asse della Resistenza in Iraq e Siria rende più che mai importante per Washington interrompere la continuità territoriale sciita da Teheran a Beirut. Tanto da far accettare lo scontro con Damasco (mentre Mosca guarda altrove).

Con ogni probabilità la soluzione verrà dall’Iraq, dalle Hashd al-Shaabi, che hanno già sbaragliato l’Isis e curdi iracheni e, come più volte annunciato, sono pronte ad entrare in massa nella Siria Orientale per completare l’opera. Hanno tutti i numeri e le qualità per farlo.

Sia come sia, lo scontro finale per gli equilibri mediorientali è alle porte.

di Salvo Ardizzone

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