Sicilia. Rivolta degli immigrati ad Agrigento

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di Mauro Indelicato

Pomeriggio di tensione ad Agrigento; è accaduto tutto giorno 29 maggio, quando nella città dei Templi un gruppo di immigrati di origine africana, ha bloccato il centro, paralizzando il traffico e creando un blocco dinnanzi al palazzo della Prefettura di piazza Aldo Moro.

Nessuno si aspettava, in un territorio da sempre soggetto a frequenti fenomeni migratori, tanto di entrata quanto di uscita, che si potesse arrivare ai ferri corti con una parte della popolazione africana presente in città.

Tutto è partito quando la notte precedente, un blitz delle Forze dell’Ordine aveva setacciato il quartiere “Ravanusella”, zona centrale in cui è forte la presenza di africani; i controlli, hanno permesso di identificare alcuni extracomunitari irregolari, così come anche il sequestro di merce contraffatta.

Improvvisamente, intorno alle 17, è partito un corteo dalla zona Ravanusella fino alla sede della Prefettura; giunti sul posto Polizia e Carabinieri, la situazione è rimasta sempre sotto controllo tutto sommato, ma per molti agrigentini rimaneva comunque anomalo ritrovarsi con il cuore della città bloccato da una manifestazione di una parte considerevole della popolazione africana cittadina, con il quale mai in passato c’erano state tensioni.

Dal canto loro, i manifestanti agitavano cartelli con su scritto “Agrigento città di razzismo” ed alcuni, non molti per fortuna per la verità, inveivano contro i poliziotti, rei di aver usato maniere “forti” durante il blitz della notte.

Altri invece, esprimevano il proprio dissenso per la lenta burocrazia che non permette loro di avere il permesso di soggiorno; qualunque sia stato il motivo della protesta, Agrigento ha avuto paura di finire come Rosarno, Castelvorturno, Bari, solo per citare alcuni casi, località nel quale negli ultimi anni sono bastate piccole scintille per causare gravi conseguenze di ordine pubblico e di veri scontri tra Polizia ed immigrati di origine africana.

Per fortuna, come detto prima, nella città siciliana non si è arrivati a tutto ciò, ma questo episodio fa il paio con quello di Piacenza di qualche giorno fa, nel quale un gruppo di immigrati ha protestato per la chiusura di un centro di assistenza ed anche in quel caso, si è sfiorato lo scontro.

Sono giorni, inoltre, dominati dai fatti di Milano, in cui il giovane ghanese Kabobo ha massacrato a colpi di macete tre ignari passanti in quartiere del capoluogo lombardo, circostanza che ha creato non poco turbamento e non poche spaccature all’interno della società civile italiana; ma non solo in Italia, anche in Europa non si respira certo una bella aria: in Svezia, oramai da dieci giorni si susseguono gli scontri tra immigrati e Polizia, a Londra e Parigi alcuni uomini di origine africana hanno teso agguati, purtroppo mortale quello della capitale britannica, contro militari.

Per quanto riguarda il contesto agrigentino, si può ben allargare per la verità il discorso a tutta la Sicilia, sembra esserci un gran problema d’etica: molti degli immigrati vivono in abitazioni fatiscenti ai limiti, spesso superati, della praticabilità e bisogna chiedersi con quale cuore un proprietario di una delle case in questione possa accettare di far vivere lì una famiglia, africana o italiana che sia. La seconda riguarda però anche il fatto che, di certo, le regole andrebbero applicate per tutti: dunque, se vengono confermati i motivi della protesta, non può certo fermarsi l’azione di contrasto alle merci contraffatte o a qualsiasi altro atto illecito, diversamente lo stato di diritto, già di per sé carente nell’isola, verrebbe letteralmente annientato.

Quindi, è davvero inusuale pensare di poter assecondare la teoria della linea “soft” verso qualsiasi tipo di irregolarità, sia essa derivante da immigrati o italiani e questo lo ha ribadito il Questore di Agrigento, Giuseppe Bisogno.

Se anche in una piccola cittadina, quale Agrigento, iniziano ad emergere problemi importanti, in cui la comunità africana esce dai veri e propri ghetti per andare a bloccare le vie cittadine, vuol dire che anche a livello europeo (le notti insonni e piene di scontri di Stoccolma ne sono un esempio) i contrasti rischiano di essere maggiori. La sensazione è che, dopo aver creato tutte le condizioni per permettere un numeroso afflusso di immigrati, circostanza riconosciuta anche da un ministro di un Paese tradizionalmente liberale come la Svezia,  adesso si rischia di perdere dalle mani la situazione, specie in un momento in cui tra crisi economica dilagante e problemi connessi al pericolo dell’effetto emulazione di ciò che accade nelle varie città europee, potrebbe creare non pochi grattacapi.

Al di là, comunque, di ogni sorta di “buonismo” nell’affrontare faccende del genere, sempre eccessivamente presente in una società, quale quella italiana, che spesso avverte la necessità di far capire al mondo che non si è razzisti, bisogna però ricordare come questo problema non esisterebbe nemmeno se, invece di contribuire con elemosine fatte esclusivamente per mettersi a posto la coscienza, si potesse contribuire invece, a vario titolo, alla emancipazione dell’Africa dal periodo coloniale ed alla liberazione dal debito estero, allora probabilmente si sarebbe fatto un reale tentativo di creare quelle condizioni di sviluppo locali, che eviterebbero tratte di clandestini e pericolosi e spesso mortali attraversamenti del mar Mediterraneo.

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