Sicilia: lettera aperta del Sacerdote-coraggio al Presidente della Repubblica

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di Redazione

Riceviamo e volentieri pubblichiamo:

Egregio Presidente,
sono ormai diversi mesi che le scrivo in merito alla vicenda di Augusta e dei morti di cancro, invitandola ad essere presente ad una delle messe della memoria che celebro il 28 di ogni mese.
Benchè sia un problema molto serio la S. V. ha cercato di evitare una risposta diretta al problema, incaricando prima il Prefetto di Siracusa Gradone e poi il suo Consigliere Giulio Cazzella a rispondermi.
È evidente che non tutti i cittadini di questa nazione sono uguali di fronte alle Istituzioni.
Ho appreso con piacere che la S. V. quest’anno non è andata alla prima del teatro alla Scala; d’altronde se la S. V. ci fosse andato avrebbe ulteriormente dimostrato che della STRAGE SILENZIOSA di AUGUSTA a Lei non gliene importa nulla, né come uomo né come istituzione.
Ma, leggo anche sulla stampa, che la S. V. invece ha risposto di persona al direttore musicale del teatro alla Scala il Maestro Daniel Barenboim adducendo “diplomaticamente” la motivazione che impegni istituzionali la trattenevano a Roma e la delicata situazione del Paese “… scadenze conclusive della legislatura parlamentare e del mandato presidenziale” non glielo consentivano.

Le chiedo Signor Presidente: non era più giusto rispondere anche di persona a chi da mesi chiede il suo intervento per un fatto molto più rilevante di un invito a teatro? Lo scorso 28 novembre il numero dei morti di cancro censiti e letti uno per uno durante la celebrazione è salito a 705. A questi, nell’ultima settimana, se ne sono aggiunti un’altra decina.
È evidente che, per entrare nelle grazie di talune Istituzioni bisogna essere personaggi famosi ed importanti come Barenboim, altrimenti sei nessuno.
Sono sempre più deluso di certe Istituzioni responsabili più o meno direttamente di un massacro (quello di Augusta) che continua riconosciuto ed impunito ormai da sessanta anni.
Non mi sento orgoglioso di appartenere ad uno Stato che si è impadronito militarmente di una buona parte della mia terra e che ha svenduto quella rimasta alle multinazionali del petrolio.
Non mi sento onorato di appartenere ad una Nazione che a differenza di quelli di altre località non ha mai ricordato le decine di morti di Augusta dei bombardamenti della seconda guerra mondiale;
non posso riconoscermi in uno Stato che a differenza dei 27 bambini di San Giuliano non ha mai onorato la memoria di centinaia bambini di Augusta nati malformati o addirittura non fatti nascere;
mi vergogno di appartenere ad uno Stato che ogni anno ricorda le 136 vittime del lavoro della miniera di Marcinelle, le vittime delle foibe, della mafia e del terrorismo, mentre tace sulle già accertate centinaia (sarebbe più giusto dire migliaia) di vittime del lavoro ad Augusta.
Quando il prossimo 31 dicembre, da Capo dello Stato, terrà il suo ultimo discorso alle Italiane ed agli Italiani si ricordi che a questi mancheranno gli abitanti di Augusta perché questi non sono stati mai né Italiani come gli altri, né cittadini di questa Repubblica di cui lei è stato Presidente.
Se almeno volesse finire onorevolmente il suo mandato, quella sera, ricordi la strage silenziosa di Augusta ed incarichi ufficialmente il suo successore di cominciare le visite alle località italiane cominciando proprio da Augusta.
Distinti saluti.
Augusta, 10 dicembre 2014
Sac. Prisutto Palmiro

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