Sicilia. Dubbi ed omissioni sul caso Raciti

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di Mauro Indelicato

Si torna a parlare dei fatti del 2 febbraio 2007 ed in particolar modo di Antonino Speziale, l’ultras del Catania accusato di essere l’unico responsabile dell’omicidio dell’ispettore di Polizia, Filippo Raciti.

Ripercorriamo per un attimo la vicenda: in quel fatidico e triste giorno, a Catania si teneva, dopo tanti anni, il derby di serie A tra la squadra locale ed il Palermo; sono giorni concitati ai piedi dell’Etna. La città si appresta a festeggiare Sant’Agata, la patrona del capoluogo etneo, così viene deciso di anticipare il derby siciliano per eccellenza nella giornata di venerdì.
Per le strade, nelle ore antecedenti al match, regna un clima di forte tensione: Polizia e Carabinieri sono presenti in gran numero, con blindati e camionette, nella zona dello stadio, il quale ha la particolarità, rispetto a tanti altre strutture sportive che ospitano la serie A, di trovarsi in pieno centro. Che qualcosa potrebbe andar storto, lo si capisce all’apertura dei cancelli: numerose testimonianze affermano che, se anche per le partite non di cartello vengono effettuati all’ingresso numerosi controlli, in quell’occasione i cancelli del Cibali erano spalancati prima, durante e dopo la partita.

A pochi minuti dall’inizio della partita, partono i primi scontri; chi è dentro lo stadio però, non intuisce da subito quello che sta avvenendo: si sentono rumori, sirene di Polizia, ma dentro la struttura tutto rimane regolare. Ad un certo punto però, gli scontri entrano prepotentemente anche nelle curve e nelle tribune; dall’esterno alcuni Carabinieri lanciano fumogeni e lacrimogeni, la gente inizia a scappare, alcuni svengono per la paura e per colpa dell’aria divenuta irrespirabile, visto che anche dalle curve si iniziano a tirar petardi. L’arbitro è costretto a sospendere anche la partita e lentamente Catania piomba nell’incubo.

Da quel momento, per circa quattro o cinque o forse più ore, la città etnea diventa un campo di guerriglia urbana tra ultras e polizia; in questi momenti concitati, avviene la tragedia: muore Filippo Raciti, commissario di Polizia. Soccorso dai medici del 118, il 38enne, padre di due figli, giunge esanime all’ospedale Garibaldi.
Da allora, la giustizia sembra non aver fatto bene il suo corso; le indagini sui fatti iniziarono in modo solerte e portarono all’arresto di un indiziato minorenne, il catanese Antonio Speziale. A inchiodarlo, i filmati dei circuiti di sicurezza dello stadio e le intercettazioni ambientali. Nel febbraio 2010, tre anni dopo, il giovane venne condannato a quattordici anni di reclusione, con l’accusa di omicidio preterintenzionale. Il 21 dicembre 2011, in Appello, la condanna fu confermata e la pena ridotta a otto anni. Nonostante lacune testimoniali e l’assenza di riprese a circuito chiuso del momento fatale, i giudici smontarono la tesi della difesa. Insieme a lui, in un processo separato, due mesi prima era stato condannato con le stesse accuse anche un altro giovane, Daniele Micale.

Del caso, si è occupato anche Kai Tippman, giornalista della tv tedesca Zds (la televisione di stato della Germania), il quale ha realizzato un lungo reportage sui misteri e sulle incongruenze nella quale spesso è caduta l’indagine: in particolare, Tippman ha illustrato i video palesemente ritoccati usati come prova verso Speziale, così come è stata ricordata l’omissione di numerose testimonianze che dichiaravano di aver visto una camionetta della Polizia che, durante i momenti concitati degli scontri, investiva Filippo Raciti e che potrebbe quindi aver procurato le ferite fatali al giovane commissario.

In generale, dal reportage della Zdf, emerge un quadro in cui Antonino Speziale sarebbe solamente un capo espiatorio, che sta pagando da solo per tutto quello che di grave è accaduto; certamente, Speziale è stato identificato ad effettuare azioni ed atti non certo qualificanti ed onorevoli, come quello di distruggere un lavabo del WC dello stadio, ma di sicuro prima di accusare un ragazzo di 17 anni dell’omicidio di un ispettore di Polizia, urgono prove che non siano palesemente falsificate.
Una volta visto il reportage, molti ultras tedeschi e svizzeri hanno espresso solidarietà a Speziale; ma non solo striscioni e cori a favore del tifoso catanese, bensì una vera e propria raccolta fondi, destinata ad aiutare economicamente la famiglia Speziale a sostenere le spese legali per il processo.

Un gesto che in Germania, viene visto come una collaborazione fattiva affinché un ragazzo non paghi da solo le colpe di una serata di follia; molti media tedeschi, stanno dando risalto all’iniziativa degli ultras.

Da un punto di vista giudiziario, l’auspicio è che la famiglia Raciti possa aver giustizia, senza ricorrere ad individuare capi espiatori e si possa accertare chi realmente ha privato moglie e figli dell’affetto del commissario di Polizia; così come, d’altro canto, la famiglia Speziale possa evitare lo strazio di vedere il proprio figlio condannato solo per coprire negligenze ed errori altrui

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