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Lo sgombero di Piazza Indipendenza e la ricerca di legalità

Salvo Ardizzone on 12 settembre 2017 - 05:08 in Cronaca, Primo Piano

Nella calda estate appena trascorsa, si è assistito a spettacoli indegni di un Paese civile; lo sgombero di Piazza Indipendenza a Roma è un esempio che può valer per tutti, ha mostrato tutta la pochezza e l’indecenza della politica italiana e delle Amministrazioni locali.

Lo sgombero di Piazza Indipendenza di un palazzo a due passi dalla Stazione Termini, è stato effettuato dalla Celere; ora che la legalità e l’ordine sono tornati a regnare a Roma ci si chiede: e adesso? Il decoro è tornato, il palazzo sgomberato e l’Amministrazione plaude all’intervento massiccio della Polizia. Nei giorni successivi si è avuta la dimostrazione di come uno sgombero, massiccio e violento per quanto possa essere, non risolve una situazione imbarazzante, visto che stiamo parlando della più grande città d’Italia, nonché Capitale e sede del Governo.

Quell’intervento è stato fumo negli occhi per quella parte di popolazione che, in un revival di ordine e legalità, si è sentita soddisfatta negli istinti primordiali, la classica foglia di fico per coprire l’indecente incapacità della politica di fare il suo mestiere. I rifugiati, dal palazzo occupato abusivamente, dove si è scoperto che pagavano anche una quota d’affitto ad altri abusivi, adesso si sono spostati nella zona di Piazza Venezia, a due passi dall’Altare della Patria, in pieno centro di Roma; mai pubblicità potrebbe essere più esaustiva della situazione italiana.

Molti, è vero, hanno rinunciato alle opzioni messe in atto dall’Amministrazione capitolina, ad altri è stata offerta una ricollocazione in centri d’identificazione, ma essendo per la stragrande maggioranza rifugiati politici, in quei centri non possono starci, ecco perché molti hanno rifiutato quelle soluzioni.

Il pressappochismo di un’Amministrazione comunale lassista si scontra con le dichiarazioni del ministro dell’interno Minniti; senza giri di parole ha affermato che operazioni come lo sgombero di Piazza Indipendenza si potranno effettuare solo se si avranno delle opzioni valide, ossia se gli sgomberati potranno essere subito ospitati in modo decente e congruo. La risposta della sindaca Raggi è stata quella di richiedere delle caserme disabitate in modo da provvedere al ricollocamento degli sgomberati, dimenticando che le caserme erano già disponibili da tempo. Insomma il più classico scaricabarile dettato non si sa se da mala fede o inettitudine.

Le domande che nascono dall’analisi dei fatti, soprattutto se si lasciano sbollire i furori dell’ordine e della legalità, sono: come è possibile che un gruppo di 400 persone, accolte ufficialmente in Italia, si siano trovate costrette ad occupare (un atto che rimane illegale), uno stabile privato? Perché questa situazione si è lasciata incancrenire per ben quattro anni?

Si ha la sensazione che questo miserando Paese sia gestito, sempre, con la logica dell’emergenza eretta a sistema, a sua volta, complicata dalla burocrazia. Eppure, nel caso dello sgombero di Piazza Indipendenza, il tempo ci sarebbe stato e la situazione si sarebbe potuta quantomeno, controllare, evitando l’increscioso spettacolo degli idranti e delle cariche contro rifugiati politici,

Sgomberare un così alto numero di persone presupporrebbe una logistica non indifferente; la presenza di minori e di donne, circa 35, non si sarebbe potuta affrontare senza avere un’opzione valida ma come sempre ci si è affidati all’improvvisazione. Il risultato è stato che molte famiglie si sono ritrovate divise, visto che nei centri di accoglienza donne e uomini vanno separati, e un problema che si sarebbe dovuto affrontare con l’ausilio di assistenti sociali e psicologi, insomma un problema politico-sociale, è divenuto di ordine pubblico, con tanto di idranti, manganelli e cariche della Celere.

Allora ha ragione il vescovo ausiliare di Roma, Paolo Lojudice, quando dice che dallo sgombero di Piazza Indipendenza si esce tutti sconfitti, o più semplicemente tutti male: pessima la figura dei fomentatori dell’odio e della xenofobia latente, coloro che affermano “tanto peggio tanto meglio”; ne esce con le ossa rotte la città di Roma, che naviga a vista all’impronta del dilettantismo e dell’improvvisazione; a uscirne sconfitta è anche e soprattutto la politica, del tutto assente se non quando invoca repressione ed è incapace di creare qualsiasi forma di integrazione per rifugiati che in Italia, almeno in teoria, cercavano protezione sociale.

Eppure lo sgombero di Piazza Indipendenza non è che un sintomo, non è solo Roma a fare figuracce ma l’Italia intera. Altri sgomberi ci sono stati e altri se ne stanno preparando e nell’imminenza; purtroppo, salvo le dichiarazioni di Minniti, non si vedono soluzioni valide.

A farne le spese saranno anche famiglie italiane, da sempre nella bocca del politicante di turno e nelle campagne elettorali di tutti gli schieramenti politici come quelle da difendere. Intanto si può affermare che una legalità fine a se stessa non produce nulla se non incrementare la divisione e la rabbia sociale; senza umanità non esiste legalità, senza umanità non si ha il rispetto dei diritti fondamentali e una legalità scollata da essa non fa altro che produrre disastri sociali come lo sgombero di Piazza Indipendenza, Roma, Italia.

di Sebastiano Lo Monaco

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