Serbia e Croazia: le ferite della guerra le dividono ancora

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di Salvo Ardizzone

Mentre la Croazia esalta ancora la guerra voluta da Usa e Germania, la Serbia ricorda la pulizia etnica in Krajina. È alta la tensione fra Zagabria e Belgrado.

Dopo 21 anni, le ferite delle guerre che hanno smembrato la Jugoslavia bruciano ancora: in questi giorni la Croazia ha festeggiato l’anniversario dell’Operazione “Tempesta”, l’offensiva che nel ’95  segnò la fine della guerra con la Serbia e che le ridiede la Krajina. Anche a Belgrado l’hanno ricordata, ma per la pulizia etnica che l’accompagnò: 250mila serbi furono costretti a fuggire e si calcola che almeno 1400 civili furono uccisi in quello che in Serbia è considerato un crimine di guerra.

Fuori da quei Paesi sono in pochi a ricordare gli anni terribili fra il 1991 e il 1995, quando la Jugoslavia si dissolse in un crescendo di guerre e di massacri perpetrati nel centro dell’Europa, sotto gli occhi ipocriti ed interessati delle Cancellerie occidentali.

A quel tempo la Casa Bianca di Bill Clinton aveva tutto l’interesse a smembrare un Paese vicino alla Russia, allora tramortita dal crollo dell’Urss. E la Germania, che si era appena riunificata, voleva la Slovenia e la Croazia nella propria sfera economica. Il risultato furono anni di guerre sanguinose dove le atrocità, dell’una e dell’altra parte, furono sistematiche, in Croazia come in Bosnia-Erzegovina.

Nell’agosto del 1995, con l’approvazione di Bill Clinton e dell’allora Cancelliere Helmut Kohl, il pieno supporto militare della Nato e dell’Intelligence Usa, e l’aiuto della Military Professional Resources (una compagnia militare privata che su contratto del Pentagono assisteva i croati), scattò l’Operazione “Tempesta”. Oltre a segnare la fine dell’effimera autoproclamata Repubblica Serba di Krajina, che univa i territori croati a maggioranza serba, fu la spietata vendetta dei vincitori (i croati) per quanto avevano subito prima dai vinti (i serbi).

I profughi, espulsi da quelle terre, si riversarono in Serbia, alimentando un ricordo di sofferenze, lutti e frustrazioni che dura ancora a distanza di oltre vent’anni. Dall’altra parte, i croati, dopo aver subito essi stessi violenze, massacri e pulizia etnica durante quegli anni terribili, ora ricordano quella che considerano “la Vittoria” per esorcizzare le difficoltà di un presente incerto, che ha visto mantenere ben poche delle promesse ricevute allora.

Le celebrazioni di quegli eventi non fanno che approfondire il fossato di odi, risentimenti e incomprensioni scavato dalle guerre, che nessuno si è preoccupato di colmare. Una situazione che, a tutt’oggi, sta alzando il clima di tensione fra Croazia e Serbia.

È vergognoso il ruolo dell’Occidente nelle guerre dell’ex Jugoslavia. Un ruolo continuato anche dopo, nello smembramento di quanto rimaneva della Serbia, con l’intervento della Nato nel 1999 e i 78 giorni di continui bombardamenti a cui fu sottoposto quel Paese.

È vergognosa la condotta di una comunità internazionale ipocrita, che in tutti questi anni passati dalla fine di conflitti che essa stessa ha suscitato, non ha saputo/voluto ricostruire quei Paesi, lasciando tutti i problemi irrisolti. È vergognoso che, a tutt’oggi, tanto poco di serio si sia fatto per ricucire quelle ferite. È vergognoso come allora, e ancor più in seguito, tutte le colpe siano state sistematicamente addossate alla Serbia,  in nome di squallidi interessi di bottega.

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