Salvini, il Senato vota No al processo

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Il ministro Salvini ha ottenuto quello che desiderava nella giornata più nefasta per i 5 Stelle, che si sono visti arrestare il Re delle preferenze al Comune di Roma, Marcello De Vito, che nelle intercettazioni telefoniche parlava di “congiunzioni astrali” riferendosi alla situazione politica nazionale e comunale.

Italia-SalviniTornando a Salvini, il Senato a larga maggioranza ha votato contro l’autorizzazione a procedere con numeri che non lasciano molto spazio alla discussione: 237 Si contro 61 No, negando in questo modo al tribunale di Catania la possibilità di procedere contro il ministro degli Interni che nell’Agosto del 2018 si è reso artefice di una delle più brutte pagine della politica nazionale, sequestrando una nave della Guardia Costiera con a bordo 177 persone.

Salvini deve ringraziare solo ed esclusivamente i 5 Stelle che pur di rimanere ancorati alle poltrone hanno snaturato del tutto il loro credo, coadiuvati anche dai vecchi alleati della Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia che aggiungendo i loro voti hanno permesso di raggiungere la maggioranza assoluta, visto che i 10 voti mancanti nel gruppo dei 5 Stelle lo avrebbero costretto a subire il processo. L’intervento del ministro degli Interni, che per una volta non è andato a braccio, è stato scritto e pensato dalla collega Giulia Bongiorno.

Il colpo maggiore lo hanno subito, come non di rado accade ultimamente, i 5 Stelle che ormai sono costretti a rincorrere un alleato che è entrato in parlamento con il 17% dei voti e in meno di un anno ha visto raddoppiare la percentuale rendendolo di fatto maggioranza. Sui desiderata della Lega, i 5 Stelle non possono fare altro che accodarsi e subire le ondate populiste dell’alleato di governo, cosa già successa con il Decreto sicurezza e cosa che succederà la prossima settimana sull’altro cavallo di battaglia di Salvini: la legittima difesa.

I dissidenti grillini sono quasi tutte donne visto che otto su dieci hanno votato contro; Nugnes, Fattori e La Mura che saranno presto espulse dal movimento abbassando la soglia già fragile dei 5 Stelle al Senato. Che la situazione per Salvini fosse tutt’altro che rosea lo si è capito anche dalla scelta compiuta da chi dell’esibizioni ne ha fatto il suo marchio di fabbrica; il ministro dell’Interno ha pronunciato il suo discorso dai banchi della Lega commettendo l’ennesima scorrettezza visto che il reato lo ha compiuto sotto le vesti di ministro.

Salvini ha messo in atto una pantomima poco riuscita dicendosi commosso, cosa che non si è minimamente notata, accennando per cinque volte di aver fatto quelle scelte per i suoi figli e per quegli degli italiani, in un rigurgito rinascimentale di patria e sovranità. Ha citato tre casi di sospetti terroristi arrivati via mare omettendo la mole di gente che ha raggiunto le nostre coste pacificamente, ammantando il tutto sotto il sacro strale dell’ordine pubblico.

Dei 5 Stelle mancava Di Maio, il primo ministro Conte è arrivato quando tutto era già concluso dando spazio a quel Giarrusso che pur di giustificare l’operato della sua compagine è arrivato a dichiarare che: “I 5 stelle non hanno mai abdicato ai propri principi,” e che per i migranti rimasti a bordo della Diciotti i “10 giorni di sequestro sono stati un sacrificio minimo e tollerabile”.

Si è assistito all’ennesima vittoria di Matteo Salvini che pasteggia ormai su quel simulacro politico che sono i 5 Stelle raggiunti, più per demeriti propri, dal Pd guidato da Nicola Zingaretti. Mentre sulla capitale cala l’oscuro velo della corruzione marchiata 5 Stelle.

di Sebastiano Lo Monaco

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