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Re Salman a Mosca riconosce il ruolo della Russia

Salvo Ardizzone on 7 ottobre 2017 - 05:18 in Medio Oriente, Primo Piano

La visita di re Salman a Mosca è la consacrazione del ruolo centrale assunto dalla Russia in Medio Oriente, il riconoscimento al Cremlino d’essersi inserito con successo negli enormi spazi abbandonati da Obama, la conferma della capacità di Putin d’essere riferimento per tutti gli attori mediorientali, e non solo.

Il viaggio già da sé è un inedito, mai un monarca saudita si era recato a Mosca e per di più in un momento di estrema tensione fra la Casa Bianca (storico sponsor di Riyadh) e il Cremlino, che nel Grande Gioco mediorientale è peraltro alleato di Teheran, l’arcinemico dei Saud.

Investimenti energetici in comune, proroga del reciproco impegno al taglio della produzione di greggio per sostenere le quotazioni del barile, acquisti di armi sofisticate (gli S-400, di recente venduti anche alla Turchia); il vertice di Mosca tenuto a porte chiuse già così sarebbe un successo, ma il summit rappresenta molto altro: è il riconoscimento da parte di Riyadh del ritrovato ruolo della Russia in campo internazionale, e dei tanti interessi in comune che legano i due maggiori produttori di greggio al mondo, troppi perché i reciproci legami non siano rafforzati.

Il viaggio di re Salman a Mosca è frutto di un’ovvia convergenza d’interessi, che però suscita l’insofferenza di Washington e, cosa assai più significativa, delle Major statunitensi: come detto, Russia e Arabia Saudita da sole hanno una produzione complessiva di oltre 20 ml di barili/giorno, contro i poco più di 8 degli Stati Uniti. D’altronde, se il Cremlino ha bisogno di investimenti per sostenere la propria economia ancora in difficoltà, Riyadh ha bisogno di comprare influenza e protezione per recuperare terreno dopo una serie ininterrotta di sconfitte; una base ideale per un connubio.

Salman a Mosca non ha appianato tutte le differenze politiche e strategiche fra i due Paesi, tutt’altro, ma ha dovuto prendere atto dei nuovi equilibri che si sono determinati in Medio Oriente; per questo, dopo aver cercato in tutti i modi di smembrare la Siria e abbattere al-Assad, ora sembrerebbe disposto ad abbandonare al loro destino “ribelli” e terroristi che ha foraggiato per anni. E che Riyadh cessi di sostenere il terrorismo wahabita nel Caucaso, una spina sempre viva per Mosca, e collabori per la sua eliminazione è un argomento di estremo interesse per il Cremlino.

Ovviamente anche Mosca deve dare qualcosa in cambio, come concedere campo libero ai sauditi nello Yemen: nel giorno in cui l’Onu ha inserito la Coalizione a guida saudita nella lista nera dei soggetti che violano i diritti umani, Putin non ha pronunciato una parola sull’argomento, semplicemente ignorato dalla diplomazia russa di norma estremamente attiva nell’area.

D’altronde, Salman a Mosca si è trovato in sintonia sull’Iraq: se l’Arabia Saudita ha mire scoperte sulle regioni sunnite del centro e dell’ovest del Paese, la Russia ha da tempo stabilito un’alleanza di lungo periodo con i curdi, sia in Siria che in Iraq. Entrambi non hanno interesse a ostacolare l’indipendentismo del Krg, ma ne hanno invece ad approfittare di un indebolimento dell’unità dello Stato, che permetterebbe loro di aumentare la loro influenza.

Ovviamente, l’ostacolo principale di questi disegni è l’Iran: è vero che la Russia è un alleato strategico di Teheran e dell’Asse della Resistenza, ma occorre ricordare che la sua scelta di campo è stata finalizzata a occupare tempestivamente lo spazio politico e militare abbandonato da Washington. E che dell’Iran è necessariamente un rivale economico, commerciale e militare, non solo in Medio Oriente ma anche nell’Asia Centrale. A dimostrarlo basta il forte legame che la Russia mantiene con Israele, e il rafforzamento del legame con Riyadh sugellato dal viaggio di Salman a Mosca, a cui la diplomazia del Cremlino ha lavorato da tempo, segni chiari della volontà russa di giocare a tutto campo per i propri interessi.

Al di là dei facili entusiasmi, l’obiettivo di Putin è far crescere il peso di Mosca e ovviamente fare i suoi interessi, che pur convergendo in molti punti, non coincidono affatto con quelli dell’Asse della Resistenza. Finora il Cremlino ha giocato splendidamente le sue carte, e l’inusitata visita di Salman a Mosca lo testimonia, allargando la cerchia degli amici senza rinunciare agli obiettivi strategici; tuttavia, il ruolo di mediatore super partes che è riuscito ad acquistare, difficilmente potrà reggere a lungo se, per interesse proprio, vorrà conciliare l’inconciliabile, ovvero disconoscere le vittorie dell’Asse della Resistenza.

È più probabile che un politico abile come Putin si ritagli il ruolo di garante dei nuovi equilibri del Medio Oriente, pur riservandosi, è ovvio, di mettere sempre in primo piano gli interessi della Russia che, ripetiamo, non sono quelli della Resistenza.

di Salvo Ardizzone

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