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Rotto l’assedio di Deir Ezzor, è la battaglia finale

Salvo Ardizzone on 6 settembre 2017 - 05:10 in Medio Oriente, Primo Piano

L’assedio di Deir Ezzor è stato rotto: il 5° Corpo d’Assalto (addestrato dai russi) e la Forza Tigre, sotto il comando del generale Hasan Suhel, si sono ricongiunti con la 137^ Brigata Meccanizzata nella enclave a ovest della città, dopo aver preso il controllo di Kabajeb, appena a sudovest. Altri reparti stanno prendendo contatto con la 104^ Brigata paracadutisti della Guardia Repubblicana trincerati a difesa dell’aeroporto appena più a sud. Nel collasso delle difese daesh è stata decisiva la liberazione di al-Sukhna, dove il grosso dei terroristi è stato rinchiuso in una sacca o eliminato.

Deir Ezzor era circondata da tre anni; da allora la guarnigione era asserragliata in due aree sulla sponda occidentale dell’Eufrate, sull’altra riva la città era in mano ai terroristi. Durante questi anni, le forze di Damasco e i quasi 100mila abitanti rimasti sono stati riforniti con aviolanci, circa 300 solo in questo anno; i feriti più gravi sono stati evacuati dagli elicotteri.

Le truppe sinora a difesa del perimetro di Deir Ezzor non superavano le 5mila unità: oltre alle due Brigate già citate, la 104^ paracadutisti e la 137^ meccanizzata, la 121^ di artiglieria e rinforzi di paracadutisti ed altre forze scelte fatte affluire con gli elicotteri russi a gennaio, al momento della grande spallata con cui l’Isis voleva schiacciare i difensori.

Per anni i daesh hanno attaccato le posizioni di Damasco; a inizio d’anno, facendo affluire forze da tutti i fronti, hanno scagliato inutilmente una massiccia offensiva impegnando (e perdendo) uomini a migliaia nel tentativo di eliminare il caposaldo, col solo risultato di subire perdite enormi e di veder vanificati i risultati ottenuti a prezzo di una montagna di morti dai contrattacchi di difensori. Deir Ezzor non era solo una spina nel fianco, un tritacarne dove le formazioni dei terroristi si consumavano giorno dopo giorno, ma era diventata un simbolo d’incalcolabile valore politico e propagandistico. Una sorta di nuova Stalingrado.

La difesa granitica guidata dal generale druso Essam Zahrreddin, il comandante della 104^ Brigata che aveva la responsabilità della piazza, è stata fondamentale nell’inchiodare ingenti forze daesh intorno a alla città e logorarle.

Attualmente sono in corso violenti combattimenti soprattutto attorno alla base della 137^ Brigata, per respingere i contrattacchi dell’Isis ed allargare le aree sotto il controllo di Damasco; agli scontri partecipano anche consistenti aliquote di Spetsnaz, il cui contributo alle operazioni è assai consistente, a tal proposito il Ministero della Difesa di Mosca ha annunciato lunedì la morte di due militari avvenuta nei pressi di Deir Ezzor.

L’intervento dell’Aviazione russa è martellante: gli aerei e gli elicotteri della Vvs hanno quadruplicato le sortite rispetto a un mese fa, al momento l’obiettivo principale degli strike è impedire l’afflusso di rinforzi che alimentino il contrattacco dell’Isis. Da tempo, sotto l’incalzare della Resistenza, i daesh hanno tentato di convergere su Deir Ezzor, considerato l’ultima propria roccaforte, abbandonando l’Iraq e le zone di Raqqa e Homs orientale. Le colonne sono sotto il continuo attacco dell’Aviazione russa e siriana, che stanno trasformando quelle strade in cimiteri di carcasse calcinate.

A incrementare il diluvio di fuoco è intervenuta anche la Marina russa: la fregata Essen che incrocia nel Mar Nero ha lanciato una salva di missili Kalibr su bersagli strategici dei Daesh nell’area di al-Shoula, nei pressi della città al centro della battaglia.

Per comprendere la portata di avvenimenti volutamente ignorata dalla “grande stampa”, dev’essere chiaro che la provincia di Deir Ezzor è strategica: è ricca di petrolio e gas (le forze di Damasco hanno ripreso il controllo del giacimento petrolifero di Al-Kharata), ma come detto è soprattutto l’ultimo bastione del Daesh caduto il quale parlare di “califfato” non avrà più senso. Inoltre, la liberazione di quell’area aprirà definitivamente la frontiera siro-irachena, dando piena continuità territoriale all’Asse della Resistenza, da Teheran e Beirut, esattamente quello che sei anni di aggressione voleva impedire.

Liberata Deir Ezzor il resto sarà solo routine, operazioni di polizia e la resa dei conti politica con chi ha puntato sullo smembramento del Paese. Illuminante è l’atteggiamento dei curdi, che ora frenano su Raqqa e puntano ad un accordo con Damasco malgrado le pressioni Usa.

Ultima notazione: è semplicemente vergognoso come il circo mediatico occidentale abbia totalmente ignorato la vicenda di Deir Ezzor, una città assediata da anni da torme di assassini che hanno compiuto una miriade di massacri, come la mattanza di 400 civili nel 2014. Non una voce, non una protesta a non parlare di petizioni o appelli per quelle vittime considerate di serie “B”. Per i media quelli erano e sono morti dalla “parte sbagliata” che non devono fare notizia.

Sia come sia, la Resistenza sta vincendo; piaccia o no a tanti, troppi, che nel vecchio sistema avevano interesse, un nuovo Medio Oriente sta sorgendo.

di Salvo Ardizzone

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