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Romania: pressioni Usa dietro veto a nuovo Premier

Salvo Ardizzone on 29 dicembre 2016 - 05:45 in Europa, Primo Piano

In Romania è in atto una crisi istituzionale senza precedenti, col Presidente, Klaus Iohannis, che, senza fornire alcuna giustificazione, ha rifiutato di nominare Premier Shevil Shhaideh, designata dei socialdemocratici, i vincitori delle elezioni dell’11 dicembre.

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Il vero trionfatore di quelle elezioni è stato Livin Dragnea, il leader del partito socialdemocratico che, insieme agli alleati dell’Alde, ha stracciato la coalizione di centrodestra, la stessa che ha espresso l’attuale Presidente della Romania. Dragnea sarebbe il candidato premier naturale, ma non può accedere alla carica per una recente lieve condanna, peraltro nota agli elettori che gli hanno comunque confermato la fiducia.

Sulla spinta del consenso popolare, massiccio in tutta la Romania, il problema si sarebbe potuto risolvere con un intervento del Presidente che, malgrado sollecitato da più parti, si è ben guardato dal farlo. La coalizione vincente ha allora indicato come Premier Shevil Shhaideh, un’economista assai vicina a Dragnea.

Ma ecco il colpo di scena: Iohannis, senza fornire alcuna spiegazione, ha rifiutato di procedere alla nomina come gli prescrive la Costituzione, scatenando l’ira di chi le elezioni le ha vinte e ora minaccia di metterlo in stato di accusa e di deporlo. Uno scenario che potrebbe realmente aprirsi, mettendo a rischio la tenuta del Paese.

La Romania, malgrado i problemi economici e una corruzione endemica, è uno Stato ormai assai lontano dai tempi di Ceausescu; per questo, il veto illegale quanto irrituale posto da Iohannis ha suscitato scalpore. Molto si è parlato dei possibili motivi: il fatto che Shevil Shhaideh sia una musulmana (è figlia di un turco-rumeno e di una tatara di Crimea), oppure che sia una marionetta di Dragnea, pronta a dare le dimissioni per cedergli il posto quando lui supererà i suoi problemi legali. Ma nulla che dia una credibile motivazione al fatto.

Tuttavia c’è un’altra chiave di lettura che può spiegare ogni cosa: Shevil Shhaideh è sposata con un siriano da cui ha preso il cognome (il suo è Cambek), un imprenditore vicino alla cerchia del Presidente Al Assad, e si dice anche all’Hezbollah. Di qui l’assoluto anatema sulla donna, per la quale si sono scomodate ragioni di sicurezza nazionale. E, a quanto pare, fortissime pressioni da Washington che su di essa avrebbe posto un veto assoluto.

Inutile dire che per gli Usa la Romania è preziosa, non solo come bastione orientale della Nato, più che mai necessario adesso che Erdogan flirta sempre più scopertamente (e interessatamente) con Mosca, ma anche come tassello fondamentale del contenimento della Russia, e per di più retrovia della crisi ucraina. Un venir meno a questo ruolo sarebbe disastroso per le strategie di dominio elaborate dalla Casa Bianca, che proprio in questo periodo sta incassando una sconfitta dopo l’altra.

Questo spiega una crisi istituzionale che ha coinvolto Parlamento e Corte Costituzionale investendo la stessa Presidenza, paralizzando la Romania ed aprendo una crisi dagli esiti al momento imprevedibili.

È l’ennesima ingerenza dello Zio Sam, il colpo di coda delle fallimentari politiche delle Amministrazioni Obama tese a contenere la Russia e impegnate ad elevare una tensione che mantenga la sudditanza dell’Europa.

di Salvo Ardizzone

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