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Riyadh, aggressività che tradisce la paura

Salvo Ardizzone on 8 novembre 2017 - 09:51 in Attualità, Primo Piano

Riyadh ha accusato Iran e Libano d’averle dichiarato guerra, con una aggressività che tradisce la paura e la fragilità del Regno; in un crescendo, Al-Jubeir, ministro degli Esteri saudita, ha indicato Iran e Libano come autori di atti di guerra nei confronti del suo Paese.

Dopo il missile Burkan H2 lanciato dagli Houthi contro l’aeroporto King Khalid di Riyadh, che ha causato un fermo delle attività aeroportuali, Mohammed bin Salman, l’erede al trono, ha accusato la Repubblica Islamica d’aver fornito il vettore alla Resistenza yemenita e che ciò rappresentava un atto di guerra. Al contempo, il ministro per gli Affari del Golfo, Al-Sabhan, ha minacciato il Libano a causa delle “aggressioni” di Hezbollah.

Le violente accuse e minacce sono presentate dalla stampa saudita come prova dell’assertività del Regno nella regione, e della capacità di Mohammed bin Salman di tener testa alle supposte minacce iraniane; in realtà, dalla dinamica dei fatti emerge piuttosto l’insicurezza e la fragilità delle proprie istituzioni, e la paura che l’Arabia Saudita ha di essere travolta dagli sviluppi che stanno mutando radicalmente l’intero Medio Oriente, a cui reagisce alzando la voce.

In realtà Riyadh si trova in un momento di estrema delicatezza: all’interno è in corso la lotta per la successione al trono, con il principe ereditario impegnato a eliminare ogni futura opposizione, riscrivendo brutalmente le regole che da sempre regolano il regno. Mohammed bin Salman sta colpendo gli ulema wahabiti, i media, politiche e uomini che reggono economia e petrolio, i sistemi di sicurezza e militari, i legami tribali e la rete di sussidi per mantenere il consenso, perfino la stessa casa reale; un totale rovesciamento del tradizionale sistema di potere saudita per accentrarlo esclusivamente su di sé. Tutto questo mentre Riyadh si dibatte in una grave crisi economica.

È un azzardo a cui si somma il fatto che all’esterno Riyadh ha visto fallire tutti i suoi disegni per mantenere il potere sul Medio Oriente, e assiste impotente all’affermazione dell’Iran come potenza regionale; inoltre, ha scatenato una guerra nello Yemen che la sta dissanguando ed ha provocato la sempre più stretta saldatura fra l’Ansarullah e l’Asse della Resistenza.

Un disastroso quadro fallimentare a cui i sauditi tentano di porre rimedio contando sull’appoggio degli Stati Uniti e di Israele, in virtù dell’intesa (basata anche su interessi assai personali) fra Trump e Mohammed bin Salman e dell’intenzione di Washington e di Tel Aviv di fermare l’affermazione della Repubblica Islamica.

Il fatto è che le minacce di Riyadh non hanno dietro alcuna forza politica, né tanto meno militare (come ampiamente dimostrato in Yemen), capace di poterle sostenere, e vengono lanciate da un regno instabile e in crisi, mentre la guerra continua a bussare alle sue porte e la popolazione è sempre più scontenta.

di Salvo Ardizzone

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