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Risorgimento del popolo italiano o emancipazione del popolo ebraico?

Redazione on 2 ottobre 2017 - 02:08 in Focus, Primo Piano

La partecipazione degli ebrei alla causa del Risorgimento fu pressoché totale e vide coinvolte tutte le comunità sparse nella penisola. Altrettanto non si può dire del coinvolgimento di tutto il popolo italiano in quello che fu uno straordinario capolavoro geopolitico, l’unificazione d’Italia con le stelle lucenti di Mazzini, Cavour e Garibaldi.

All’alba dei rivolgimenti che avrebbero abbattuto le “monarchie assolutiste” dei diversi Stati pre-unitari italiani, gli ebrei erano presenti in tutta Italia, dove i maggiori centri dell’ebraismo erano: Livorno – la Sion d’Italia –, Roma, Trieste, Mantova, Ancona, Venezia, Torino, Ferrara, Firenze, Venezia e Verona. Erano ancora chiusi i ghetti e d’obbligo i segni di riconoscimento, la rotella gialla o il cappello giallo. Gli ebrei francesi erano stati equiparati ad altri cittadini il 27 settembre 1791 e gli ebrei del nostro Paese aspettavano di avere gli stessi diritti. 

Quindi tutte le Comunità sparse nella penisola si gettarono con fervore nella lotta per indipendenza nazionale, persino in quegli Stati, come il Lombardo-Veneto o la Toscana, ove Editti di Tolleranza avevano mitigato le ristrettezze per il popolo ebraico.

All’arrivo di Napoleone in Italia, gli ebrei del Piemonte si schierarono con entusiasmo dalla parte dei “liberatori”: a Fossano l’oratore ufficiale è Abramo Sinigaglia. Ad Acqui il giovane Abramo Azarià Ottolenghi, che diventerà rabbino della città, pubblica un proclama sull’albero della libertà. Nella Repubblica Cisalpina, a Bologna sull’albero della Libertà vengono messe come simbolo di giustizia le Tavole della Legge. A Venezia la gloriosa Repubblica si arrende subito, a far parte del nuovo Consiglio comunale entrano tre ebrei. Così via via in tutta Italia, tra ebrei ortodossi, marrani e cripto-ebrei.

Respirata la libertà con Napoleone, gli avvenimenti successivi delle guerre d’indipendenza furono direttamente influenzati, suscitati e diretti da elementi ebraici, come scrive Carlo Alberto Roncioni: “L’opera compiuta dagli ebrei in Piemonte per interessare i pubblici poteri alla causa della loro emancipazione fu messa in luce dall’ebreo Giuseppe Levi. Gli ebrei diffusero libri, giornali, pubblicazioni a loro favorevoli, premiarono gli autori che scrissero in difesa del giudaismo, parteciparono alle agitazioni patriottiche dando al Paese uomini e denaro. Un drappello di ebrei torinesi si unì ai volontari delle altre comunità ebraiche e formò la 7^ Compagnia Bersaglieri Ebrei”.

Nel periodo della formazione d’Italia emerse Daniele Manin, il dittatore della Repubblica Veneta, dal lato paterno di puro sangue ebraico. Suo padre era figlio di genitori ebrei veronesi convertiti: Samuele e Allegra Medina i quali avevano assunto il cognome Manin in onore al loro padrino al fonte battesimale. Del Governo provvisorio entrano a far parte altri ebrei, Leone Pincherle, ministro dell’Agricoltura e Commercio, e Isacco Pesaro Maurogònato, ministro delle Finanze; mentre i rabbini Samuele Olper e Abramo Lattes sono nominati membri dell’Assemblea.

Il 9 febbraio viene proclamata la Repubblica Romana con a capo Giuseppe Mazzini e difesa da Garibaldi. Nell’Assemblea Nazionale ci sono tre ebrei.Tra gli artefici del nostro Risorgimento, Mazzini è stato il più vicino all’anima ebraica. Così pensa Ercole Specos, il quale sostiene che il motto mazziniano “Dio e Popolo” era stato il motto dei profeti d’Israele. Mazzini a Londra ebbe ad un dato momento come factotum Luigi Wolff che passava per tedesco, ma che parlava alla perfezione l’inglese, il francese e l’italiano. Più tardi si scoprì che era un ebreo. Ebrei erano i Nathan amicissimi di Mazzini.

Il Conte di Cavour deve in parte la sua elezione a deputato, nel 1853, al rabbino maggiore Lelio Cantoni che allora godeva alta autorità negli ambienti politici della capitale. Fra i parecchi ebrei collaboratori di Cavour, il più in vista fu Isacco Artom, suo segretario particolare, divenuto più tardi segretario generale agli Esteri, posto che occupò per diversi anni. Artom fu il primo ebreo entrato in Senato. Operarono vicino a Cavour all’Interno molti ebrei: il giornalista Dina, il caricaturista Redenti, nato Nacnami, Giuseppe Finzi, ex mazziniano, D’Ancona, Avigdor e, fuori d’Italia, i banchieri Rothschild e Fould, coi quali ebbe rapporti frequentissimi.

E’ proprio a quest’epoca che risalgono le baronie e i titoli degli ebrei Franchetti, Todros, Corinaldi, Montel, Leonino, Levi, Lombroso, Castelnuovo, Vitta seguiti più tardi dagli Ottolenghi, De Veali, Sacerdoti, Weil, Weiss, Padoa, Da Zara ect. 

Nel 1861 viene costituito il Grande Oriente Italiano, che ebbe in Davide Levi il primo segretario e la Massoneria diventa la scala usata dagli ebrei per l’arrembaggio al nuovo Stato, con l’altro strumento che più facilitò agli ebrei la scalata al potere, i giornali retti o finanziati o sostenuti da ebrei, Primo Levi, Nathan, Arbib, Luigi Luzzatti. Da una statistica del 1922 risulta che di ebrei al Governo ce n’erano tanti.

Quanto al coinvolgimento del popolo italiano nel Risorgimento preferiamo abbandonare l’agiografia ufficiale presente nei libri di testo e insegnata nelle scuole, per fare alcune precisazioni. Il processo di unificazione per il popolo meridionale è stato guerra di conquista di un Sud ricco da parte di un Piemonte (allora Regno di Sardegna) fortemente indebitato e non interesse umanitario nella liberazione del Sud dai Borbone. Il Regno delle Due Sicilie era avanzato in vari settori e non arretrato, come riportato dalla vulgata dai testi scolastici. Il Brigantaggio assume il connotato di legittimo movimento di resistenza all’invasione piemontese intrapresa senza dichiarazione di guerra, e quindi illegittima, in opposizione a una visione meramente delinquenziale del fenomeno.

I seguenti avvenimenti sottolineano la falsità nei confronti di un’agiografia di alcuni personaggi che dovrebbe essere invece tramutata in verità storica: le stragi di Pontelandolfo e Casalduni avvenute il 14 Agosto 1861; l’istituzione dei lager sabaudi per meridionali nel 1863; la repressione del Brigantaggio e la Legge Pica del 1863; gli studi di antropologia criminale di Cesare Lombroso,  che da buon ebreo ortodosso con i suoi cercò di dimostrare che i meridionali sono “biologicamente inferiori”, altro che ragioni storiche, economiche e sociali, altro che terre da distribuire ai contadini.

di Cristina Amoroso

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