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La Resistenza smantella le ultime basi di Daesh

Salvo Ardizzone on 20 settembre 2017 - 05:05 in Asse della Resistenza, Primo Piano

La Resistenza sta smantellando le ultime roccaforti dell’Isis in Siria ed Iraq prima dell’attacco decisivo per liberare Deir Ezzor, l’ultimo bastione dei Daesh nel Siraq.

Giovedì scorso, il Primo Ministro iracheno al-Abadi ha annunciato la completa liberazione della città di Tal Afar e dell’intera provincia di Ninive dai terroristi; al-Mada, il sito ufficiale delle Hashd al-Shaabi, ha confermato la presa di al-Ayadyya, la cittadina situata a nordest di Tal Afar dove si erano rifugiati numerosi Daesh in fuga. L’offensiva della Resistenza ha avuto ragione dei terroristi prima dell’inizio della festività islamica dell’Aid al-Adha.

Tal Afar, posta a 150 km dal confine siriano e una sessantina da Mosul, era per l’Isis un vitale snodo di collegamento fra Siria ed Iraq; la città, investita il 20 agosto scorso, era uno degli ultimi centri urbani iracheni rimasti in mano ai terroristi, che la presidiavano in forze (si calcola che almeno 2mila Daesh, affluiti in buona parte da Mosul, si fossero concentrati al suo interno); la sua liberazione, oltre a costituire un passaggio essenziale per la distruzione dell’Isis, infligge ai terroristi perdite che oggi non sono in grado di sopportare.

Nel frattempo, in Siria l’Esercito e i suoi alleati stanno liberando migliaia di chilometri quadrati nelle province di Homs, Hama e Deir Ezzor; lo afferma lo stesso Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, vicino ai “ribelli”. Fonti russe sostengono che i daesh, incalzati dalla Resistenza, stanno tentando di convergere da Raqqa e dall’Iraq verso Deir Ezzor, sotto i continui attacchi aerei dell’Aviazione russa e di quella siriana. Martedì scorso, il Ministero della Difesa russo ha comunicato che l’Isis ha riconosciuto Deir Ezzor la sua ultima roccaforte in terra siriana.

Sempre l’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani ha affermato che gli Usa hanno condotto sinora almeno 10 operazioni eliportate per evacuare elementi Daesh; nella più recente, mercoledì scorso, tre elicotteri hanno prelevato personale dal distretto di Al-Sawh, alla periferia orientale di Deir Ezzor; secondo fonti informate, gli Usa stanno evacuando mercenari e soggetti di rilevante importanza prima che le forze della Resistenza chiudano la città in una morsa.

Nella Badiyah, nell’area del confine siriano con Giordania ed Iraq, due gruppi di “ribelli” organizzati e sostenuti da Usa e Giordania (Forze di Ahmad al-Abdo e Leoni dell’Est) sono stati abbandonati dai loro tutori, che li avevano usati per ritagliarsi un’area di influenza lungo i confini. Da tempo Washington aveva tentato di spostarli a nord, in appoggio alle milizie curde su cui intende concentrare il suo sostegno, abbandonando chi intende rimanere nella Badiyah all’avanzata della Resistenza, che sta convergendo sul valico di Al-Tanf. L’area è considerata strategica perché snodo di comunicazione fra Siria ed Iraq e per la presenza di considerevoli giacimenti di petrolio e gas non ancora sfruttati.

Nel profondo mutamento della situazione, la Giordania ha riaperto martedì scorso il valico di frontiera con l’Iraq di Tureibil, una delle principali arterie del Medio Oriente chiusa dal 2014, per compensare il permanere del blocco di quelli situati nell’area di Daraa, congelata dalla tregua russa e ancora in mano ai “ribelli”.

In tutto il Siraq la Resistenza è all’offensiva per liquidare le ultime posizioni di terroristi e “ribelli”, le battaglie finali per la totale liberazione dei due Paesi sono alle porte; si apriranno allora le partite per il loro futuro politico e per l’eliminazione delle influenze di chi tanto ha fatto per smembrarli (Usa e Golfo in testa) e delle loro pedine che restano sul campo (soprattutto i curdi, che dalla guerra e dall’appoggio di Washington hanno approfittato per espandersi a danno delle popolazioni arabe).

di Salvo Ardizzone

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