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La Resistenza verso i confini siro-iracheni

Salvo Ardizzone on 28 settembre 2017 - 05:08 in Asse della Resistenza, Primo Piano

Mentre Deir Ezzor è prossima alla completa liberazione, la Resistenza ha superato l’Eufrate ed è lanciata verso i confini siro-iracheni, per ricongiungersi alle Hashd al-Shaabi e all’Esercito di Baghdad.

Damasco ha isolato e disperso i “ribelli” sostenuti dagli Usa e asserragliati nei pressi del valico di al-Tanf, ed ora sta puntando verso al-Bukamal, a sudest di Deir Ezzor, dove si concentrano i maggiori giacimenti petroliferi siriani. Dall’altra parte del confine le forze della Resistenza sono avanzate lungo il corso dell’Eufrate, seguendo l’autostrada Sagra-Aana, in direzione di al-Qa’im, giungendo a colpire le postazioni dell’Isis ad al-Mayadin, in Siria.

Lo stretto coordinamento fra l’Esercito siriano e i suoi alleati e le forze irachene è entrato in una fase cruciale; essa punta alla completa liberazione delle aree a ridosso dei due confini, e con essa alla realizzazione di due obiettivi di prima grandezza: il primo è riappropriarsi delle riserve energetiche concentrate in quei territori, vitali soprattutto per la Siria, in particolare dei giacimenti di Al-Omar, a sudest di Deir Ezzor, e di quelli di Akkas, nell’Anbar iracheno, finora nelle mani dell’Isis.

Ma è il secondo obiettivo ad essere più importante: ristabilire il libero passaggio di uomini e cose fra Siria ed Iraq, e con esso la continuità territoriale dell’Asse della Resistenza, l’incubo dei suoi nemici e la principale causa di tanti anni di guerre.

Gli Usa, consapevoli che si è alle battute finali di un conflitto che li vede sconfitti, hanno tentato fino all’ultimo di opporsi spingendo le Fds verso Deir Ezzor; tuttavia, a parte le roboanti dichiarazioni al limite del ridicolo dei curdi (hanno ingiunto alla Resistenza di non varcare l’Eufrate pena gravissime ritorsioni), giunti ad una decina di chilometri dalla città è bastato un “errore” dell’Aviazione russa, che ha causato una mezza dozzina di feriti, a far loro capire che erano su una linea rossa invalicabile.

Quello fra la Resistenza e le Ypg (le milizie curde che costituiscono per la stragrande parte le Fds) è comunque un confronto rinviato; come è arcinoto, i curdi hanno sfruttato l’occasione della guerra (ed i massicci aiuti degli Usa a cui si sono offerti come pedine) per espandere il loro dominio su territori che curdi non sono mai stati, adottando tecniche di pulizia etnica sulle popolazioni arabe. È evidente che, liquidati Daesh e “ribelli”, la Resistenza vorrà ridimensionare le spropositate ambizioni del Pyd, la costola siriana del Pkk, che sinora s’è fatta forte della protezione di Washington.

Nel frattempo, nel resto della Siria le zone di de-escalation stanno conducendo al rapido disarmo dei “ribelli”, resta il bubbone di Idlib e la presenza dei qaedisti di al-Nusra, fuori dagli accordi di Astana insieme ai loro stretti alleati perché terroristi.

Hayat Tahir al-Sham (Hts), un cartello di milizie egemonizzato da al-Nusra, e gli uiguri del Partito Islamico del Turkestan (anch’essi vicini ad al-Qaeda) hanno lanciato un’offensiva nei pressi di Maan, a nordest di Hama, nel tentativo di insediarsi in aree vicine alla enclave di Idlib, in vasta parte dominata dai qaedisti. Malgrado le speranze di chi li appoggia ancora, l’offensiva è stata bloccata e sono in corso concentramenti di truppe per mettere l’area in sicurezza. Con tutta probabilità, eliminate le sacche dell’Isis nei territori orientali di Homs e nel sud, verrà al pettine il nodo di Idlib.

La regione è una delle quattro aree previste di de-escalation, della cui implementazione si sarebbe dovuta occupare la Turchia; il fatto è che a Idlib si sono concentrati i terroristi e “ribelli” espulsi da tutte le zone liberate della Siria, e come detto è in vasta parte controllata proprio dai qaedisti di Hts. Per questo Ankara è in grande imbarazzo e sta ancora prendendo tempo, ma un tempo che sta ormai scadendo.

Liberato l’Est, messi in sicurezza i confini e assicurati i giacimenti di petrolio e gas, la Resistenza si rivolgerà a Nord e alla Turchia non rimarrà che accodarsi all’Esercito di Damasco e ai suoi alleati per schiacciare i terroristi.

Le guerre nel Siraq stanno correndo ormai verso la stretta finale, disegnando gli scenari più temuti da chi le ha scatenate proprio per scongiurarli. Piaccia o no, è l’Asse della Resistenza che ha ormai vinto.

di Salvo Ardizzone

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