Reddito di cittadinanza al via dopo lo show

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Il reddito di cittadinanza è nato ufficialmente, ha visto la luce con uno show organizzato dal governo con tanto di musiche a sancire il lieto evento, che poi la canzone in questione parlasse di disastri e fallimenti sarà passato in secondo piano, ma se i lapsus ci hanno insegnato qualcosa è che non bisogna mai sottovalutarli e tenerli in seria considerazione.

reddito-di-cittadinanzaL’enfasi posta dai 5 stelle che su questa battaglia si stanno giocando il loro futuro in politica non deve meravigliare, porre l’attenzione su un evento fatto passare come rivoluzionario è il loro modo per vendere un qualcosa di già visto e basta andare indietro di qualche anno per rivedere la social card del governo Berlusconi.

Sono molti a non essere convinti dell’utilità del reddito di cittadinanza a partire dalle regioni che hanno già posto il problema dell’incostituzionalità sui navigator, precari che dovranno assumere altri precari in un paradosso tutto tricolore.

Ad essere penalizzati dal reddito di cittadinanza saranno proprio coloro che ne avrebbero più bisogno ossia i senza dimora e le famiglie numerose, ma in cosa consiste la misura del governo giallo-verde?
Il reddito di cittadinanza è un sostegno economico che prevede l’erogazione tramite l’Inps di un importo massimo di 780 euro che rappresenta la soglia di povertà stabilita dall’Istat per tutti i cittadini che hanno un basso reddito alla quale, in questo caso, spetta un’integrazione o coloro che non hanno reddito alla quale spetta l’intera misura. Per ottenere il reddito, il beneficiario e la famiglia devono rispettare delle regole molto stringenti che vanno dallo svolgere lavori socialmente utili per i comuni, a quello di ricercare attivamente un lavoro per almeno due ore al giorno.

Vi è l’obbligo di accettare le offerte di lavoro entro 100 km da casa nei primi sei mesi, 250 km entro il primo anno per arrivare alla terza ed ultima offerta che prevede la possibilità per un abitante di Caltanissetta di trasferirsi, pena la perdita del reddito, ad Aosta senza avere la certezza di un contratto a tempo indeterminato. A destare perplessità è anche la possibile incostituzionalità della riforma visto che vengono esclusi gli stranieri extracomunitari che risiedono in Italia da meno di 10 anni ed è un mix di difficile attuazione anche il sostegno al reddito, l’inclusione sociale, formazione ed attivazione dei lavoratori.

Quello che è venuto al mondo è un procedimento frettoloso, pensato più per incassare il sostegno alle prossime europee che per risolvere il cronico problema che attanaglia la penisola. In ogni caso, tutto partirà dal prossimo 6 Marzo ed i primi soldi verranno canalizzati ad Aprile. L’Istat stima che 752mila famiglie potenziali beneficiarie vivono a Sud. L’importo sarà di 5045 euro annui per 2,7 milioni di destinatari. Una stima dimezzata rispetto a quella del governo (4,9 milioni) a cui dovrebbero aggiungersi i percettori del reddito di inclusione (ReI). Nel corso dello show è stato lanciato il sito redditodicittadinanza.gov.it.

Come ogni provvedimento partorito male non poteva mancare il paradosso ed in questo caso è quello dei “navigator”, seimila precari che verranno assunti dall’Anpal con contratto co.co.co entro il mese di Maggio; praticamente sono precari che dovranno assumere con molta probabilità altri precari. Ma fosse questo non è l’unico problema visto che le piattaforme elaborate dal professore del Mississippi, Mimmo Parisi, prossimo presidente Anpal, sono ritenute poco compatibili con il sistema italiano. I «navigator» pongono problemi «costituzionali» perché rischiano di sovrapporsi agli operatori dei centri per l’impiego. Cristina Grieco, coordinatrice per le regioni, ha esortato “a non fare pasticci”. Senza correzioni all’ultimo miglio si moltiplicheranno imprevisti e ricorsi.

Altra questione la pone Confindustria, sostenendo che il reddito di cittadinanza non sarebbe altro che uno strumento passivo che non produrrà ricchezza. Gli industriali, insensibili per ora agli sgravi, preferiscono il ReI inglobato nella nuova misura. Dello stesso parere è Tito Boeri, forse alla sua ultima audizione da presidente dell’Inps, secondo il quale a causa della limitatezza delle risorse – al contrario di quanto sostenuto finora dal governo e dalla sua maggioranza – saranno penalizzate le famiglie più numerose, colpite da una maggiore povertà. Anche i senza fissa-dimora lo saranno, essendo incerta la loro residenza, come anche l’applicazione del criterio scelto per individuare i poveri assoluti: un reddito Isee inferiore ai 9.360 euro.

Altro paradosso creato dal reddito di cittadinanza è il fatto che si arriverebbe a percepire un salario superiore del 45% dei dipendenti privati del sud portando molti a scegliere di abbandonare il lavoro per percepire una somma maggiore, ma non è solo questo, vi è anche la questione del 50% delle famiglie che sarebbero senza redditi e, tra queste, si nasconderebbero «evasori e sommersi totali». È la prima quantificazione della platea su cui scatteranno i controlli. Il «workfare» ha un corollario: chi è in povertà vivrà nel sospetto e dovrà dimostrare di non essere un «fannullone». In caso di truffe, la pena prevista è fino a 6 anni di carcere ammesso e non concesso che i controlli vengano fatti davvero.

di Sebastiano Lo Monaco

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