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Reato di tortura: la Ue chiede all’Italia d’introdurlo

Salvo Ardizzone on 15 marzo 2017 - 04:23 in Cronaca, Primo Piano

Secondo l’Unione Europea, l’Italia deve introdurre il reato di tortura e trattamenti degradanti; Strasburgo ritiene insufficienti le misure che sono state prese dal Governo italiano sulla sentenza di condanna per il caso Cestaro, ferito durante l’irruzione nella scuola Diaz di Genova.

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Il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa fa riferimento alla sentenza della Corte di Strasburgo, emessa il 7 aprile 2015, che condanna l’Italia per i maltrattamenti subiti dal manifestante veneto Arnaldo Cestaro durante i fatti di Genova. Secondo la sentenza, Cestaro, all’epoca 61enne, fu aggredito dalla Polizia senza che avesse opposto alcuna resistenza, nel corso dell’irruzione nella scuola Diaz di Genova, durante il G8 del 2001, quando nella notte tra il 21 e il 22 luglio le forze dell’ordine fecero irruzione nell’edificio alla ricerca di presunti manifestanti violenti.

Per la corte di Strasburgo, gli autori devono essere sanzionati adeguatamente e non devono correre il rischio di rimanere impuniti, cosa che è puntualmente accaduta. Malgrado quanto si legge nel dispositivo di sentenza, il Comitato dei Ministri nota con preoccupazione che, malgrado le chiare indicazioni fornite dalla Corte, la legislazione italiana non si è ancora dotata di una legislazione che permetta di perseguire adeguatamente i responsabili di torture e altre forme di maltrattamento vietate dalla convenzione europea dei diritti umani, né tantomeno ha introdotto il reato di tortura nel proprio ordinamento.

Ancora una volta, deve essere l’Unione Europea a ricordare al Parlamento italiano che un progetto di legge, il Ddl 2168, dorme da tempo. Il Consiglio d’Europa chiede all’Italia di agire urgentemente, per legiferare sulla materia una volta per tutte in modo da sanzionare seriamente tutte le forme di trattamento proibite dall’articolo 3 della Convenzione sui Diritti Umani, tra le quali il più importante è quello che fa divieto del ricorso a strumenti di tortura e comportamenti inumani e degradanti. Il disegno di legge introdurrebbe il reato di tortura e lo renderebbe punibile con la reclusione da 4 a 10 anni.

Nel testo vengono definite delle pene diverse se il reato di tortura è commesso da un privato cittadino o da un pubblico ufficiale incaricato di pubblico servizio. In questo secondo caso sono previste delle aggravanti che, a seconda delle circostanze, possono comportare la reclusione da 5 a 12 anni. Inoltre, se dal fatto deriva la morte della vittima, sia pure come conseguenza non voluta, la pena prevista è la reclusione fino a trent’anni, mentre se è causata da atto volontario è previsto l’ergastolo. In ogni caso, è assolutamente vergognoso che in Italia non sia previsto il reato di tortura, che è un crimine contro l’umanità.

Se fosse stato già previsto dalla legge, in molti non avrebbero goduto delle promozioni date a mo’ di premio e diversi altri avrebbero avuto le carriere spezzate dalla galera.

A conclusione della reprimenda sulla mancata introduzione del reato di tortura, la Ue chiede che l’Italia fornisca le disposizioni che regolano la responsabilità delle Forze di Polizia, e soprattutto quelle che permettono l’identificazione degli agenti che partecipano ad azioni di ordine pubblico (codici identificativi sui caschi), insomma, qualcosa che renda le forze dell’ordine italiane simili a quelle delle altre nazioni europee.

di Sebastiano Lo Monaco

 

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