Rapporto Unicef: troppi i bambini poveri nei Paesi ricchi

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Un bambino su cinque nei paesi ricchi vive in una povertà relativa, secondo quanto riportato in un rapporto Unicef pubblicato giovedì scorso e che mette gli Stati Uniti e la Nuova Zelanda tra i peggiori del mondo per il benessere dei giovani. Quasi il 13 per cento dei bambini in quei Paesi non ha accesso a un cibo sufficiente, sicuro e nutriente, percentuale che sale al 20 per cento negli Stati Uniti e in Gran Bretagna.

Il documento riporta i dati più recenti comparabili a livello internazionale sulla privazione dei minori e sulla relativa povertà infantile. Considerati insieme, queste due diverse misure offrono la migliore immagine attualmente disponibile della povertà infantile nelle nazioni più ricche del mondo.

“I redditi più elevati non conducono automaticamente a risultati migliori per tutti i bambini, anzi potrebbero addirittura aumentare le disuguaglianze”, ha dichiarato Sarah Cook, direttore dell’ufficio di ricerca Unicef Innocenti che ha pubblicato lo studio. I governi di tutti i Paesi devono intervenire per assicurare che le lacune siano ridotte e che siano fatti dei progressi.

Il rapporto ha preso in considerazione diversi fattori quali l’istruzione, la salute mentale, l’abuso di alcol, le opportunità economiche e l’ambiente per classificare 41 Paesi ad alto reddito in relazione al benessere generale della gioventù.

La Germania e i Paesi nordici sono in cima alla classifica, mentre Romania, Bulgaria e Cile sono entrati negli ultimi posti, con la Nuova Zelanda e gli Stati Uniti rispettivamente al 34 e al 37 ° posto. Gli Stati Uniti hanno avuto punteggi relativamente bassi in termini di povertà, fame, salute, istruzione e disuguaglianza.

La Nuova Zelanda risulta particolarmente negativa in rapporto alla salute mentale adolescenziale, con il tasso di suicidi più elevato al mondo per le persone di età compresa tra i 15 e i 19 anni – quasi tre volte la media dei Paesi esaminati. In risposta alla relazione, la Società Psicologica della Nuova Zelanda ha dichiarato che non esistono scuse per tali statistiche in una nazione sviluppata e ricca.

Queste statistiche dipingono l’immagine di molti giovani che vivono in un Paese che dovrebbe essere in grado di fornire tutto, ha dichiarato il presidente della società Quentin Abraham. “Questa relazione richiede azioni da parte del governo e di tutti noi per sviluppare politiche che possano permettere ai bambini di condurre una vita piena e attiva”.

Il Gruppo di azione per la povertà infantile ha dichiarato che le cifre sono “deprimenti” ed hanno sottolineato che le sovvenzioni sanitarie per bambini in Nuova Zelanda si sono fermate ai 13 anni, all’inizio dell’adolescenza vulnerabile. “Il legame tra la salute mentale e la povertà infantile non può essere ignorato”, ha dichiarato la portavoce del gruppo Innes Ashes, professore di pediatria dell’Università di Auckland.

Il numero degli adolescenti che presentano problemi di salute mentale sta aumentando nella maggior parte dei Paesi inclusi nello studio, insieme al tasso di obesità tra i giovani.
Anche in Giappone e in Finlandia, tra i Paesi più prestanti dell’elenco, circa un quinto dei quindicenni non raggiungono gli standard educativi di base, secondo il rapporto che ha richiesto maggiore attenzione per i gruppi svantaggiati.

Quanto al nostro Paese, sul divario reddituale relativo, l’Italia è al 35esimo posto su 41 nazioni, sul divario nei risultati scolastici è al 22esimo posto su 37 Paesi, sulla disuguaglianza relativa nell’ambito della salute è al 28esimo posto su 35, sulla disuguaglianza relativa in termini di soddisfazione nei confronti della vita è al 22esimo posto su 35. La posizione media dell’Italia per tutte le dimensioni relative alla disuguaglianza è 32esima su 35, ha dichiarato il presidente dell’Unicef Italia, Giacomo Guerrera.

Il benessere dei bambini in una società non è solo un risultato inevitabile di circostanze individuali o del livello di sviluppo economico, ma è determinato da decisioni politiche precise. I Governi diano priorità al miglioramento del benessere di tutti i bambini affinché possano sviluppare il proprio pieno potenziale.    

di Cristina Amoroso

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