Putin e Xi Jinping s’incontrano a Mosca

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Putin e Xi Jinping si sono incontrati a Mosca per la 13^ volta; il vertice è avvento mentre gli Usa stanno aumentando la propria pressione sulla Cina sia per la crisi nord coreana che per le mire di Pechino sul Mar Cinese Meridionale.

Alcuni giorni fa l’Amministrazione Usa ha colpito con sanzioni alcuni soggetti cinesi, fra cui una banca accusata di aiutare la Corea del Nord ad aggirare le sanzioni già vigenti; subito dopo, il cacciatorpediniere Stethem dell’Us Navy è passato a meno di 12 miglia dall’isolotto Triton, nell’arcipelago delle Paracelso rivendicato dalla Cina; infine, Washington ha sbloccato una vendita di armi a Taiwan per 1,4 Mld di dollari.

Come detto, le mosse Usa vogliono mettere sotto pressione Pechino da un canto per spingerla a collaborare contro Pyongyang, dall’altro per contenere le sue mire espansionistiche nell’Asia-Pacifico. L’incontro fra Putin e Xi Jinping serve a entrambi per aumentare il reciproco peso nella partita geopolitica globale che hanno in corso con gli Usa.

Una più intensa collaborazione fra le due maggiori potenze dell’Eurasia è esattamente ciò che Washington teme più d’ogni altra cosa, perché il proprio principale obiettivo strategico è esattamente evitare una loro convergenza, che avvicinerebbe i maggiori soggetti dei due Continenti. Paradossalmente, è proprio la cieca politica egemonica di Washington che sta spingendo Mosca e Pechino, due potenze con obiettivi strategici contrastanti, a cercare il dialogo.

I dossier sul tavolo fra Putin e Xi Jinping sono molteplici, primo fra tutti quello relativo alla crisi nord coreana; per la Cina, mantenere in piedi il regime nordcoreano è indispensabile per evitare di trovarsi le truppe americane ai suoi confini, ma è sempre più difficile. Pechino vuole avere la sponda di Mosca per trovare una soluzione che risolva la crisi e riporti stabilità nell’Asia-Pacifico in un momento in cui la sua dirigenza (leggi Xi Jinping) è impegnata in una difficile partita interna.

Come ovvio sviluppo di un avvicinamento, e del comune interesse a far fronte a Washington, c’è la crescente cooperazione militare fra i due Paesi e quella economica che vede la possibile integrazione fra Le Nuove Vie della Seta, ovvero la Bri cavalcata da Pechino, e l’Unione Eurasiatica propugnata da Mosca, con ingenti investimenti infrastrutturali cinesi nella Russia asiatica.

È dai tempi della crisi ucraina che i legami fra Cina e Russia si vanno stringendo, con importanti accordi energetici, economici e militari, ma è da notare che da allora la posizione di Mosca si è notevolmente rafforzata grazie alle abili mosse del Cremlino, che gli hanno conferito un crescente peso politico e contrattuale.

Ciò detto, occorre ripetere che Putin e Xi Jinping hanno interessi strategici divergenti che impediscono una vera alleanza. È l’Asia Centrale il loro vero terreno di confronto: Pechino vuole espandersi nei Paesi dell’ex Urss per assicurarsi le risorse energetiche di quelle aree e farne trampolino verso Occidente; Mosca considera quegli Stati il proprio naturale estero vicino su cui intende riaffermare la propria influenza dopo il buio periodo del collasso dell’Unione Sovietica, per questo non intende né può lasciare campo libero alle mire espansionistiche cinesi.

Come già accennato tuttavia, al di là delle reciproche diffidenze, per Putin e Xi Jinping è al momento assai più forte l’interesse a far fonte comune contro le aggressive pretese egemoniche di Washington.

di Salvo Ardizzone

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