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Puigdemont incriminato vola in Belgio

Salvo Ardizzone on 31 ottobre 2017 - 05:15 in Europa, Primo Piano

Il presidente catalano Puigdemont e i vertici del Governo indipendentista sono stati incriminati dal Procuratore Generale spagnolo per ribellione, sedizione e malversazione, con essi anche l’ex presidente della camera Carme Forcadell; qualora non si presenteranno dinanzi ai giudici, diverranno passibili d’arresto rischiando da 15 a 30 anni di carcere.

Puigdemont e cinque dei suoi ministri sono volati a Bruxelles, forse per incontrare esponenti nazionalisti fiamminghi; la notizia è stata confermata subito dopo l’annuncio dell’incriminazione. Appena domenica scorsa il ministro belga della Migrazione, Theo Francken, aveva offerto asilo politico nel suo Paese.

L’esecutivo di Barcellona è formalmente destituito e per il momento non si sono registrati atti eclatanti; adesso, dopo che il premier spagnolo Rajoy ha sciolto il Parlamento catalano e indetto le elezioni per il 21 dicembre, la Catalogna è governata dalla sua vice, Soraya Saenz de Santamaria, che fra i suoi primi atti ha destituito Josep Trapero, il capo dei Mossos, la polizia regionale catalana. Dopo un acceso dibattito, il partito di Puigdemont ha reso noto che parteciperà alle elezioni del 21 dicembre per non lasciar campo libero agli unionisti.

Al momento, l’incarcerazione per i vertici indipendentisti è soltanto ventilata; portarli in carcere li trasformerebbe in martiri, e acuirebbe una crisi che Madrid ha tutto l’interesse di depotenziare. Rajoy deve controllare la Generalitat senza mostrare un’occupazione che fornirebbe argomenti agli indipendentisti; inoltre, dall’esito di questo processo, attivato per la prima volta in 40 anni, dipende l’atteggiamento di altre regioni, Paesi Baschi e Galizia sulle altre; una gestione errata della crisi porterebbe al completo sfascio della Spagna, certamente di quella centralista.

Nel frattempo, i movimenti indipendentisti punteranno a sensazionalizzare la vicenda per tenere alta la mobilitazione popolare; per loro c’è in ballo la sopravvivenza politica. Qualora una loro provocazione inducesse Madrid a ripetere la bestiale repressione scatenata il giorno del referendum, avrebbero l’occasione per mettere nell’angolo Rajoy e il suo Governo, con esiti impensabili per tutta la Spagna.

Prima di volare in Belgio, nella sua dichiarazione Puigdemont ha parlato di “resistenza democratica e pacifica”, due cose che non necessariamente coincidono; le domande sono ora come il fronte separatista affronterà le elezioni a dicembre, e come Madrid, ovvero Saenz de Santamaria, notoriamente responsabile della durissima repressione del 1° ottobre, saprà gestire una fase delicatissima.

Nel frattempo, sotto la spinta di Governo centrale, Bruxelles e Poteri Forti, tutti allineati con Rajoy, le aziende continuano ad abbandonare la Catalogna, per dimostrare l’insostenibilità del sogno indipendentista, assolutamente incuranti del danno che così arrecano al Paese.

di Salvo Ardizzone

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