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Presunta ammissione choc di un’azienda farmaceutica: diffondiamo malattie per fare soldi

Redazione on 17 settembre 2013 - 08:12 in America, Primo Piano

di Federico Cenci

Una grande azienda farmaceutica avrebbe sistematicamente inoculato il cancro per mezzo dei vaccini. La notizia, basata sul passaggio di una presunta intervista censurata, rimbalza da giorni sulla Rete dividendo gli utenti tra quanti credono alla sua veridicità e quanti invece mantengono una posizione di prudente scetticismo. Questi ultimi giustificano la loro diffidenza facendo rilevare che non esiste alcun video, né altre fonti attendibili, da cui poter verificare che la notizia sia autentica.

Secondo quanto si apprende, la sconvolgente intervista, condotta dallo studioso di storia medica Edward Shorter nella metà degli anni Ottanta, sarebbe stata rivolta a un alto funzionario di una delle più antiche aziende farmaceutiche del mondo, la multinazionale d’origine tedesca Merck. Nel corso dell’intervista, registrata per la televisione pubblica di Boston WGBH e la Blackell Science, il manager farmaceutico avrebbe rivelato che la sua azienda sarebbe la causa della diffusione del cancro e di altre gravi malattie in tutto il mondo. In che modo? Avendo iniettato il virus SV40, che provoca il 10% di tutte le infezioni delle alte vie respiratorie in bambini e adulti e che è capace di provocare il cancro, attraverso i vaccini contro la poliomelite. È così che si spiegherebbe l’aumento dei casi di tumore negli ultimi 50 anni.

Non si conoscono, tuttavia, ulteriori dettagli legati a queste presunte rivelazioni choc. Non si sa perché siano state diffuse soltanto oggi, a quasi trent’anni dalla data dell’intervista. Non si conosce, inoltre, il motivo per cui l’alto funzionario avrebbe deciso di vuotare il sacco (per senso di colpa?) né la ragione che avrebbe spinto la Merck a diffondere il virus che origina il cancro per mezzo dei vaccini (per poi vendere le cure anti-tumore e trarne profitto?). La sensazione è che i dubbi e le ipotesi siano destinati a rimanere tali, dato che dal libro che avrebbe dovuto raccogliere l’intervista per intero (“The Healt Century”, scritto dallo stesso Edward Shorter), sarebbe stata tagliata la parte relativa alle clamorose ammissioni.

Esiste però un documentario che potrebbe dirimere la coltre di fumo che avvolge la recente notizia e affrancarla dall’infimo campo del complottismo virtuale. Si tratta di In Lies we trust: the CIA, Hollywood and Bioterrorism, disponibile su Youtube, il quale contiene un’intervista al dottor Maurice Hilleman, massimo esperto di vaccini al mondo deceduto nel 2005. Il luminare della medicina spiega i motivi per cui si sono diffuse malattie tra le quali l’Aids e la leucemia. Secondo lui, per consentire che le colture di cellule animali o fetali con cui si preparano i vaccini accrescano il loro rendimento, vengono nutrite con siero di vacca. Il liquido che viene a crearsi a seguito di tale processo viene iniettato nel vaccino ma comporta delicate controindicazioni per via del suo potenziale cancerogeno. A detta dello stesso Hilleman, questa sarebbe la causa dell’esponenziale aumento di determinate malattie nel corso degli ultimi decenni.

L’ammissione dell’illustre medico americano scosse l’opinione pubblica mondiale, ignara fino a quel momento dei rischi per la salute che un vaccino potrebbe comportare. È anche per mezzo delle sue parole che si diffuse una certa sfiducia nei confronti delle aziende farmaceutiche. Nel 2009 l’uscita del libro “Confessioni un ex spacciatore di farmaci su prescrizione medica”, scritto da Gwen Olsen, una ex rappresentante di prodotti farmaceutici, contribuì a rinfocolare questo clima tutt’altro che favorevole ai magnati del campo farmaceutico. La Olsen, che è stata una venditrice di successo per oltre 15 anni, rivelò che i farmaci non servono a curare, bensì ad inchiodare le persone a rimanere clienti dell’industria farmaceutica. «Non voglio che le persone pensino che io sia una teorica della cospirazione – ebbe a dire Gwen Olsen in un’intervista -, perché in realtà, non c’è nessuna teoria dietro quello che sto dicendo, è tutto dimostrabile». Nel 2007, l’ex “spacciatrice” venne insignita di un premio per i diritti umani. Testimonianza del fatto che le rivelazioni, laddove suffragate da elementi concreti, vengono riconosciute come attendibili e, talvolta, persino gratificate.

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